Giustizia militare, Molinari: efficienza e economicità ispirano mio ddl

“Il militare indagato sarà sottoposto ad un solo procedimento, anziché due innanzi a due diverse Autorità giudiziarie (la militare e l’ordinaria) nell’ottica di conferire efficienza ed economicità al sistema, evitando un’inutile dispendiosa duplicità di procedimenti”. È quanto dichiara senatore Idv Francesco Molinari che ha presentato un disegno di legge in tema di reati militari e modifiche al codice penale militare di pace. In particolare le disposizioni del Ddl prevedono: la riformulazione della fattispecie del peculato militare (modifica della pena e assorbimento del reato di malversazione a danno di militari); l’aggiornamento del codice penale militare di pace con il reato di peculato d’uso, oggi previsto solo dal codice penale;la modifica del delitto punito; l’attribuzione a reati militari contro l’amministrazione militare delle norme in materia di confisca e riparazione pecuniaria, all’autorità giudiziaria militare delle condotte di falso strumentali alla realizzazione di un peculato militare o di una truffa a danno della amministrazione militare e a reato militare della fattispecie di omicidio; la previsione come reati militari delle fattispecie di violenza privata e di violenza sessuale, per contrastare fenomeni di prevaricazione tra militari (incluso il “nonnismo”), spesso commessi a danno di donne militari; la limitazione della giurisdizione militare per tutti i reati contro la persona; l’abrogazione di alcune fattispecie non più attuali e ritenute tacitamente abrogate (danneggiamento colposo di cose mobili dell’amministrazione militare, attività sediziosa, domanda o reclamo collettivo, duello, peculato del portalettere); infine, l’assorbimento della fattispecie di malversazione a danno di militari nel reato di peculato militare. “Si tratta – spiega Molinari – di un intervento legislativo che riguarda poche e mirate misure volte ad armonizzare i reati militari con le disposizioni riformatrici dei reati comuni omologhi, introdotte dalle leggi 86/1990, 300/2000, 69/2015. Pochi articoli, volti a snellire la macchina della giustizia in attesa di una più completa riforma che potrebbe richiedere anche una revisione costituzionale”.