Giovedi, 17 Maggio 2012

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Felice Belisario

L’Italia dei Valori con i lavoratori, contro l’amianto

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Felice Belisario
In Italia ancora si muore di amianto. Chiunque ha una responsabilità politica non può fare finta di nulla, non può girarsi dall’altra parte di fronte a quella che è una vera e propria strage silenziosa. L’Italia dei Valori si è sempre battuta contro il killer, causa di mesotelioma pleurico, ovvero di tumore ai polmoni.
Non accettiamo l’idea che si muoia nei posti di lavoro, nelle scuole o nella case, perché non si rispettano le norme di tutela dell’ambiente e della salute, con l’aggravante della consapevolezza.

Esiste una legge dal 1992 che ha messo al bando l’amianto e deve essere rispettata. Così come si devono accelerare le bonifiche dei siti inquinati e lo smaltimento dei materiali contaminati. Ma il nostro Paese arranca e ogni anno ancora si registrano tra i 2.000 e i 4.000 morti per l’esposizione all’amianto. Lo stesso Paese che, per colpa di una malapolitica disattenta e menefreghista, non riconosce ancora i reati ambientali e il rispetto del principio “chi inquina paga”.

Siamo venuti a conoscenza di una situazione allarmante che riguarda la presenza di amianto nell’aeroporto di Fiumicino e, in particolare, lo smantellamento di alcuni aerei MD80. Si tratta di aeroplani usati addirittura anche da Alitalia!

Abbiamo presentato due esposti affinché la magistratura accerti eventuali responsabilità. Ma anche il governo ha il dovere politico e morale di chiarire una volta per tutte se c’è o meno un allarme amianto. Ci siamo mossi, come abbiamo spiegato oggi in conferenza stampa al Senato con la collega Patrizia Bugnano, componente della commissione Infortuni sul Lavoro, e con il responsabile Lavoro dell’IdV, sulla base delle denunce di sindacati e lavoratori dell’aeroporto di Fiumicino, nonché su importanti prove documentali e fotografiche in nostro possesso. Su questa vicenda andremo fino in fondo e non ci fermeremo fino a quando non avremo una risposta definitiva e convincente.

Il passo falso (in bilancio) di governo, Udc e Fli

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Felice Belisario

Poi dice che uno non si fida. Basta considerare quello che e’ successo ieri alla Camera per trovare un’altra conferma che il governo e la stravagante maggioranza che lo sostiene non sono credibili ne’ affidabili. Si parla tanto di lotta alla corruzione e di legalita’, ma quando si tratta poi di passare dalle parole ai fatti – ossia alle leggi – guarda caso ci scappa sempre lo scivolone a sorpresa. Come sul falso in bilancio, un reato che e’ sinonimo di malaffare, di mazzette, di fondi neri.

Ieri mattina in commissione Giustizia si votava una proposta dell’Italia dei Valori per ripristinare il reato di falso in bilancio che Berlusconi ordinò di depenalizzare nel 2005 per risolvere con un colpo di spugna un po’ dei suoi tanti problemi con la giustizia. C’era, quindi, la possibilità di rimediare finalmente a una delle tante porcherie volute dal Cavaliere e invece ecco il trabocchetto: il Pdl presenta un emedamento di fatto soppressivo della nostra proposta, il governo esprime parere favorevole, la Lega si astiene, Udc e Fli lo votano e così niente ripristino del falso in bilancio. Un bel lavoro di squadra, non c’è che dire!

Ha detto il sottosegretario Mazzamuto che si è limitato “a dare i pareri formulati dall’ufficio legislativo” di via Arenula. Ma allora la professoressa Severino è un ministro tecnico sotto tutela degli uomini e delle donne scelti da Alfano?

Insomma, è chiaro dal Pdl non ci si poteva aspettare altro, ma Udc, Fli e, soprattutto, il governo a che gioco giocano? Ci sono o ci fanno? Perché non basta dire poi ‘scusate, abbiamo sbagliato’, per fugare il legittimo sospetto che non si sia trattato di un semplice errore quanto piuttosto di un disegno preciso per lasciare tutto com’è. Adesso il ministro Severino deve metterci la faccia dicendo con chiarezza se vuole ripristinare o no il falso in bilancio. Adesso Udc e Fli devono rimediare in Aula, perché l’Italia dei Valori presenterà un emendamento per tornare alla proposta bocciata in commissione: vogliono ripristinare il reato di falso in bilancio? Se sì, votino il nostro emendamento. Altrimenti saranno collusi con i fenomeni corruttivi presenti sul territorio nazionale.

Vedremo, intanto resta il dato politico di una maggioranza ambigua, contraddittoria, sempre più senza senso, e di un governo che proprio non riesce ad uscire dall’ombra lunga di Berlusconi. E così, ormai lo sanno anche le pietre, l’Italia non va da nessuna parte.

200 mila 'No' al finanziamento pubblico

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Felice Belisario
Avete letto tutti, immagino, gli ultimi dati dell’Istat che fotografano un’Italia in piena recessione, lo spread sta tornando ai livelli dell’era Berlusconi, la borsa soltanto ieri ha perso quasi il 3 per cento.  In una situazione così critica i tagli ai costi della casta non risolleveranno la nostra economia se non in parte minima, ma hanno una funzione importantissima, quella di far sapere ai cittadini che una parte della classe dirigente di questo paese ha capito il problema e cerca di affrontarlo nel migliore dei modi, facendo fatti e non chiacchiere, senza rintanarsi nel Palazzo.

