Giovedi, 17 Maggio 2012

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Manovra

La tassa sul lusso

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La redazione IDV
Per portare il paese fuori dalla crisi, la manovra cosiddetta “Salva Italia” del governo Monti ha attuato un superprelievo su auto di lusso, aerei ed elicotteri. Inoltre, tassazione anche per le imbarcazioni ed aumenti per le accise sui tabacchi. L’Italia dei valori ritiene questo provvedimento abbastanza positivo, anche se si poteva graduare ed aumentare l’aliquota su tali mezzi senza intervenire per l’ennesima volta sui tabacchi, che hanno subito già troppi aumenti proprio di recente.

Detrazioni e sviluppo, si può fare ancora meglio

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La redazione IDV
Per portare il paese fuori dalla crisi, la manovra cosiddetta “Salva Italia” del governo Monti ha messo mano anche alla detrazione da imposte sul reddito dell’Irap relativa al costo del lavoro. E' da due anni che l’Italia dei valori propone questo intervento nelle sue “contromanovre” presentate al Parlamento. Finalmente qualcosa è cambiato anche se, nei provvedimenti del governo, mancano ancora misure incisive per lo sviluppo. Tra queste: il rilancio dei consumi, un progetto di riconversione ecologica del sistema produttivo, la messa in sicurezza di scuole e del territorio, un programma straordinario per l’efficienza e il risparmio energetico nell’edilizia residenziale, gli aiuti alle imprese per la ricerca sulle innovazioni, il sostegno del merito aumentando il fondo per le borse di studio, il supporto alle PMI fornitrici delle Pubbliche Amministrazioni che patiscono gravi ritardi nei pagamenti dei loro crediti tramite la cessione di questi alla Cassa depositi e prestiti. Servono maggiori finanziamenti per il trasporto pubblico locale e per garantire ai pendolari un vero diritto alla mobilità. Insomma, la strada era quella giusta, ma si poteva e si doveva fare di più.

Liberalizzazioni, si poteva fare di più

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La redazione IDV

Per portare il paese fuori dalla crisi, la manovra cosiddetta “Salva Italia” del governo Monti ha messo mano anche alle liberalizzazioni. Su questo punto si doveva e si poteva fare di più. Altre idee potevano essere prese in considerazione. Tra le proposte dell’Italia dei valori, ad esempio, c’è la riforma degli ordini professionali, la liberalizzazione del settore del credito e di quello delle assicurazioni, del settore trasporti e dei carburanti. Inoltre, si potevano liberalizzare anche le Camere di commercio. Il governo Monti, invece, ha messo mano soltanto ad alcuni settore, come l’orario degli esercizi commerciali o i medicinali di lascia C.

No all'aumento delle accise sui carburanti

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La redazione IDV
Da gennaio 2012 scatterà un nuovo aumento delle accise sui carburanti. Tale iincremento, voluto dal governo Monti, produrrà un gettito di circa 6 miliardi di euro. In parole povere,  entrerà denaro nelle casse dello Stato ma si creerà inflazione e, puntualmente, ad essere colpiti saranno, ancora una colta, solo e soltanto i cittadini. L’Italia dei valori ha proposto un emendamento alla manovra finanziaria, cosiddetta “Salva Italia”, con il quale ha chiesto la soppressione dell’aumento delle accise. Gli italiani non possono essere sempre gli unici a pagare per una crisi che colpisce tutti.

Scuola, ricerca e università abbandonate

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La redazione IDV

La manovra varata dal governo Monti si è totalmente dimenticata dei giovani, della ricerca e dell'innovazione. In particolare, l'università italiana sta conoscendo l'assurda situazione degli studenti idonei e non beneficiari delle borse di studio, che quest'anno sono uno su 4. Con la presentazione da parte del gruppo parlamentare dell'Italia dei Valori di due emendamenti riguardanti il reclutamento di nuovi ricercatori per l'università ed i fondi per dare borse di studio a tutti gli studenti capaci, meritevoli e privi di mezzi, avremo occasione  di verificare se le tante chiacchiere sull'importanza di investire su scuola, università e ricerca rimarranno tali o si tradurranno in fatti concreti. Nell’immediato abbiamo chiesto che vengano stanziati 200 milioni di euro per questo Anno Accademico e 150 per il prossimo, ripristinando la tassa di successione del 10% sugli immobili di valore superiore a 500.000 euro e tassando le rendite finanziarie. È possibile, inoltre, garantire la copertura di tutte le borse di studio, in questo Anno Accademico e in quelli successivi, riducendo drasticamente le spese militari.

