Tra i provvedimenti sulla crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici contenuti nella manovra cosiddetta “Salva Italia” del governo Monti, l’Italia dei valori ha proposto l’inserimento di alcune disposizioni per la procedura dell’assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione e l’aumento dei canoni di concessione.
Sul primo argomento, tre sono gli obiettivi principali: revocare il bando e il disciplinare di gara relativi all’assegnazione dei diritti d’uso delle frequenze in banda televisiva; revocare il decreto della direzione generale per i servizi di comunicazione elettronica e di radiodiffusione del Ministero dello Sviluppo economico e, infine, prevedere che entro un mese dalla data di entrata in vigore della manovra, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) stabilisca le condizioni economiche di assegnazione delle frequenze tramite una procedura ad evidenza pubblica competitiva che garantisca la partecipazione alla stessa di tutti i soggetti interessati a livello nazionale e comunitario. Naturalmente la base d’asta di tale procedura dovrà garantire la massima valorizzazione economica delle frequenze da assegnare.
Sui canoni di concessione delle frequenze, l’Idv ha chiesto l’aumento delle tariffe, da attuarsi in base alla tipologia delle radiofrequenze e ai loro fatturati annui, a partire dal primo gennaio del 2012. Con i conti alla mano, grazie questo sistema nelle casse dello Stato entrerebbero circa 500 milioni di euro, una cifra che i signori del Palazzo non possono ignorare.




