Giovedi, 17 Maggio 2012

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Expò 2015

Expò 2015. Tra Formigoni e Moratti è tregua apparente

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La redazione IDV

Per appianare almeno in parte i contrasti sui terreni dell’Expo - proprietari Fiera Milano e famiglia Cabassi - sembra profilarsi la costituzione di una nuova società a capitale pubblico destinata ad acquisire l’intera area. Su questa posizione il sindaco di Milano, Letizia Moratti e il Governatore della Lombardia, Roberto Formigoni avrebbero trovato un accordo. Come condizione necessaria la sindachessa avrebbe preteso (e ottenuto) per il comune, la maggioranza della newco (51%). Il restante capitale sociale sarebbe così ripartito: Fiera Milano 41%,  Regione Lombardia 6%, Comune di Rho circa il 3%. Secondo questa ipotesi potrebbero restare fuori sia la Provincia di Milano, sia i Cabassi. Questi ultimi però verrebbero liquidati, per la loro porzione di terreni, con una cifra vicina ai 40 milioni di euro. Cosa andrebbe alla Provincia a ‘titolo risarcitorio’ per il passo indietro non è dato invece sapere.

Sarebbe però interessante approfondire la questione, anche, e soprattutto, alla luce del “pericoloso intreccio societario tra il Presidente della Provincia di Milano, On. Guido Podestà e la famiglia Cabassi” denunciato da Luigi Vimercati, Marilena Adamo, Pietro Ichino e altri 8 senatori del Pd, secondo i quali risulta “che la società Generale di Costruzione sia posseduta al 40% da Brioschi Sviluppo Immobiliare, che ha come amministratore delegato Matteo Cabassi, e le restanti quote facciano capo, tramite azioni dirette e indirette, alla famiglia dell’On. Podestà. Ma - spiegano - c'è di più: un dirigente della stessa società è stato nominato amministratore delegato di Pedemontana spa che ha un budget di circa 5 miliardi di euro finalizzata a collegare Malpensa con Bergamo".
"Ce ne è abbastanza – secondo i senatori Pd - per indicare un pericoloso conflitto di interessi del Presidente della Provincia, che crea una grande ombra sulla regolare attuazione delle opere di Expo 2015”.

Niente di nuovo. Come si sa, l’Esposizione universale stimola gli appetiti più diversi e non sempre convergenti, anche quando gli attori protagonisti appartengono alla stessa compagnia di giro. Fuor di metafora, si spiega cosi la lotta fratricida all’interno del Pdl per assicurarsi la fetta più cospicua dell’enorme affare rappresentato dalle opere per la grande manifestazione e per la gestione futura delle stesse.

Allo stato, siamo a una vera e propria resa dei conti tra i due contendenti principali: con la nuova società (ma non solo) si deciderà chi, tra la Moratti e Formigoni, avrà più spazio nella stanza dei bottoni.

Se a tirare la volata alla newco è stato principalmente il governatore della Lombardia, fox-Letizia ora non scherza più. Venerdì si riunisce il consiglio generale di Fondazione Fiera per dare il via libera all’operazione e lei, recuperate in fretta le posizioni e chiamati a raccolta i suoi assessori ha già convocato una giunta straordinaria per sabato. In tempo, forse, per evitare l’ennesima figuraccia davanti ai commissari del Bie - Bureau International des Expositions - di Parigi, ai quali l’Italia dovrà presentarsi martedì della prossima settimana e dare rassicurazione sull’avanzamento dei lavori. 

Danilo Sinibaldi

Una discarica sotto l’Expo 2015

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La redazione IDV

Ancora un ostacolo sul lungo e tortuoso cammino che dovrebbe portare alla realizzazione dell’Expo 2015. Non bastavano i ritardi infrastrutturali, i disguidi per la gestione sorti tra Letizia Moratti, sindaco di Milano e Commissario straordinario del governo per la manifestazione, e il governatore della Lombardia Roberto Formigoni, ma anche l’ombra della ‘ndrangheta, che sta mettendo in allarme tutte le istituzioni interessate, ora si sono aggiunte le irregolarità sui territori destinati ad ospitare parte delle strutture dell’Expo. Alcuni giorni fa, la procura di Milano ha sequestrato nel capoluogo lombardo un’area di 300 mila metri quadrati per anomalie nelle bonifiche autorizzate dal Comune e per la presenza di metalli tossici e diossina. La superficie, che si trova in zona Bisceglie, era stata recentemente indicata dall'amministrazione comunale per ospitare un progetto di riqualificazione in vista dell'Expo. Se non fossero intervenute le forze dell’ordine, coordinate dal pubblico ministero Paola Pirotta e non avessero messo i sigilli all'area incriminata - aprendo un fascicolo dove si ipotizzano i reati di avvelenamento di acqua, omessa bonifica e gestione di discarica a carico di una decina di indagati - sarebbero stati realizzati 2600 alloggi, un centro per giovani e anziani, una struttura sanitaria per disabili, un centro polisportivo. Insomma, un vero e proprio “paradiso sull’immondizia”, come lo hanno definito gli stessi inquirenti. È facile immaginare quali sarebbero stati non soltanto i danni ambientali ma anche le tragiche conseguenze per la salute dei futuri abitanti della zona.

