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EUROPEI NON TEDESCHI

ELEZIONI EUROPEE 25 MAGGIO 2014

LA NOSTRA EUROPA
1. PIU’ CREDITO PER IMPRESE E FAMIGLIE, STOP ALLA SPECULAZIONE FINANZIARIA E ALL’USURA
2. LE NOSTRE CONDIZIONI ALL’EURO
3. UN PATTO PER LA CRESCITA
4. PER LA LEGALITÁ: SCUDO FISCALE, LOTTA ALL’EVASIONE E VENDITA DEI BENI CONFISCATI ALLA MAFIA
5. PIU’ OPPORTUNITÁ CON I FONDI EUROPEI
6. LE CHIAVI PER IL RILANCIO DELL’ECONOMIA ITALIANA: IL “MADE IN”, NO AL DUMPING SOCIALE E NO AGLI OGM
7. NO AL NUCLEARE ANCHE IN EUROPA
8. GARANZIE PER I GIOVANI E LE DONNE
9. UNA SOLUZIONE ALL’IMMIGRAZIONE: I CORRIDOI UMANITARI
10. DALLA PARTE DEI CITTADINI E CONTRO GLI SPRECHI: NO ALLA DOPPIA SEDE DEL PARLAMENTO EUROPEO
LA NOSTRA EUROPA

Il 25 maggio voteremo per il rinnovo del Parlamento europeo e le prossime elezioni, per la prima volta, non si giocheranno tanto sui temi di rilievo nazionale, piuttosto, saranno un vero e proprio referendum sull’intero progetto europeo, sulla moneta unica, sulle politiche di austerity, sulla necessità di ritrovare la via della crescita economica per restituire una prospettiva di speranza alle nuove generazioni. In questi ultimi cinque anni il Parlamento Europeo, l’unica istituzione europea eletta direttamente dai cittadini, ha acquisito nuovi spazi di partecipazione democratica che lo hanno portato ad avere il potere di co-decisione nella fase di approvazione di un testo legislativo estesa a 46 nuovi settori, tra i quali il bilancio, l’agricoltura, la pesca, i trasporti, il turismo e i fondi strutturali, oltre all’attuale “terzo pilastro” di giustizia e affari interni. La settima legislatura ha rappresentato un passaggio storico che ha ridimensionato quel deficit democratico che aveva caratterizzato l’iter legislativo dell’Unione Europea fin dalla sua nascita, ma resta un cammino lungo e difficile per raggiungere una parità sostanziale tra la dimensione intergovernativa, di cui è portavoce il Consiglio, e le prerogative democratiche del Parlamento. A questa incessante ricerca di equilibrio istituzionale ha fatto da sfondo una crisi finanziaria senza precedenti, che ha messo in ginocchio l’intera economia dell’Unione proprio perché scritta dai Governi più forti economicamente proprio a causa della mancanza di regole comuni nelle politiche economiche e finanziarie. Di fronte a uno scenario di graduale impoverimento dei cittadini europei, i governi europei dal 2008 ad oggi hanno fatto ricorso ai trattati intergovernativi come il cosiddetto Fiscal Compact imposto per favorire il consolidamento dei bilanci nazionali con tagli alla spesa pubblica, aumenti delle imposte e altre forme di austerità. Purtroppo il deficit democratico e la mancanza di regole condivise nell’unione hanno già fatto pagare ai cittadini una crisi che è stata innescata dall’intrusione della finanza speculativa nel sistema economico. L’austerità ha determinato il proliferare di estremismi politici e alimentato il sentimento euroscettico di una parte del sistema politico. In questo contesto va recuperato il crescente allontanamento tra centro e periferia dell’Europa, tra il blocco dei Paesi del Nord Europa, propugnatori di una intransigente politica di rigore e austerità, e quelli del Sud Europa, più indebitati e perciò maggiormente vulnerabili agli squilibri economici generati dalla crisi. La dicotomia centro/periferia, Nord-Sud, europeisti/euroscettici sta logorando il disegno sovranazionale dei Padri fondatori dell’UE e rischia di mandare in frantumi l’intera costruzione europea. In quest’ottica, le elezioni europee del prossimo Maggio costituiscono un rischio e un’opportunità allo stesso tempo, che mette i cittadini davanti a una scelta storica: scegliere di tornare indietro, assecondando il populismo euroscettico che cavalca il malcontento generale oppure, come noi crediamo, scegliere di rilanciare il progetto europeo battendoci per un’Europa diversa, più unita, democratica e solidale, dotata di un bilancio adeguato e fondato su risorse proprie, in grado di rilanciare gli investimenti, l’economia e l’occupazione in modo sostenibile. Ma per intervenire efficacemente sulla crescita, occorre affrontare assieme i problemi strutturali dell’economia e quelli dello stato sociale. Le forti diseguaglianze di reddito, l’aumento della povertà e il preoccupante aumento della disoccupazione giovanile, oramai su livelli inaccettabili, richiedono che venga messo al centro dell’agenda europea il tema della giustizia e della coesione sociale come precondizione dello sviluppo. Fin dal suo ingresso al Parlamento Europeo, l’Italia dei Valori ha improntato la propria azione politica su temi concreti come la tutela dei diritti dei cittadini, la necessità di una crescita economica sostenibile e compatibile con l’equità sociale e tutela ambientale a partire dalla proposta di smantellare progressivamente le centrali nucleari dall’Europa puntando sull’energia verde. Consideriamo l’Europa una straordinaria opportunità per uscire dalla crisi che stiamo vivendo: ci battiamo però per un’Europa diversa, migliore, che sia sganciata dalla rigidità dell’Euro e dai vincoli troppo rigidi del Fiscal Compact, che rischia di compromettere la ripresa economica del nostro Paese. Un’Europa che abbia al centro la solidarietà e contrasti in ogni modo gli squilibri macroeconomici e la speculazione finanziaria, creando condizioni migliori per l’accesso al credito per la crescita dell’economia reale del lavoro, delle imprese e delle professioni per il quale occorre stabilire un tasso soglia all’usura bancaria. Certamente la nostra percezione dell’Europa non può limitarsi a superare vincoli e misure di austerità; non possiamo certo ignorare i vantaggi e i benefici derivanti dall’appartenenza a un Mercato Unico in cui circolano liberamente beni, servizi, capitali e persone, e che consente un interscambio commerciale eccezionale tra noi e i nostri partner europei. In un contesto di mancanza di risorse economiche il tema della giustizia e della legalità diventa fondamentale: il nostro obiettivo è procedere al totale recupero dell’IVA sui capitali scudati di competenza europea, attuare una lotta senza frontiera all’evasione fiscale e la nostra proposta di vendita del patrimonio confiscato alla mafia puo’ liberare le risorse necessarie per la ripresa. In quest’ottica dobbiamo puntare a sfruttare meglio le opportunità offerte dall’Europa, ad esempio tramite un utilizzo ottimale dei fondi europei, evitando di ripetere gli errori commessi nella precedente programmazione dove miliardi di euro sono andati perduti. Infine, l’IdV intende continuare a mettere al centro della propria azione politica la difesa dei diritti del cittadino e chiede di avviare la procedura ordinaria di revisione dei trattati per abolire una volta per tutte la sede di Strasburgo. Nelle pagine che seguono sono elencate alcune delle battaglie portate avanti da IDV in sede europea, e i punti progettuali che intendiamo continuare a sostenere.
facce germania vs