ICI equa e progressiva

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La redazione IDV

ici ici La manovra “Salva Italia” del governo Monti prevede, tra le altre cose, la reintroduzione dell'Ici anche sulle prime case, attraverso la creazione dell'Imu, l'imposta municipale unica. L'Italia dei Valori, nell'ottica dell'equità che la manovra dovrebbe avere, ha proposto alcuni emendamenti per modificare questo provvedimento.
Abbiamo proposto che la riduzione dell'imposta, prevista per agevolarne il pagamento, non comprenda le abitazioni di tipo signorile, le ville, i castelli e i palazzi di eminenti pregi artistici o storici. In questo modo la riduzione dell'ICI sarebbe applicata solo alle prime case “normali”, rispettando meglio il concetto di equità descritto da Mario Monti. Con un altro emendamento, sempre per differenziare le tipologie di abitazioni rispetto al pagamento dell'Ici, abbiamo proposto di escludere dall'aliquota agevolata dello 0,4% quelle stesse abitazioni signorili, oltre agli uffici e agli studi privati.
Il concetto di equità deve essere rispecchiato nella progressività della tassazione: per questo un'altra nostra proposta prevede l'aumento della tassazione per chi possieda immobili per un valore catastale (rivalutato secondo i dettami della manovra) superiore al milione di euro. Viceversa, proponiamo che sulle rendite catastali minori ai 2520 euro vi sia una riduzione delle aliquote fino all'1% di “sconto” per le rendite catastali più basse.
Un altro punto critico è l'esenzione dal pagamento dell'Ici per gli edifici di proprietà della Chiesa. Un nostro emendamento chiede che questa ingiustizia venga eliminata, sottoponendo al pagamento dell'Ici tutti gli edifici che a qualunque titolo svolgano un'attività commerciale. Questo emendamento, se approvato, porterebbe un introito di circa 700 milioni di euro all'anno.
Come per altri passaggi della manovra, inoltre, abbiamo recepito le richieste dell'ANCI, Associazione Nazionale Comuni Italiani, e inserito un emendamento che allarga la riduzione delle aliquote anche alle abitazioni con caratteristiche di alloggio sociale.
Particolare importanza riveste per noi, inoltre, non solo la riduzione del debito, tramite quindi l'introduzione di sacrifici duri ma equi, ma anche il rilancio della crescita. Per questo riteniamo fondamentale il comparto agricolo, e ci pare dovuta l'esenzione dei fabbricati rurali e dei terreni agricoli dalla rivalutazione del 45% del loro valore, in modo che paghino meno Imu.

Riformare le pensioni all'insegna dell'equità

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La redazione IDV

pensioni, pensione pensione, inps Uno dei punti più dibattuti della manovra “Salva Italia” del governo Monti è stato quello delle pensioni. Il fronte della previdenza è stato da subito oggetto di alzate di scudi da una parte e dall'altra. Da un lato, la necessità del governo di “fare cassa” e al tempo stesso di riformulare un sistema pensionistico pensato in altri tempi, dall'altra la giusta pretesa delle persone del rispetto di diritti acquisiti, il riconoscimento di una vita di sacrifici, e l'aspirazione all'equità. Soprattutto questo punto è stato molto discusso: se da un lato si chiedono tempi sempre più lunghi ai cittadini per andare in pensione, vengono invece lasciati intatti i privilegi e i vitalizi dei parlamentari e della cosiddetta “casta della politica”. Un punto importante è quello dell'indicizzazione delle pensioni, che secondo noi devono seguire l'andamento dell'inflazione per evitare che i cittadini perdano potere d'acquisto: un nostro emendamento chiede che sia prevista l'indicizzazione delle pensioni fino a 5 volte il minimo Inps (che è di 467 euro → X 5= 2335€). La norma attuale della manovra prevede la copertura del 100% solo per le pensioni doppie rispetto al minimo, ovvero neanche 1000 euro, per 2 anni.Sempre nell'ottica dell'equità va il nostro emendamento per i lavoratori precoci: chi ha iniziato molto presto a lavorare deve poter andare in pensione appena raggiunti i limiti di contribuzione, anche se non ha raggiunto i limiti di età.

Dove trovare i soldi per sostenere un sistema pensionistico più equo? Nelle imposte sui grandi patrimoni mobiliari e immobiliari. Con una tassazione progressiva per i patrimoni dai 1.500.000 € in su, dallo 0,5% al 2%, è possibile trovare le risorse, per esempio, per permettere a chi ha raggiunto 42 e un mese o 41 e un mese di contributi di andare in pensione a qualunque età senza penalizzazione.Altro punto da toccare, nella direzione dell'equità, sono le pensioni d'oro. Un nostro emendamento propone che il contributo di solidarietà per le pensioni sopra i 90mila euro annui venga alzato dal 5 al 10%, mentre quello per le pensioni sopra ai 150mila euro raddoppi dal 10 al 20%. Ma l'ostacolo più grosso alla parola “equità” rimangono i vitalizi dei parlamentari e dei consiglieri regionali. Con l'abolizione di questo privilegio insensato, si potrebbe eliminare la differenza degli anni di contribuzione (42 e 41) tra uomini e donne per l’accesso alla pensione anticipata, portando per tutti il requisito a 41.Sempre abolendo i vitalizi, un altro nostro emendamento introduce un meccanismo di maggiore gradualità nell’accesso alla pensione anticipata per chi al 31 dicembre 2011 abbia già maturato 35 anni di contributi. L’emendamento è illustrato nella seguente tabella:

