Tra i provvedimenti contenuti nella manovra cosiddetta “Salva Italia” del governo Monti, per raggiungere il pareggio di bilancio entro 2013, c’è anche la cessazione dei contributi statali all’editoria. L’Italia dei valori, in aggiunta a questa decisione, ha presentato un emendamento col quale propone un ulteriore taglio, più decisivo e non meno importante: l’abrogazione dei rimborsi elettorali ai partiti politici.
Dal 1994 al 2010, grazie ai finanziamenti, i partiti hanno fagocitato ben 2 miliardi e 554 milioni di euro, soldi pubblici incassati in soli sedici anni. Dal suo ingresso ad oggi, la regolamentazione dei rimborsi elettorali ha subito più di una modifica, ma mai nessuna tesa ad evitare che i partiti si gonfiassero le tasche sulle spalle delle casse dello Stato. Inoltre, i partiti percepiscono i rimborsi elettorali a prescindere dalla durata effettiva della legislatura: dal 2006 al 2010 ogni anno ci si è dovuti sobbarcare la spesa di quasi 100 milioni di euro per finanziare le forze politiche rappresentate nella XV legislatura. Dal 2008 e fino al 2012 si dovranno comunque pagare ai partiti che contano eletti in Parlamento i rimborsi elettorali della tornata politica che ha dato vita alla XVI legislatura: sono 100.618.876,18 euro l’anno (503.094.380,90 quelli complessivi riconosciuti sui cinque anni), cui si sommano i rimborsi, sempre milionari, dovuti per le consultazioni regionali ed europee. Da quando è iniziato il governo Berlusconi, solo per i rimborsi elettorali delle politiche, sono stati spesi 600 milioni di euro. A tutto questo si aggiunge puntale anche la Circoscrizione Estero.
In parole povere, cifre stratosferiche che rischiano di finire nelle mani dei partiti un anno si e uno no, visto che è diventato difficile portare a termine una legislatura senza andare ad elezioni anticipate.
Un vero e proprio spreco di denaro pubblico al quale è necessario dire basta.