1- PIÙ CREDITO PER IMPRESE E FAMIGLIE, STOP ALLA SPECULAZIONE FINANZIARIA E ALL’USURA

CONTESTO

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Tra Dicembre 2011 e Febbraio 2012 la Banca Centrale Europea ha condotto due operazioni di rifinanziamento del sistema bancario immettendo oltre 1000 miliardi di Euro nel circuito finanziario europeo. L’obiettivo era quello di normalizzare i parametri del credito nell’Eurozona ed evitare un calo dell’offerta: si incoraggiavano in sostanza le banche a ricomprare parte del debito sovrano europeo che in quei mesi, soprattutto nell’Europa periferica, registrava tassi troppo elevati. Purtroppo, queste risorse non sono state utilizzate per dare ossigeno all’economia reale e per sostenere imprese e famiglie, ma sono state investite in attività finanziarie che garantivano loro un ritorno facile e privo di rischi. Proprio per questo, il Parlamento Europeo ha approvato una proposta per la creazione di un’imposta sulle transazioni finanziarie a livello europeo, la cosiddetta “Tobin Tax”, così che anche il settore finanziario apporti un solido contributo al consolidamento fiscale degli Stati Membri, tramite l’imposizione di un’aliquota su transazioni concernenti diversi tipi di titoli, in particolare azioni, partecipazioni, obbligazioni e i loro derivati, considerandolo un passo per spostare la tassazione verso la speculazione finanziaria anziché sul lavoro e sull’economia reale.

COSA HA FATTO IDV

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La nostra Delegazione presso il Parlamento Europeo ha sollecitato espressamente il Presidente della BCE, Mario Draghi, a verificare che le risorse erogate avessero raggiunto l’economia reale. Nella sua risposta, il Presidente Draghi affermava che “compete alle singole banche decidere in merito allo svolgimento delle proprie attività”. Al contrario, le banche continuano a mantenere stretti i cordoni del credito nonostante la liquidità ricevuta dalla BCE; poche risorse finora sono state messe a disposizione di famiglie e imprese, e solo a tassi d’interesse proibitivi, in misura sproporzionata rispetto a quello fissato dalla BCE per il prestito erogato. Dopo aver garantito la stabilità del sistema finanziario europeo, siamo fermamente convinti che, per favorire la crescita, è necessario che le banche tornino al loro ruolo fondamentale di prestatori del credito, al fine di favorire la spesa delle famiglie e gli investimenti delle aziende europee. Occorre però un intervento legislativo che, partendo dal tasso ufficiale europeo, imponga un limite oltre il quale gli istituti di credito non possano erogare mutui, salvo incorrere nel reato di usura bancaria secondo gli stessi parametri che in Italia determinano il tasso soglia. Per porre un ulteriore argine alla speculazione finanziaria, il nostro Partito ha sostenuto l’introduzione di un sistema europeo d’imposta sulle transazioni finanziarie. Il settore finanziario rappresenta uno dei principali artefici della crisi economica mondiale e, nonostante ciò, ha beneficiato di importanti aiuti pubblici per superarne gli effetti. Nell’ultimo decennio abbiamo assistito ad un vero e proprio “spostamento” del ruolo principale del settore finanziario, che prima rappresentava il garante del funzionamento dell’economia reale, mentre ora ne costituisce il freno, avendo facilitato operazioni altamente speculative che hanno sottratto risorse al sistema delle imprese.