Come sapete l’Italia dei Valori non ha la maggioranza in Parlamento e non sostiene il governo Monti. Siamo opposizione e, in quanto tale, abbiamo pochi strumenti per farci sentire visto che anche i media, quando possono, ci ignorano. Per questo dobbiamo ricorrere agli strumenti previsti dal nostro ordinamento e far contare il peso dei cittadini. Abbiamo raccolto le firme per un disegno di legge di iniziativa popolare per chiedere la cancellazione del rimborso elettorale ai partiti e le abbiamo presentate ieri mattina alla Camera dei deputati. Dobbiamo cominciare da noi stessi. E infatti consegneremo la nostra ultima tranche del rimborso delle elezioni del 2008, circa 4 milioni, al ministro Fornero che potrà spenderli per iniziative sociali come il sostegno al reddito o agli esodati.

Come ha detto Antonio Di Pietro al momento della presentazione delle firme a Montecitorio, siamo passati dalle parole ai fatti e, nel dibattito su una nuova legge sul finanziamento pubblico cominciato ieri alla Camera, non si potrà non tenere conto dei 200mila cittadini che chiedono l’abrogazione totale, nello spirito di quanto già deciso da un referendum quasi 20 anni fa.
Ma non possiamo fermarci qui. Gli italiani aspettano tagli ai privilegi della casta, la drastica riduzione delle auto blu, l’abrogazione delle Province, la riduzione del numero dei parlamentari e del loro stipendio.
Ebbene, su tutte queste questioni l’Italia dei Valori è impegnata in prima linea.

Le riforme nelle mani della triade ABC sono una tela di Penelope

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Felice Belisario

Le contraddizioni della triade ABC sono esplose del tutto con l’impasse della Commissione Affari costituzionali del Senato. Le riforme istituzionali resteranno una tela di Penelope che viene fatta di giorno e disfatta di notte da una strana maggioranza in rotta di collisione. Prima si va al voto, meglio è per il Paese.

Mentre sale con forza la richiesta di una vera riforma della politica da parte dei cittadini, i partiti di Governo nuotano controcorrente come i salmoni per cambiare poco o nulla. Ma un Parlamento di inquisiti e condannati, ridotto ormai ad un pantano, non deve neppure azzardarsi a toccare la Costituzione nata dalla Resistenza. Abbiamo presentato i nostri emendamenti in Senato per introdurre l’incandidabilità e ineleggibilità dei condannati, l’interdizione dalle cariche di Governo per i rinviati a giudizio e l’immediato dimezzamento dei parlamentari.

Queste sono le riforme chieste dai cittadini, l’unico faro che deve guidare il rinnovamento delle istituzioni. Si parta dalla spirito referendario per una nuova legge elettorale che restituisca la scelta agli elettori e consenta di stabilire chiaramente le coalizioni, senza inciuci. Si discuta subito la proposta di legge popolare dell’IdV contro il finanziamento pubblico ai partiti, affinché siano case di vetro al servizio della democrazia.

Poi si torni subito al voto con un’alleanza di centrosinistra forte e credibile, solo un Parlamento rinnovato e un Governo alternativo potranno occuparsi del bene del Paese.

Esodati, incontreremo i sindacati per trovare una soluzione

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Felice Belisario
Cgil, Cisl e Uil hanno lanciato l’ennesimo allarme e hanno chiesto a tutti i capigruppo un incontro per definire, nel rispetto del ruolo di ognuno, una strategia comune. Io e il collega alla camera Massimo Donadi, abbiamo risposto immediatamente di sì. Argomento, gli esodati. Il più grave errore che il governo Monti ha compiuto nei suoi primi sei sciagurati mesi di vita.

Sciocchezze, quando si legifera, se ne possono fare, si può sbagliare un conto e scrivere una norma che appare irragionevole ma quando questo è accaduto si è sempre posto rimedio, per non penalizzare coloro che dovevano subirne le conseguenze. Questa volta non è stato così. Il governo ha commesso un errore, inizialmente lo ha negato. Quando l’intero mondo sindacale, politico e imprenditoriale ed editoriale glielo ha fatto notare ha clamorosamente sottostimato il numero di lavoratori che sarebbero rimasti nel limbo, tra lavoro e pensione, senza reddito. Addirittura l’Inps, per bocca del suo direttore generale, in audizione in Parlamento, ha stimato in 130.000 il numero di lavoratori. Un dato addirittura inferiore a quello che, lo scrive oggi Enrico Marro in un editoriale sul Corriere della sera in prima pagina, è sul tavolo del governo dal 4 marzo scorso: 200.000. Secondo la Cgil il numero è ancora superiore e nei prossimi anni colpirà oltre 250.000 lavoratori.

Il governo sta per emanare un decreto in cui, con circa 5 miliardi messi sul tavolo, salvaguarda soltanto 65.000 persone. E le altre? Che fine faranno? E soprattutto, perché non si definiscono immediatamente regole certe, come chiede l’Inps? E’ questa l’equità di cui si è vantato il presidente Monti?

Il nostro ruolo di parlamentari, ci impone di non abbandonare nessuno al proprio destino, a maggior ragione quando parliamo di centinaia di migliaia di lavoratori. Spero che l’appuntamento con i sindacati possa esserci già all’inizio della prossima settimana. Al momento in cui scrivo l’unica risposta ufficiale alla richiesta di Cgil, Cisl e Uil è giunta dall’Italia dei Valori. Ha risposto anche Cesare Damiano che è un autorevole esponente del Pd ed ex ministro del Lavoro, ma non è un capogruppo. Per il momento, però, tutti gli altri tacciono. Se questo silenzio assordante dovesse continuare, gli esodati si sentirebbero ancora un po’ più soli. Dobbiamo evitare che accada.

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