Parliamone allora, ammesso che si voglia davvero ripulire il rapporto tra pubblica amministrazione e mondo delle imprese. E, giusto per non fare di tutta l'erba un fascio, ricordiamo che in parlamento c'è un partito che agli imprenditori generosi e ammiccanti risponde: no, grazie. È l'Italia dei Valori, convinta che in politica sia il caso di non contrarre troppi debiti di riconoscenza, a costo di passare per gente che c'ha un gran brutto carattere.
Nell'attesa (probabilmente vana) che anche gli altri partiti diano un taglio alle tangenti legalizzate, lo sguardo si posa sull'altra sponda di 'sto fiume di soldi. Là dove operano, e stantuffano indignazione a comando, quei grandi illuminati di Confindustria, moralizzatori nel weekend e gente di mondo dal lunedì al venerdì. Vogliono dare una bella lezione ai politicanti? Bene. S'inventino un codice di autoregolamentazione che provi a limitare le regalìe ai partiti, magari evitando pure che lo stesso imprenditore unga ecumenicamente da destra al centro a sinistra. Se poi, già che ci sono, disponessero l'immediata esclusione dalla loro famiglia di tutte aziende coinvolte in casi di corruzione, gli faremmo pure un bell'applauso.
Tangenti travestite: quei soldi regalati dalle imprese ai partiti