bank

COSA CHIEDIAMO

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Chiediamo quindi che venga individuata una soglia di usura dei tassi applicati dalle banche, le quali dovrebbero essere vincolate, nella definizione dei tassi da applicare ai prestiti erogati a cittadini e imprese, al tasso di riferimento ufficiale applicato dalla Banca Centrale Europea, decisamente più basso di quello oggi proposto alle famiglie e alle imprese. È inoltre indispensabile che il sistema di commistione tra attività bancaria di tipo commerciale, di supporto a imprese e famiglie, e attività finanziaria, finalizzata alla mera speculazione, venga risolto a livello UE; occorre perciò separare nettamente le banche commerciali dalle banche finanziarie, ritornando a quanto previsto dalla legge USA Glass-Steagall del 1933 che fu cancellata da Clinton nel 1999 per favorire la finanza speculativa che ci ha portato alla situazione attuale. Ai fini di garantire un maggior gettito della Tobin Tax, e ottimizzare l’efficacia dell’imposta, l’IDV chiede che ne venga ampliata la base imponibile, con l’esclusione delle operazioni di copertura dei titoli di stato, al fine di evitare pesanti ricadute sul costo dei prestiti privati e salvaguardare l’attività di finanziamento delle imprese.

2- LE NOSTRE CONDIZIONI ALL’EURO

CONTESTO

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La situazione in cui ci troviamo dopo 6 anni di crisi profonda evidenzia il completo fallimento delle politiche economiche della UE perché:

  1. 1- L’austerità, voluta dalla Troika (UE, BCE, FMI), ha aumentato la disoccupazione, la precarietà, la distanza tra i Paesi forti e quelli deboli, la distanza tra ricchi e poveri ; la classe media è praticamente sparita mentre il 10% degli italiani continua ad arricchirsi e detiene attualmente il 50% della ricchezza del Paese. Un quarto della popolazione italiana è ormai entrata nelle fasce di povertà relativa e assoluta; metà delle famiglie italiane vive con meno di 2000 € al mese. L’austerity in buona sostanza ha agito sulla svalutazione dei salari e sul taglio dello stato sociale per garantire un minimo di competitività avendo completamente ceduto alla UE la sovranità monetaria e fiscale.
  2. 2- Con l’accettazione del pareggio di bilancio in costituzione, che contrasta platealmente con i parametri di Maastricht dove il limite del 3% di rapporto Deficit Pil era stato fissato per garantire lo sviluppo, e il fiscal compact che in 20 anni deve far rientrare il rapporto debito pubblico Pil al di sotto del 60%, la politica di bilancio voluta dalla UE porterà i Paesi deboli e più indebitati, tra cui spicca l’Italia, al completo tracollo. La regola proposta infatti richiede aggiustamenti più drastici ai paesi in maggiori difficoltà, contro la logica economica che consiglierebbe un approccio graduale al problema del debito, e, nelle attuali condizioni, comporterebbe per il nostro paese correzioni di bilancio di oltre 30 miliardi di euro, nell’ipotesi che le previsioni di crescita del Fondo Monetario Internazionale siano rispettate e che le correzioni non abbiano ulteriori effetti recessivi.
  3. 3- Da quando ci siamo privati di una nostra moneta e di una banca centrale con i poteri che le competono, tutto il debito pubblico è stato convertito in una moneta “straniera”, l’euro, e quindi non disponendo di una politica monetaria autonoma ogni iniziativa di supporto al prestito vafatta attraverso i mercati ed è estremamente onerosa.
  4. 4- Il PIL è crollato di 9 punti dal 2007. Pur essendo in saldo primario positivo, a parte gli interessi sul debito pubblico, nella situazione attuale tutti gli indici non possono che peggiorare ; questo significa che la quota annuale di rientro dal debito potrebbe aumentare oltre i 58 miliardi all’anno. C’è il concreto rischio di un intervento della Troika se, non riuscendo a rispondere positivamente ai parametri di Maastricht, lo spread dovesse di nuovo salire e non fossimo più in grado di finanziare il nostro debito e questa sarebbe la fine di uno stato indipendente e democratico.
  5. 5- Il sistema bancario, super garantito fino ad ora dai governi nazionali, sta accumulando crediti inesigibili in misura preoccupante perché le imprese sono al collasso e hanno sempre meno capacità di rientrare nei loro debiti. Inoltre l’unione bancaria che si sta definendo a livello UE rischia di creare ulteriori problemi ai risparmiatori che potrebbero essere chiamati a ripianare le perdite delle banche prima che intervengano i fondi europei che verranno all’uopo creati.
    euro pagina 14
  6. 6- In Italia stiamo perdendo interi settori produttivi, la capacità di innovazione, tecnologie e centri di ricerca; la grande impresa non esiste praticamente più mentre le PMI sono in una situazione drammatica. La produzione industriale ha perso il 25% dall’inizio della crisi.
  7. 7- Quindi, visti i risultati ottenuti dalla politica di austerity, l’Unione Europea che vogliamo non può essere più governata principalmente dagli interessi dei Paesi più ricchi, dalle banche e dalla finanza internazionale ma deve essere una diversa UE che promuove, attraverso politiche di solidarietà, il benessere dei cittadini. Oltre agli indici di bilancio ci dovrebbe quindi essere anche quello che valuta il benessere dei popoli Europei misurando l’accesso alla sanità, alla previdenza, al lavoro, alla conoscenza, al diritto di vivere in un ambiente sano.
LA NOSTRA VISIONE

L’Unione Europea è attualmente una comunità di diversi disciplinata da regole asimmetriche: occorre che diventi una comunità di uguali disciplinata da regole simmetriche. Simmetria (e solidarietà) significa che invece di punire chi è in difficoltà, si invita chi è avanti a fare politiche che distribuiscano ricchezza anziché disuguaglianza. Considerando poi la cronica indecisione dei nostri governi, e il troppo tempo trascorso senza nulla fare, quanto abbiamo ancora a disposizione potrebbe non essere sufficiente e a quel punto purtroppo i mercati decideranno per la politica. Se il principio sopracitato non verrà accettato è logicamente e politicamente preferibile percorrere strade separate riacquistando la sovranità perduta ricordando, per inciso, che dei 28 stati membri solo 18 hanno adottato l’euro come moneta unica. Questo principio può essere declinato in infiniti modi ma occorre concentrarsi su due proposte che riteniamo le più significative:

