
Un gioco sporco
Siamo alle solite. Berlusconi promette svolte storiche per l’economia e nello stesso tempo dirotta i lavori del Parlamento verso leggi che servono solo a difenderlo dai tribunali. Dopo tutto l’ha detto anche lui, ‘gli italiani sono ricchi’, quindi può anche aspettare che i suoi processi finiscano tutti in prescrizione prima di occuparsi seriamente del Paese. Peccato che le favole del premier non corrispondano alla realtà. Di soldi nelle tasche degli italiani non ce ne sono poi tanti, mentre di mutui, di figli da far studiare e vite da portare avanti ce ne sono eccome. E le famiglie da qualche parte devono pur cercarli questi soldi. Capita così di tentare con un gratta e vinci oggi, una lotteria domani e con slot machines e scommesse per il resto della vita. Ed è proprio di questo che voglio parlare oggi: il gioco d’azzardo, germe di fenomeni criminali come usura, estorsione e riciclaggio che sottraggono risorse all’erario.
Si tratta di un settore che produce un fatturato di circa 100 miliardi l’anno e i cui maggiori profitti vengono assorbiti dalla criminalità organizzata. Un fenomeno nato come passatempo piacevole, che invece ha prodotto forme di dipendenza patologiche, si è trasformato in una grande fregatura per i cittadini onesti e per un grosso affare per la malavita.
Il 17 novembre scorso la Commissione antimafia ha approvato una relazione sui profili del riciclaggio connessi al gioco lecito e illecito. Nel documento si manifestava una forte preoccupazione per un settore che ha registrato una crescente presenza della criminalità organizzata, e si chiedeva una modifica dell’articolo 88 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, in modo da definire requisiti più rigorosi per le concessioni delle licenze. Quella relazione era stata accompagnata da una lettera firmata dal presidente dell’Antimafia, Giuseppe Pisanu, e diretta ai presidenti di Camera e Senato. Pisanu chiedeva a Fini e Schifani di portare l’argomento all’attenzione delle rispettive aule. Ad oggi questa richiesta di intervento non è stata ascoltata, per questo motivo l’Italia dei Valori torna ad affrontare il problema, anche alla luce dell’allarme lanciato nei giorni scorsi dall’Autorità autonoma dei monopoli di Stato che ha parlato di 'aggressività' della rete irregolare.
Per sollecitare un intervento delle Camere, sulla scia della relazione della Commissione antimafia l’IdV ha presentato una proposta di legge che stabilisce dei parametri chiari e trasparenti per fare luce sulle zone oscure di questo settore. Quello che deve cambiare innanzitutto è la disciplina delle concessioni e delle licenze in materia di giochi e scommesse. Per scoraggiare e prevenire pericoli di riciclaggio abbiamo pensato di introdurre, per le società estere, accurati controlli dei bilanci e delle rendicontazioni contabili. La nostra proposta chiede infine di armonizzare la norma del nostro ordinamento ai principi comunitari e alle sentenze della Corte di giustizia europea.
Noi dell’Italia dei Valori scendiamo in campo per combattere anche questa battaglia contro la cecità di un esecutivo che dimostra ogni giorno di preferire le necessità del singolo (il suo capo), piuttosto che quelle della collettività. Speriamo che questa proposta non cada nel vuoto.








