In Italia ancora si muore di amianto. Chiunque ha una responsabilità politica non può fare finta di nulla, non può girarsi dall’altra parte di fronte a quella che è una vera e propria strage silenziosa. L’Italia dei Valori si è sempre battuta contro il killer, causa di mesotelioma pleurico, ovvero di tumore ai polmoni.Non accettiamo l’idea che si muoia nei posti di lavoro, nelle scuole o nella case, perché non si rispettano le norme di tutela dell’ambiente e della salute, con l’aggravante della consapevolezza.
Esiste una legge dal 1992 che ha messo al bando l’amianto e deve essere rispettata. Così come si devono accelerare le bonifiche dei siti inquinati e lo smaltimento dei materiali contaminati. Ma il nostro Paese arranca e ogni anno ancora si registrano tra i 2.000 e i 4.000 morti per l’esposizione all’amianto. Lo stesso Paese che, per colpa di una malapolitica disattenta e menefreghista, non riconosce ancora i reati ambientali e il rispetto del principio “chi inquina paga”.
Siamo venuti a conoscenza di una situazione allarmante che riguarda la presenza di amianto nell’aeroporto di Fiumicino e, in particolare, lo smantellamento di alcuni aerei MD80. Si tratta di aeroplani usati addirittura anche da Alitalia!
Abbiamo presentato due esposti affinché la magistratura accerti eventuali responsabilità. Ma anche il governo ha il dovere politico e morale di chiarire una volta per tutte se c’è o meno un allarme amianto. Ci siamo mossi, come abbiamo spiegato oggi in conferenza stampa al Senato con la collega Patrizia Bugnano, componente della commissione Infortuni sul Lavoro, e con il responsabile Lavoro dell’IdV, sulla base delle denunce di sindacati e lavoratori dell’aeroporto di Fiumicino, nonché su importanti prove documentali e fotografiche in nostro possesso. Su questa vicenda andremo fino in fondo e non ci fermeremo fino a quando non avremo una risposta definitiva e convincente.



Poi dice che uno non si fida. Basta considerare quello che e’ successo ieri alla Camera per trovare un’altra conferma che il governo e la stravagante maggioranza che lo sostiene non sono credibili ne’ affidabili. Si parla tanto di lotta alla corruzione e di legalita’, ma quando si tratta poi di passare dalle parole ai fatti – ossia alle leggi – guarda caso ci scappa sempre lo scivolone a sorpresa. Come sul falso in bilancio, un reato che e’ sinonimo di malaffare, di mazzette, di fondi neri.
Avete letto tutti, immagino, gli ultimi dati dell’Istat che fotografano un’Italia in piena recessione, lo spread sta tornando ai livelli dell’era Berlusconi, la borsa soltanto ieri ha perso quasi il 3 per cento. In una situazione così critica i tagli ai costi della casta non risolleveranno la nostra economia se non in parte minima, ma hanno una funzione importantissima, quella di far sapere ai cittadini che una parte della classe dirigente di questo paese ha capito il problema e cerca di affrontarlo nel migliore dei modi, facendo fatti e non chiacchiere, senza rintanarsi nel Palazzo.
Cgil, Cisl e Uil hanno lanciato l’ennesimo allarme e hanno chiesto a tutti i capigruppo un incontro per definire, nel rispetto del ruolo di ognuno, una strategia comune. Io e il collega alla camera Massimo Donadi, abbiamo risposto immediatamente di sì. Argomento, gli esodati. Il più grave errore che il governo Monti ha compiuto nei suoi primi sei sciagurati mesi di vita.