  1. 1- Standard retributivo europeo
  2. 2- Regole fiscali stabilizzanti
STANDARD RETRIBUTIVO EUROPEO

Volendo mantenere un’Unione Monetaria con un comune obiettivo di inflazione, i mercati del lavoro dell’Unione dovrebbero essere uniformati in modo da evitare scarti eccessivi fra produttività e salari reali. La crescita delle retribuzioni nominali dovrebbe essere parametrata alla crescita della produttività aumentata con il comune obiettivo di inflazione.

REGOLE FISCALI STABILIZZANTI

Le regole attuali sono procicliche: chi è in crisi deve essere punito tagliando. Bisogna invece adottare regole anticicliche, chieste da tempo da economisti come Stiglitz: chi esporta molto deve rilanciare la domanda interna con politiche fiscali attive. In altre parole, visto che la crisi finanziaria nasce dal debito estero, la politica fiscale deve essere parametrata sugli squilibri di bilancio dei pagamenti anziché su quelli di finanza pubblica assicurando l’effettivo rispetto del divieto di surplus esteri eccessivi, ai sensi della nuova procedura per il monitoraggio degli squilibri macroeconomici. È qui necessario ricordare che la Germania è in infrazione sia sul criterio dell’eccesso di surplus estero che su quello di divieto di svalutazione reale competitiva. La prossima Commissione deve quindi essere disposta a definire un nuovo disegno delle regole europee che favorisca il ripristino di una simmetria nell’Eurozona e l’adozione di politiche di effettiva solidarietà, evitando l’accumularsi di squilibri finanziari.

COSA CHIEDIAMO

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  1. 1- La nuova Commissione si impegni, ai sensi dell’art. 17 del TUE (Trattato sull’Unione Europea), per un effettivo coordinamento delle politiche sociali e del mercato del lavoro, richiesto specificamente dall’art. 5 del TFUE ( Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea) “L’Unione prende misure per assicurare il coordinamento delle politiche occupazionali degli Stati membri, in particolare definendo gli orientamenti per dette politiche. L’Unione può prendere iniziative per assicurare il coordinamento delle politiche sociali degli Stati membri”, propugnando l’adozione di uno standard retributivo europeo che contribuirebbe a rimuovere gli squilibri di competitività alla base dell’attuale crisi. Si deve intervenire con misure drastiche per impedire che tra i Paesi dell’UE si ingeneri una concorrenza sui costi del lavoro che forse non sono stati correttamente analizzati e presi in considerazione a priori prima dell’ingresso nella UE di alcuni Paesi a basso costo di mano d’opera. Queste differenze salariali stanno ingenerando trasferimenti di aziende, e quindi di lavoro, tra i Paesi dell’UE evidenziando sempre di più una guerra tra poveri senza minimamente incidere sull’altissimo tasso di disoccupazione all’interno della UE stessa.
  2. 2- Dato il fallimento delle politiche di austerità praticate in modo penalizzante sui Paesi in crisi, la nuova Commissione si impegni per una revisione delle regole fiscali che siano indirizzate all’abbattimento degli squilibri dei conti esteri, in particolare adottando meccanismi che impongano ai governi dei Paesi in surplus di effettuare politiche espansive (e non solo a quelli dei paesi in deficit di effettuare politiche restrittive), in conformità allo spirito di solidarietà fra i popoli espresso nel preambolo del TUE, al principio di solidarietà e di equa ripartizione della responsabilità tra gli Stati membri (stabilito dall’art. 80 TFUE) “Le politiche dell’Unione di cui al presente capo e la loro attuazione sono governate dal principio di solidarietà e di equa ripartizione della responsabilità tra gli Stati membri, anche sul piano finanziario. Ogniqualvolta necessario, gli atti dell’Unione adottati in virtù del presente capo contengono misure appropriate ai fini dell’applicazione di tale principi” e al principio di crescita economica equilibrata stabilito dall’art. 3 del TUE “Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri”.

3- UN PATTO PER LA CRESCITA

CONTESTO

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Il Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance nell’Unione economica e monetaria (cd. “Fiscal Compact”) è stato firmato nel 2012 da tutti gli Stati membri dell’UE ad eccezione di Regno Unito e Repubblica Ceca. Il Trattato incorpora ed integra in una cornice unitaria alcune delle regole di finanza pubblica e delle procedure per il coordinamento delle politiche economiche e diventa il quadro di riferimento della nuova governance economica europea. Questo provvedimento obbliga le parti contraenti ad applicare e ad introdurre la “regola aurea” per cui il bilancio dello Stato deve essere in pareggio o in attivo, e impone agli Stati di ridurre la quota di debito pubblico nazionale che supera la misura del 60% del PIL attraverso la riduzione di 1/20 all’anno per la parte eccedente tale misura. Ma se il rispetto di questa previsione normativa assolve al giusto dovere di ridurre il peso del debito pubblico dalle future generazioni, essa comporta per il nostro Paese un pesante onere di circa 50 miliardi di Euro all’anno.