L’autorizzazione alla bonifica dell’area era stata concessa alle società Antica Pia Marcia (gruppo Bellavista Caltagirone) e Torri Parchi di Bisceglie poi diventata Residenze di Bisceglie (gruppo Mangiarotti). I lavori dovevano essere effettuati dalle aziende Mspa e Arcadis srl che in realtà, secondo la procura, non hanno mai fatto nessuna vera operazione di risanamento ma solo attività di copertura delle materie tossiche. La loro giustificazione è che i costi di una pulizia approfondita superano i valori immobiliari del sito (165 milioni di euro, 700 euro al metro quadro, a fronte di una stima del territorio pari a 120 euro al metro quadro).

Anche se la società che si occupa direttamente dell’Expo non è in alcun modo coinvolta nell’inchiesta, ci si chiede come mai non siano state fatte opportune verifiche sullo stato della bonifica del territorio, prima di annunciare - come ha fatto a metà ottobre l'assessore all'urbanistica, Carlo Jasseroli – che sull’ex discarica sarebbe sorto il parco delle vie delle acque in vista dell'Expo 2015, spacciandola anche come “un’operazione brillante”, “un nuovo modo di costruire” che dai rifiuti fa emergere il verde. Peccato che, per il momento, siano riemersi soltanto metalli tossici e diossina.

È assurdo pensare che i lavori di costruzione siano cominciati senza che vi fosse “alcun certificato di collaudo di bonifica neanche parziale”, come si legge nel provvedimento con il quale il gip milanese, Cristina Di Censo, ha convalidato il sequestro d'urgenza dell’ex cava di Geregnano. Ancora una volta è stata la società civile a sopperire alle inefficienze della pubblica amministrazione, dato che i cittadini, organizzati in comitati locali, hanno raccolto informazioni e dati per denunciare questo cortocircuito tra profitto privato e salute pubblica.

Appoggiati da Legambiente Milano ovest e Italia Nostra, hanno condotto una vera analisi di rischio, con tanto di documentazione, che, attraverso un esposto consegnato alla magistratura, ha portato al sequestro dell’area a Bisceglie.
Per la prossima puntata di questa intricata storia, che non accenna a diventare chiara, dobbiamo aspettare martedì prossimo quando – si spera – l’assemblea generale del Bie (Bureau of International Expositions) darà il via libera alle grandi opere dell’Expo. Noi vi racconteremo quello che è giusto sapere su uno dei più grandi “affari” italiani.

 Annalisa Lospinuso

L'ombra del malaffare sull'Expo di Milano

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La redazione IDV

E così lo scorso 19 ottobre Milano ha avuto semaforo verde per l'Expo 2015. Il Bie (Ufficio internazionale Expo) ha infatti autorizzato la registrazione della manifestazione all'Assemblea generale del prossimo novembre.
Un via libera ottenuto per il rotto della cuffia a causa dei ritardi dovuti alla pessima gestione dimostrata dai due principali protagonisti di questa vicenda: il sindaco di Milano e Commissario Straordinario dell’Expo, Letizia Moratti e il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni. Con loro i rispettivi gruppi di potere e affari che, non riuscendo a mettersi d’accordo sullo "sfruttamento" futuro dei terreni destinati ad ospitare le opere, fino all’ultimo momento hanno messo a rischio l’assegnazione dell’Esposizione Universale al capoluogo lombardo.Una "figuraccia internazionale" di cui abbiamo più volte scritto su queste pagine, sottolineata anche dalle parole del presidente della Commissione Bie, Christensen che ha detto di ''aver cercato di essere il più collaborativo possibile'' con il dossier milanese. Tradotto: i vertici del Bie sono stati buoni e forse hanno chiuso un occhio su qualche aspetto poco chiaro della faccenda.

