
IdV tra crisi e progetti di rinascita
Ha senso schierarsi quando non sono chiare le opzioni in campo?
Che senso ha dividersi sulla forma del congresso o sulla modalità di partecipazione, se non vengono proposte con chiarezza le diverse direzioni di marcia sulle quali si dovrebbe incamminare l'IDV.
Tutti sembrano parlare di ritorno ai valori originari e fondativi dell'esperienza dell'IDV, ma in realtà sembrano soltanto alludere alle vere domande che la sconfitta di Rivoluzione Civile, la crisi politica e istituzionale e le novità clamorose e drammatiche della situazione politica pongono.
Le due opzioni che sembrano confrontarsi consistono nel dare vita a una nuova esperienza e formazione politica o riprendere, depurata da eventuali deviazioni, la strada interrotta dell'IDV.
Però, non sono chiari i contenuti di queste due opzioni.
Molti di noi sembrano partire dalla opinione che l'esperienza degli ultimi tre anni della storia politica dell'IDV abbiano significato una distorsione della identità e della storia di questo partito, che sarebbe stato reso così irriconoscibile al suo elettorato. Insomma, l'IDV si sarebbe troppo spostata a sinistra, perdendo la sua naturale collocazione di costola liberal democratica e moderata del centrosinistra.
Tale deriva si sarebbe accentuata nell'ultimo anno, in cui l'IDV ha scelto, isolata, la strada dell'opposizione al governo Monti.
La scelta di confluire in Rivoluzione Civile costituirebbe dunque l'ultimo definitivo errore di una catena di scelte che, snaturandone l'identità, avrebbero condotto l'IDV alla sconfitta e alla scomparsa dal Parlamento.
Di conseguenza, la possibilità di ripresa passerebbe attraverso il ritorno all'IDV delle origini: un movimento nato dall'esperienza di Mani Pulite, fondato per dare risposta politica alle esigenze della legalità, ma di natura socialmente moderata. L'obiettivo sarebbe dunque di tornare nel centrosinistra in un ruolo di sostegno alle politiche del PD.
Se questo dovesse essere il contenuto della nuova IDV, io non sarei d'accordo.
IDV. TRA CRISI E PROGETTI DI RINASCITA
Questa scelta non tiene conto di due elementi di valutazione fondamentali.
Il primo sta nel fatto che in Italia la scelta della legalità, della lotta contro i conflitti di interesse, del funzionamento trasparente dello Stato e della pubblica amministrazione non ha mai costituito una collocazione moderata. La presenza di Berlusconi ha reso la legalità contenuto radicalmente alternativo, che ha portato con sé l'opposizione intransigente al centrodestra e alle sue politiche liberiste.
Proprio tale collocazione ha condotto l'IDV a schierarsi contro il governo Monti che rappresentava la continuità con le politiche di Berlusconi e evidenziava la perdurante ambiguità del PD.
L'episodio più significativo di questa situazione è stato lo scontro con il PD sulla questione della trattativa stato-mafia e il ruolo di Giorgio Napolitano. La questione della legalità assumeva la caratteristica di un contenuto determinante delle politiche del centrosinistra, diventando l'elemento che avrebbe contribuito in modo decisivo, assieme al giudizio sul governo Monti, alla esclusione dell'alleanza elettorale e politica con il PD.
Il secondo elemento di valutazione consiste nel fatto che la scelta della legalità, come terreno fondamentale di costruzione della identità di un movimento politico, non può non portare con sé una altrettanto forte radicalità nel modo di fare politica e nei comportamenti dei singoli militanti ed eletti.
E' vero che all'IDV non sono stati consentiti errori su questo terreno. Ma è anche vero che il partito non ha considerato questo un tema decisivo nella sua esistenza. Si sono tollerati comportamenti politici, modi di essere, modalità di utilizzo del denaro pubblico non compatibili con l'identità e con la politica dell'IDV.
Si è accettato chiunque potesse dimostrare di essere in grado di portare voti, non importa come raccolti, considerando il successo elettorale personale l'unico elemento di radicamento del partito.
E' su questo terreno che l'IDV ha perso credibilità e, drammaticamente, consensi.
Finché ha avuto posizioni e proposte alternative l'IDV ha accresciuto i suoi consensi e il suo peso politico e ha anche cominciato a radicarsi e contare, anche grazie alla battaglia referendaria, al lavoro parlamentare e anche al lavoro dei dipartimenti. Quando ha perso credibilità sul fronte della legalità e del modo di fare politica tutto il suo cosiddetto radicamento territoriale che si è quasi completamente dissolto.
La perdita di credibilità dell'IDV ha anche impedito di intercettare la protesta e la domanda di cambiamento delle ricette liberiste e recessive di contrasto alla crisi, di cui pure l'IDV aveva compreso l'esistenza e la crescita e che sono confluite o nel consenso a Beppe Grillo o in una rinnovata fiducia nel PD che con Bersani sembrava far intendere di voler cambiare.
Oggi, solo a qualche settimana dalle elezioni, quei consensi sembrano entrare in discussione, sia per l'incapacità o la non volontà di Grillo di far pesare il consenso conquistato, sia per l'incapacità del PD di prendere atto della necessità di cambiare non solo le politiche, ma anche la classe politica del centrosinistra e che anche il PD viene considerato responsabile delle drammatiche difficoltà del paese.
E' possibile dunque che si aprano nel centrosinistra e all'interno del mondo che ha votato per Grillo dinamiche che portino a scomporre quegli elettorati, facendo emergere un voto per il cambiamento delle politiche economiche e della legalità e che oggi sono confluite, per mancanza di alternative, nella protesta grillina o nell'illusione alimentata dalla cosiddetta sinistra del PD.
In questa situazione può aprirsi una nuova prospettiva per quanti, come l'IDV, hanno cercato in questi anni di aprire gli occhi al PD sui pericoli della continuità con il montismo e agli elettori del M5S sui rischi di sterilità di una posizione che rifiuta ogni idea di collegamento e di rapporto con altre forze.
In questo quadro, quello che appare necessario non è l'affermazione, che rischia di diventare retorica, del ritorno a un passato glorioso, ma una forte e visibile discontinuità con il passato e con la sua gestione verticistica e poco trasparente. il problema non è costituire l'ennesimo partitino, non importa se liberale o di sinistra, ma avviare, come si è fatto con i referendum, con le battaglie sulla scuola, sul lavoro o sull'ambiente, una battaglia di movimento per partecipare all'inevitabile cambiamento del centrosinistra e offra una alternativa all'elettorato grillino e raccolga anche quel 2% che si è riconosciuto in Rivoluzione Civile.
Per fare questo occorre però una rottura visibile con il vecchio modo di organizzarsi, di selezionare le classi dirigenti, di funzionare e di decidere dell'IDV e occorre un momento in cui i progetti e le prospettive politiche che oggi convivono nell'IDV possano uscire allo scoperto, confrontarsi democraticamente e pubblicamente e anche contarsi.
Questo va fatto subito, se ancora l'IDV vuole stare nella partita che si aprirà.
Purtroppo, i limiti della vita interna dell'IDV rendono di fatto non credibile un congresso e minano la fiducia nella correttezza del tesseramento e della community.
Per questo le primarie aperte potrebbero rappresentare una novità sufficiente, anche se difficilissima e quasi disperata.
Ma anche le primarie richiedono una o più proposte politiche da offrire ai nostri potenziali nuovi aderenti. Senza questo passaggio tutto rischia di essere inutile o, peggio, ridursi a una resa dei conti in un ceto politico sconfitto e senza prospettiva.

Giulia Rodano