COSA HA FATTO IDV

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La nostra Delegazione presso il Parlamento Europeo ha sostenuto nel Gennaio 2012 l’approvazione di una Risoluzione (RC-B7-0003/2012) fortemente critica nei confronti del Fiscal Compact, esprimendo perplessità sull’accordo governativo, e ritenendo più efficace il “metodo comunitario” per realizzare gli stessi obiettivi di disciplina di bilancio e per realizzare una vera unione economica e fiscale. In questa occasione, il Parlamento Europeo ha chiesto con forza una governance in ambito economico improntata non solo alla stabilità, ma anche alla crescita sostenibile, attraverso misure destinate alla convergenza e competitività che prevedessero l’utilizzo dei project bonds e l’adozione di un’imposta sulle transazioni finanziarie.

COSA CHIEDIAMO

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Per evitare che il Patto di bilancio diventi “una camicia di forza economica”, come sostenuto autorevolmente da cinque Premi Nobel dell’economia, è indispensabile accompagnare il Fiscal Compact con un “Growth Compact”, cioè con strategie di rilancio e sviluppo che non rendano vani gli sforzi dei singoli Stati nel risanamento delle finanze pubbliche.

4- PER LA LEGALITÀ: SCUDO FISCALE, LOTTA ALL’EVASIONE E VENDITA DEI BENI CONFISCATI ALLA MAFIA

CONTESTO

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Lo “scudo fiscale” è un provvedimento adottato dal Governo Berlusconi nel 2009. Tale legge, introdotta dall’articolo 13-bis del decreto-legge n. 78/2009, ha consentito il “rimpatrio” in Italia delle attività finanziarie e patrimoniali detenute all’estero alla data del 31 dicembre 2008 per una somma complessiva pari a 104,5 miliardi di Euro mediante il pagamento di una somma del 5% del capitale “scudato”, garantendo l’anonimato ai soggetti interessati. In cambio della sanatoria, lo Stato italiano ha escluso il pagamento di imposte dirette e indirette. Si tratta di un provvedimento che ha palesemente favorito gli interessi di una minoranza di ricchi evasori fiscali che hanno potuto beneficiare dell’anonimato garantito dal provvedimento per rimpatriare capitali pagando un’imposta irrisoria. Il 10 aprile 2013 la Commissione Europea ha pubblicato i risultati dell’esame semestrale approfondito dei conti pubblici italiani. Tale analisi ha portato la Commissione a concludere che l’Italia presenta squilibri macroeconomici che richiedono un’azione politica incisiva per avviare il risanamento dei conti pubblici. Al fine di contrastare tali squilibri la Commissione ha formulato, lo scorso Maggio 2013, delle raccomandazioni volte a contenere il disavanzo, ridurre il debito pubblico e dare attuazione effettiva alle riforme in taluni settori specificamente indicati.

cassaforte

COSA HA FATTO IDV

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L’Italia dei Valori, attraverso numerose interrogazioni parlamentari rivolte alla Commissione Europea, ha denunciato i vizi dello scudo fiscale rispetto alla normativa comunitaria, con particolare riferimento alla violazione delle norme antiriciclaggio e alla mancata riscossione delle quote IVA sui capitali scudati. Tale provvedimento ha determinato un mancato introito per lo Stato italiano e configura un potenziale danno erariale ai danni delle casse dell’Unione, essendo l’IVA un’imposta “europea” (una parte del gettito IVA degli Stati membri è incamerato a scopi comunitari). Per ridurre gli squilibri macroeconomici e reperire le risorse necessarie al risanamento dei conti pubblici, occorre che lo Stato italiano, oltre a utilizzare la leva fiscale e al re cupero dell’evasione, faccia ricorso anche alle consistenti disponibilità economiche che non vengono utilizzate. In particolare, in Italia risulta che lo Stato disponga di beni confiscati alla mafia e alla criminalità organizzata per un valore superiore a 80 miliardi di Euro. Italia dei Valori ha promosso una raccolta firme per lanciare una legge di iniziativa popolare riguardante la vendita dei beni sequestrati alla mafia. La proposta di legge ha l’obiettivo di favorire la vendita dei beni confiscati, aziende comprese. La nostra Delegazione presso il Parlamento Europeo ha interpellato la Commissione Europea sollecitandola a formulare un’apposita raccomandazione allo Stato Italiano affinché utilizzi preventivamente i proventi della vendita dei beni confiscati alle mafie e alla criminalità organizzata per favorire il risanamento dei conti pubblici ovvero per rilanciare la crescita economica.

COSA CHIEDIAMO

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Dopo le ripetute sollecitazioni avanzate dal nostro Partito, l’Italia ha riconosciuto l’obbligo giuridico di recuperare l’IVA sui capitali generati da attività di impresa. Ma ancora, la Commissione Europea non ha richiesto né ottenuto dallo stato italiano i dati relativi alle quote IVA recuperate nel corso dell’amnistia, omettendo così di assolvere al ruolo di guardiano dei Trattati assegnatole dall’ordinamento giuridico dell’Unione. A tal fine, abbiamo sollecitato il Presidente della Commissione per il Controllo dei Bilanci del Parlamento Europeo e il Presidente della Corte dei Conti Europea ad intervenire per verificare la mancata entrata erariale, e accertare eventuali condotte omissive e responsabilità per il danno subito dall’Unione. L’obiettivo finale è procedere al totale recupero dell’IVA sui capitali scudati sia per l’1% di competenza europea, che per il resto dell’imposta che deve essere incamerata dal fisco italiano. È grave che il Governo, mentre da un lato continua a chiedere sacrifici alle famiglie italiane, dall’altro lato dimentica di disporre di oltre 80 miliardi di euro di beni confiscati alla mafia ed alla criminalità organizzata, di cui 700 milioni circa in titoli giacenti presso il Fondo Unico Giustizia. L’IDV chiede che venga istituito un albo dei beni confiscati e che tali beni vengano venduti se entro tre mesi dalla loro confisca nessuno fra Regioni, Comuni o associazioni ne faccia richiesta di utilizzo. Italia dei Valori chiede che il Governo Renzi si faccia portatore degli interessi dei cittadini e utilizzi i beni confiscati alla mafia per garantire la copertura necessaria ad evitare l’inasprimento della pressione fiscale.