Tutto sommato, quindi, una buona notizia per Milano e l’Italia: "Siamo tutti molto soddisfatti", ha infatti dichiarato la Moratti. Parole alle quali ha fatto eco il presidente Formigoni che, all’insegna dello ‘scurdammoce ‘o passate’ – almeno temporaneamente –, ha detto: "Stiamo tutti allineati dietro al sindaco Moratti".
Da vecchio lupo della politica Formigoni sa bene che non gli conviene avere come nemico la sindachessa medagliata con i nuovi superpoteri. Quelli assegnatigli dal Governo Berlusconi per organizzare l’Expo e che gli permetteranno di decidere e dare il via a nuove opere anche in città, bypassando così l’Aula consiliare e molti di quei controlli previsti dalle leggi ordinarie per assicurare la trasparenza e limitare al minimo il rischio, già concretizzatosi, di infiltrazioni mafiose. Parliamo di miliardi di euro di investimenti, la cui gestione si concentrerà nelle mani di una sola persona, quella Letizia Moratti, appunto, che Antonio Di Pietro ha ribattezzato, non a caso, "Bertolaso2".
Con il Governo in carica, infatti, tutto diventa emergenza e merita per questo una gestione straordinaria: dopo i rifiuti a Napoli e il terremoto in Abruzzo, ora anche l’Expo di Milano. Un metodo che sempre Di Pietro ha definito "criminogeno per assicurare l’impunità. Questa - ha detto - è ingegnerizzazione della corruzione", e da ex Pm che sente prima di altri la puzza di bruciato ha previsto: "Prima dell’Expo vedremo i magistrati come è accaduto a L’Aquila e alla Maddalena".

Ed è quello che sembra stia avvenendo in queste settimane. Voci sempre più insistenti negli ambienti milanesi, parlano di una Procura con i riflettori ben puntati sull’Expo. E se la magistratura dovesse aprire un’inchiesta, la prima a finirci dentro sarebbe proprio Letizia Moratti, che comunque si dice tranquilla. Tuttavia sussurri preoccupati filtrano anche dai piani alti del Pirellone e non escludono sviluppi a più ampio raggio. In questa chiave andrebbero letti i numerosi incontri succedutisi nei giorni scorsi. Tra questi, quello ai massimi livelli, a Roma, tra Roberto Formigoni, Silvio Berlusconi, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e Gianni Letta.

La preoccupazione, non solo in casa Pdl, è tanta. Soprattutto dopo alcune indiscrezioni su un esposto contro ignoti che sarebbe già stato depositato in Procura, con una presunta accusa di "procurato ritardo" (in soldoni siamo nei pressi del reato di abuso d’ufficio). Niente di ufficiale ancora, ma pare che i magistrati stiano concentrando la loro attenzione sulla gestione delle aree e delle risorse finanziarie, oltre che sulle modalità di assegnazione degli appalti. Non sono da escludere, quindi, sviluppi clamorosi.

Dopo 900 giorni di ritardi, litigi, accordi mancati, patti sottoscritti e poi smentiti, ora per l’Expo 2015 sembra profilarsi la stagione delle inchieste.

Danilo Sinibaldi

Expo 2015, il piatto ricco della 'ndrangheta

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Giulio Cavalli

Il piatto ricco di Expo parla molte lingue: quella dei turchi di Smirne che si godono lo spettacolo della disorganizzazione padana sperando di diventare il terzo che gode, quella tribale-leghista di chi sconta l'ansia da prestazione sul territorio, quella radical chic della sindachessa Moratti che pensava di giocare con "la casa delle bambole" e invece si ritrova con in mano uno dei più impegnativi eventi della storia di Milano in questi ultimi anni. Ma la lingua ufficiale di Expo, non ci sono dubbi, sarà quella calabrese. Tanto per citare qualche esempio Francesco Valle (72 anni, postura da boss e tanto di villa-bunker a Bareggio, in via Aosta, sul confine milanese): nell'ordinanza di arresto è raccontata con dovizia la strategia modello per mangiarsi l’Expo: “La totale condivisione di interessi tra Adolfo Mandelli (imprenditore del campo immobiliare, tra gli arrestati) e i Valle emerge anche in data 23 gennaio 2009, quando Valle ha contattato Mandelli per avvisarlo di aver ottenuto dal Comune di Pero le licenze per aprire un ‘mini casinò’, una discoteca ed anche attività di ristorazione, in quanto in quella zona il Comune, in virtù del prossimo Expo, aveva intenzione di riqualificare l'area. Tutto ciò è avvenuto anche grazie all'amicizia con Davide Valia (assessore comunale a Pero)”. In un'intercettazione Mandelli dice: «Minchia, meglio di Davide che è a Pero... cosa dobbiamo avere?». Dalle intercettazioni, si legge sui documenti, «è emerso inequivocabilmente che la licenza per il mini casinò è stata ottenuta anche grazie all'interessamento del politico, il quale si adopera pure per altri favori». E in una informativa della Mobile di Milano si afferma che Valia «si prodigò per far ottenere» a Fortunato Valle «le autorizzazioni per l'avvio di esercizi pubblici e a metterlo in contatto con altri amministratori locali di altri Comuni da lui conosciuti per favorirlo nei suoi affari».