messina di pietro beniconfiscati

5- PIÙ OPPORTUNITÁ CON I FONDI EUROPEI

CONTESTO

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Alla fine dello scorso anno sono stati definitivamente approvati i Regolamenti sui Fondi Strutturali 2014-2020; si tratta di 380 miliardi circa in 7 anni, di cui 29 destinati all’Italia, 58 se si considera la quota di cofinanziamento. Per molte Regioni saranno probabilmente tra i pochi fondi pubblici a disposizione per investimenti durante il prossimo settennio. È quindi di fondamentale importanza seguire la fase di attuazione dei nuovi Fondi Strutturali, una volta conclusa la negoziazione formale del Contratto di Partenariato e dei Programmi Operativi con la Commissione.

COSA HA FATTO IDV

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Il lavoro sui Regolamenti dei nuovi Fondi Strutturali è andato avanti per più di due anni. L’ IDV ha portato avanti molte battaglie per ridurre la burocrazia e favorire la partecipazione della governance regionale e territoriale nella definizione delle politiche di coesione riuscendo ad ottenere una maggiore flessibilità nell’impiego dei Fondi. Abbiamo inoltre promosso occasioni di incontro e approfondimento sulla programmazione dei Fondi strutturali perché riteniamo che la formazione sia uno strumento imprescindibile per una virtuosa gestione delle risorse europee a disposizione; in quest’ottica, abbiamo favorito la creazione di iniziative ed eventi sui territori per amministratori e funzionari.

COSA CHIEDIAMO

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Di qui alla fine dell’anno saranno adottati gli atti delegati e quelli di esecuzione per l’attuazione delle politiche di coesione. L’IDV vigilerà sull’operato della Commissione perché siano rispettati i risultati ottenuti nei Regolamenti e affinché questi si riflettano nei Contratti di Partenariato e nei Piani Operativi. È necessario sollecitare il Governo italiano e le Regioni perché programmino al meglio i fondi disponibili, risolvendo gli annosi problemi di assorbimento dei fondi, e affinché siano pronti ad intervenire nel caso in cui sia necessaria una nuova negoziazione dei programmi

euro pagina 28

6- LE CHIAVI PER IL RILANCIO DELL’ECONOMIA ITALIANA: IL “MADE IN”, NO AL DUMPING E NO AGLI OGM

CONTESTO

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Lo scorso Ottobre la commissione ITRE (Industria, Ricerca ed Energia) del Parlamento Europeo ha adottato l’art.7 del Regolamento sulla sicurezza dei prodotti alimentari, che recepisce le norme sull’origine e l’etichettatura dei prodotti, il cosiddetto “Made in”. Nonostante la forte opposizione della Germania e di altri paesi del Nord Europa, il recepimento di tale articolo colma un vuoto legislativo, in quanto la tracciabilità dei prodotti è fondamentale per un mercato con regole chiare, condivise, rispettate: libero. Per evitare che la proposta possa essere ritirata dalla prossima Commissione Europea, il Parlamento cercherà di approvare il Regolamento nell’ultima plenaria di Aprile.

made in italy

COSA HA FATTO IDV

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Da sempre coinvolta nella battaglia contro la contraffazione, l’IDV ha sostenuto fin dal primo momento la proposta della Commissione Europea. Il volume delle merci contraffatte si aggira sui 200 miliardi di euro l’anno a livello mondiale. In Italia il mercato del falso vale 17 miliardi e una perdita di 185 mila posti di lavoro. Negare la necessità della tracciabilità dei prodotti significa incentivare la contraffazione dalla quale discendono truffe e danni ai consumatori, perdite erariali per gli stati, crisi per le imprese e potenziamento della criminalità organizzata.

COSA CHIEDIAMO

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Portare avanti l’articolo 7 significherebbe garantire un mercato interno europeo più trasparente e sicuro, che promuova la competitività delle imprese italiane. L’IDV chiederà al Consiglio UE, in primis a quello italiano, di affrontare con celerità la questione legata al Regolamento sulla sicurezza dei prodotti alimentari e continuerà a mantenere la sua netta posizione di supporto perché l’articolo 7, indispensabile per il settore manifatturiero italiano, non venga ad essere “annacquato”

7- NO AL NUCLEARE ANCHE IN EUROPA

CONTESTO

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Nel 2011 l’incidente di Fukushima aveva dimostrato come persino nell’avanzato e lungimirante Giappone il nucleare fosse una fonte di energia poco sicura, causando in poco tempo gravi problemi alla salute degli abitanti e un disastro ambientale senza precedenti. Quello di Fukushima, purtroppo, è stato solo uno dei tanti episodi che si sono susseguiti negli ultimi anni e che, nonostante gli ingenti investimenti fatti per la progettazione e la realizzazione di centrali nucleari sempre più avanzate, non riescono ad essere evitati.

COSA HA FATTO IDV

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Prima che avvenisse l’incidente di Fukushima, l’Italia dei Valori aveva proposto il referendum che avrebbe poi impedito la possibilità di portare il nucleare in Italia. Quella dei cittadini italiani fu una scelta saggia e consapevole e l’Italia dei valori si è fatta carico di tale posizione anche in Europa votando con forza contro il nucleare e a favore delle energie rinnovabili. Pensando al nucleare emergono troppe incertezze e l’incidente di Fukushima ha dimostrato come sia impossibile reagire ad un disastro di tale portata per il quale, ancora oggi, quel territorio e quegli abitanti stanno pagando con la loro salute. Oltretutto il nucleare comporta costi esorbitanti, essendo elevati i livelli di tecnologia e competenza richiesti ai progettisti di un impianto. Infine il nucleare crea anche un problema sociale: i cittadini non accetteranno mai di convivere a fianco di una centrale nucleare o di uno stoccaggio di scorie radioattive. La localizzazione di un impianto nucleare, infatti, rappresenta un altro ostacolo per la sua realizzazione ed un altro motivo per cui non mettere a rischio un territorio.

no nucleare

COSA CHIEDIAMO

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Noi dell’Italia dei Valori proponiamo di investire sulle fonti rinnovabili e sulla creazione dei green jobs come nuove aree occupazionali. Un pannello fotovoltaico è garantito fino a 25 anni e produce energia fino a 35 anni. Il solare e l’eolico sono le due fonti energetiche che registrano costi sempre più abbordabili. Il nostro Partito opera per la promozione della green economy vista come nuovo modello di sviluppo, e per le sue applicazioni all’urbanistica, all’edilizia, alle infrastrutture e ai trasporti. Si propone di far crescere nell’opinione pubblica la coscienza della necessità di una lotta senza quartiere ai crimini ambientali e alla penetrazione in questo campo delle organizzazioni criminali di stampo mafioso.

rinnovabili

8- GARANZIE PER I GIOVANI E LE DONNE

CONTESTO

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La situazione dei giovani e delle donne nel mercato del lavoro in Europa è drammatica. La disoccupazione tra le persone in età produttiva raggiunge un livello pari all’11%, mentre tra i giovani questo indice è due volte superiore e ammonta al 23%. Solo il 47% delle donne ha un lavoro, oltre 10 punti sotto la media europea che, se recuperati, potrebbero generare un aumento del PIL di 6 – 7 punti percentuali. Oggi nell’Unione europea i disoccupati fino ai 25 anni di età sono quasi 6 milioni. Nei singoli Stati membri si presenta una significativa differenziazione, mentre in Germania e Austria il tasso di disoccupazione non supera il 9%, in Grecia e in Spagna questo valore supera il 55%. La mancanza di lavoro e le pessime prospettive occupazionali per i giovani si riflettono sul peggioramento della situazione demografica in Europa. I giovani rimandano a un futuro prossimo indefinito la decisione di formare una famiglia e di divenire genitori, poiché per loro si prospetta un futuro professionale incerto. L’Italia è anche al terz’ultimo posto per la condivisione delle attività domestiche tra uomo e donna in riferimento ai paesi Ocse. Serve quindi un cambiamento radicale che superi il nostro modello economico-sociale e culturale, che ostacola la piena realizzazione del progetto di vita femminile.

erasmus

COSA HA FATTO IDV

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L’Italia dei Valori si è sempre battuta in tutte le sedi istituzionali, e anche al Parlamento Europeo, affinché fossero approvati tutti gli strumenti utili per combattere la piaga della disoccupazione, riuscendo a destinare, con la prossima programmazione 2014 – 2020, diversi fondi proprio allo sviluppo dell’occupazione giovanile.

COSA CHIEDIAMO

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Per rilanciare una crescita sostenibile nei Paesi europei non ci si può limitare, come fatto sinora, a tagliare le inefficienze e adottare misure di austerità che, di fatto, vanno a ricadere sulle nuove generazioni. Piuttosto è necessario investire sul capitale, soprattutto quello umano, utilizzando anche quelle risorse che l’Unione Europea mette a disposizione attraverso programmi come Erasmus+ o Youth Guarantee. Abbiamo il dovere di investire e formare i nostri giovani, per assicurare un’economia forte e garantire solide prospettive di crescita di lungo termine per l’economia europea. Inoltre, proponiamo una piattaforma europea che possa far allineare l’Italia ad altri Paesi, prevedendo un welfare di riferimento unico che lasci a tutti le stesse opportunità, con servizi pubblici per l’infanzia e per gli anziani, una flessibilità nell’organizzazione del lavoro e negli orari di servizio, un assegno di maternità, una “doppia carriera” che ridistribuisca i permessi lavorativi su entrambi i partner. Bisogna puntare ad una vera politica europea di conciliazione, una politica amichevole nei confronti delle donne che in molti Paesi ha già fatto la differenza e che può contribuire a far ripartire il nostro Paese.

9- UNA SOLUZIONE ALL’IMMIGRAZIONE: I CORRIDOI UMANITARI

CONTESTO

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Le tragedie che si sono susseguite nel Mar Mediterraneo e nel 2012 al largo di Lampedusa hanno richiamato l’attenzione sul fenomeno della migrazione di massa dall’Africa e dall’Asia verso l’Europa che, secondo stime dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, ha causato almeno 20.000 morti. Questa tragedia umanitaria causata dalla fuga da zone di conflitto, come per esempio Siria ed Eritrea, coinvolge sempre di più aventi diritto all’asilo politico e impone un intervento immediato delle istituzioni europee.

immigrati

COSA HA FATTO IDV

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Per contrastare questa drammatica situazione l’Italia dei Valori ha presentato un’interrogazione scritta nella quale si chiedeva alla Commissione europea di affrontare il fenomeno alla radice e, in particolare, di adottare le opportune misure atte a costituire un corridoio umanitario dal Nord Africa, in favore dei rifugiati, per interrompere o quanto meno scongiurare lo stillicidio delle tragedie nel Mediterraneo.