Il padrino, i servi a disposizione e le amicizie politiche: gli ingredienti perfetti per mangiarsi l'Expo. Per concimare gli affari di famiglia piuttosto di quel noioso "nutrire il pianeta" che dovrebbe essere il tema dell'esposizione internazionale.
La famiglia Valle (ma sono molte e diverse le famiglie mafiose e paramafiose in Lombardia) è già al lavoro su Expo mentre nelle pubbliche amministrazioni coinvolte (Comune di Milano, Provincia di Milano e Regione Lombardia) ancora si litiga sui terreni e sugli indirizzi di progetto. L'antistato funziona meglio dello Stato legale: conosce i luoghi e ha già fissato i propri referenti. Si è impratichito negli ultimi anni in tutte le attività vicine al mondo dell'edilizia, ha scoperto i trucchi per infilarsi nelle regole, ha scaldato i camion per la movimentazione terra e trovato i prestanome per i ristoranti, gli hotel e i centri commerciali con cui soddisfare i visitatori.

Expo per la 'ndrangheta lombarda è un piatto ricco e la politica ha il dovere di farglielo andare di traverso.

Guarda il video di Cavalli

L'expo-llaio delle lobby

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La redazione IDV

L’expo 2015 non trova pace. La grande manifestazione che potrebbe rappresentare l’occasione per rilanciare l’immagine del nostro Paese nel mondo, va ridimensionandosi sotto i colpi di mannaia dell’improvvisazione più assoluta e degli interessi di bottega in seno al Pdl; tanto da mettere in forse lo svolgimento dell’Esposizione universale stessa. Un boomerang che potrebbe colpire a morte quel poco di prestigio che l’Italia, nonostante tutto, mantiene in campo internazionale.

Il tempo stringe. Il 19 ottobre Milano dovrà presentarsi di fronte ai membri del Comitato esecutivo del Bie (Bureau of International Expositions), e dimostrare di poter contare su quel milione di metri quadrati che devono ospitare le strutture dell’Expo. Senza questa certezza l'assemblea del Bie non potrà ufficializzare, in novembre, la registrazione del dossier di candidatura della città. Ergo, l’Expo meneghina sembra essere appesa ad un filo.

Nonostante l’imminente scadenza, infatti, mesi di trattative, scontri e cambiamenti di fronte, le parti non hanno ancora raggiunto un accordo. Anche il progetto che prevedeva l’acquisto da parte di Fondazione Fiera della quota fondiaria del gruppo Cabassi, è fallito miseramente. La questione da risolvere è proprio quella legata ai terreni e al loro sfruttamento futuro. Lo stallo è squisitamente politico ed è determinato dalla guerra di potere e d’interesse tra il Sindaco di Milano Letizia Moratti, il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni e quello della Provincia, Guido Podestà.

Da parte sua la Regione vorrebbe creare una società aperta anche agli attuali proprietari privati, per gestire le aree e, soprattutto, l’enorme business che si svilupperà una volta terminata l’esposizione. Dall’altra, Comune e Provincia che, dopo il no del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti all’acquisto dei terreni, spingono perché si arrivi ad un comodato d’uso degli stessi con diritto di superficie da parte dei proprietari. Sarà dura arrivare ad una soluzione che soddisfi gli “appetiti” delle parti in campo.

Per sbloccare l’empasse sui terreni è intervenuto anche il candidato alle primarie del Pd, l’architetto Stefano Boeri, che ha proposto di spostare l'Expo nelle aree pubbliche dell'ortomercato. Idea bocciata dall’altro candidato del Centrosinistra alle stesse primarie, Giuliano Pisapia e, come prevedibile, da Formigoni. Il Governatore ostenta sicurezza: la questione dei terreni - dice - sarà risolta entro poche settimane, tuttavia ha dovuto ammettere che “i tempi si sono allungati rispetto alla nostra previsione originaria ma, - rassicura - saranno perfettamente rispettati i tempi del Bie”. Dichiarazioni ottimistiche che mal si conciliano con la situazione sul campo e con i timori degli stessi consiglieri di Expo 2015 spa, che chiedono allarmati risposte ufficiali a Comune, Provincia e Regione e minacciano la convocazione di un’assemblea dei soci. Timori fondati visto che, mentre scrivo, arriva l’ennesimo rinvio della seduta del Consiglio Regionale lombardo in cui Formigoni avrebbe dovuto riferire all’aula, e quindi a tutti i cittadini, lo stato dell’arte dei lavori.
Così mentre infuria la guerra interna al Pdl, l’Expo2015 si allontana da Milano sotto gli occhi attoniti del mondo.

Danilo Sinibaldi

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