COSA CHIEDIAMO

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L’Italia, la Grecia e la Spagna sono solo la prima frontiera dell’Unione Europea e non la destinazione finale dei flussi, per cui si rende necessaria l’istituzione di un presidio nei territori interessati da conflitti per monitorare l’esistenza dei requisiti sulle richieste d’asilo e verificare la destinazione finale dei rifugiati.

immigration

10- DALLA PARTE DEI CITTADINI CONTRO GLI SPRECHI: NO ALLA DOPPIA SEDE DEL PARLAMENTO EUROPEO

CONTESTO

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Fin dalla sua nascita l’UE ha posto il cittadino al centro del processo d’integrazione europea: infatti in tutti i trattati si riconoscono una serie di diritti personali, civili, politici, economici e sociali dei cittadini e dei residenti dell’UE. Oltre al rispetto dei diritti fondamentali, le istituzioni europee riconoscono una serie di altri diritti altrettanto importanti: il trattato di Amsterdam ha infatti definito il rapporto tra la cittadinanza nazionale e la cittadinanza dell’Unione, che costituisce un completamento della cittadinanza nazionale, senza sostituire quest’ultima. Per questo motivo, la Commissione Europea ha battezzato il 2013 quale “Anno europeo della cittadinanza”, dedicandolo a tutti i cittadini europei e ai loro diritti. Inoltre, il Trattato di Lisbona ha introdotto una nuova forma di partecipazione pubblica, l’iniziativa dei cittadini, a testimonianza della maggiore attenzione prestata dalle istituzioni UE nei confronti dei cittadini europei e che consiste in un invito rivolto alla Commissione Europea perché proponga un atto legislativo su questioni per le quali l’UE ha la competenza di legiferare.

COSA HA FATTO IDV

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La Delegazione IDV presso il Parlamento Europeo si è fatta interprete di numerose battaglie a difesa e tutela dei cittadini: dalla difesa del diritto alla libera circolazione delle persone, come nel caso di due ragazzi italiani arrestati in Olanda ai quali non erano stati riconosciuti i documenti d’identità in loro possesso, alla salvaguardia del diritto di voto negato a tutti gli studenti che si trovano in Erasmus; dalla difesa dei consumatori, con l’estensione dell’etichettatura obbligatoria per i prodotti alimentari, alla tutela dei diritti dei lavoratori oggetto di dumping sociale come nel caso dei dipendenti Meridiana/Eurofly, fino alle battaglie portate avanti sulla libertà d’informazione e di stampa contro la “legge bavaglio” sulle intercettazioni, per salvaguardare il diritto dei cittadini italiani ad essere informati. Nel settore dei Trasporti, abbiamo promosso e favorito l’introduzione di misure più stringenti a tutela dei diritti dei passeggeri in tutti i modi di trasporto. Recentemente, ci siamo battuti per ampliare il grado di tutela dei passeggeri aerei in caso di cancellazione o ritardo dei voli, facilitando l’ottenimento di risarcimenti per i passeggeri in caso di responsabilità oggettiva delle compagnie aeree e garantendo regole più chiare per le procedure di reclamo e assistenza. Abbiamo inoltre sostenuto in sede parlamentare la proposta che garantisce il diritto di tutti i cittadini dell’Unione europea di ottenere l’assistenza legale di un difensore in un procedimento penale. Questo provvedimento estende a tutti gli indagati – ovunque si trovino nell’Unione europea – il diritto di essere assistiti da un difensore sin dalle prime fasi del procedimento e fino alla sua conclusione. L’Italia dei Valori si batte da sempre contro gli sprechi della politica; in ambito europeo, abbiamo manifestato la nostra posizione anche recentemente, il 20 novembre 2013, quando il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione con la quale si tornava a far pressione sugli Stati membri per risolvere l’annoso problema della doppia sede parlamentare. Ricordiamo infatti che i costi annuali della dispersione geografica dell’Europarlamento sono compresi fra i 156 e i 204 milioni di Euro, circa il 10% del bilancio annuale del PE, oltre a contemplare un rito di trasporto ai limiti del ridicolo, che coinvolge ogni mese 8 tir carichi di faldoni e scatoloni.

European flags fly in front of the Europ

COSA CHIEDIAMO

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Il nostro Partito chiede che siano la democrazia, la trasparenza e la responsabilità gli elementi costitutivi di qualsiasi riforma istituzionale in seno alle istituzioni Europee. In quest’ottica, è auspicabile un ruolo maggiore delle Regioni e delle collettività locali nella vita dell’Europa, che rifletta il loro crescente ruolo nel mettere in atto le politiche europee e nella promozione del dibattito europeo tra i cittadini. Con riferimento ai diritti civili, chiediamo un rafforzamento della legislazione contro le discriminazioni al fine di rendere effettiva l’eguaglianza di trattamento tra i cittadini, quali che siano le differenze di genere, origine etnica, età, orientamento sessuale e religione. È essenziale che l’Europa riesca inoltre a superare le proprie ambiguità e contraddizioni per offrire una migliore immagine di sé ai suoi stessi cittadini. Per questo motivo, la presenza di due sedi parlamentari per l’istituzione direttamente eletta dai cittadini non è più tollerabile. L’Italia dei Valori chiede pertanto di avviare la procedura ordinaria di revisione dei trattati per abolire una volta per tutte la sede di Strasburgo.

bandiere europa

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