Anni contributivi versati al 31 dicembre 2011

tra 35 anni e 35 anni e 11 mesi

tra 36 anni e 36 anni e 11 mesi

tra 37 anni e 37 anni e 11 mesi

tra 38 anni e 38 anni e 11 mesi

tra 39 anni e 39 anni e 11 mesi

 

 

 

 

 

 

 

Anni contributi necessari per andare in pensione dal 1° gennaio 2012

Uomini

42 anni

41 anni e 9 mesi

41 anni e 2 mesi

40 anni e 8 mesi

40 anni e 3 mesi

Donne

41 anni

40 anni e 9 mesi

40 anni e 2 mesi

39 anni e 8 mesi

39 anni e 3 mesi

Tramite l'introduzione dell'Ici anche sugli edifici con finalità commerciale di proprietà della Chiesa, inoltre, sarebbe possibile, secondo la seguente tabella, graduare maggiormente il requisito anagrafico per l’accesso alla pensione di anzianità per le lavoratrici dipendenti.

lavoratrici dipendenti

Situazione attuale

01/01/2012

01/01/2014

01/01/2016

01/01/2018

01/01/2020

01/01/2021

anni

anni

anni

anni

anni

anni

anni

Proposta Governo

60

62

63 e 6 mesi

65

66

 

67

Proposta IDV

60

62

62 e 6 mesi

63, 6 mesi

65

66

67

Crediamo che un'uscita dal mondo del lavoro flessibile sia la giusta dimensione per la riforma del sistema pensionistico, per 4 motivi:1) assicura libertà in scelte esistenziali per i lavoratori;2) consente a quei lavoratori che non hanno bisogno di un importo elevato di pensione di smettere prima di lavorare3) libera posti di lavoro che possono essere occupati da persone maggiormente motivate, con incremento della produttività
Altro aspetto importante, quello della mobilità: un nostro emendamento mira a eliminare il limite di 50mila persone per accedere al pensionamento, sostituendolo con un più giusto parametro di maturazione dei requisiti entro il 31 dicembre 2017 per tutti i lavoratori in mobilità, mobilità lunga, in esodo e titolari di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solitarietà. La qualità della vita va di pari passo con una riforma pensionistica più equa. E quindi, sempre recuperando l'Ici dai patrimoni della Chiesa adibiti ad uso commerciale, è possibile associare l'aumento dell'età pensionabile delle donne a un fondo per le politiche per la famiglia per meglio conciliare tempi di vita, di cura e di lavoro.

Rimborsi elettorali, diamoci un taglio

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La redazione IDV

rimborsi elettorali rimporsi elettorali Tra i provvedimenti contenuti nella manovra cosiddetta “Salva Italia” del governo Monti, per raggiungere il pareggio di bilancio entro 2013, c’è anche la cessazione dei contributi statali all’editoria. L’Italia dei valori, in aggiunta a questa decisione, ha presentato un emendamento col quale propone un ulteriore taglio, più decisivo e non meno importante: l’abrogazione dei rimborsi elettorali ai partiti politici.

Dal 1994 al 2010, grazie ai finanziamenti, i partiti hanno fagocitato ben 2 miliardi e 554 milioni di euro, soldi pubblici incassati in soli sedici anni. Dal suo ingresso ad oggi, la regolamentazione dei rimborsi elettorali ha subito più di una modifica, ma mai nessuna tesa ad evitare che i partiti si gonfiassero le tasche sulle spalle delle casse dello Stato. Inoltre, i partiti percepiscono i rimborsi elettorali a prescindere dalla durata effettiva della legislatura: dal 2006 al 2010 ogni anno ci si è dovuti sobbarcare la spesa di quasi 100 milioni di euro per finanziare le forze politiche rappresentate nella XV legislatura. Dal 2008 e fino al 2012 si dovranno comunque pagare ai partiti che contano eletti in Parlamento i rimborsi elettorali della tornata politica che ha dato vita alla XVI legislatura: sono 100.618.876,18 euro l’anno (503.094.380,90 quelli complessivi riconosciuti sui cinque anni), cui si sommano i rimborsi, sempre milionari, dovuti per le consultazioni regionali ed europee. Da quando è iniziato il governo Berlusconi, solo per i rimborsi elettorali delle politiche, sono stati spesi 600 milioni di euro. A tutto questo si aggiunge puntale anche la Circoscrizione Estero.

In parole povere, cifre stratosferiche che rischiano di finire nelle mani dei partiti un anno si e uno no, visto che è diventato difficile portare a termine una legislatura senza andare ad elezioni anticipate.

Un vero e proprio spreco di denaro pubblico al quale è necessario dire basta.

Diciamo basta alla casta e ai suoi privilegi

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La redazione IDV
basta casta privilegi basta casta privilegiIn un momento di crisi economica, dove tutti gli italiani sono chiamati a stringere la cinghia, non si possono ignorare le esorbitanti somme di denaro che girano attorno alla politica, cifre da capogiro che contribuiscono a tormentare le casse dello Stato e che vanno ora più mai combattute. Da sempre favorevole, senza se e senza ma, all’abolizione dei costi della politica, l’Italia dei valori ha presentato importanti proposte alla manovra cosiddetta “salva Italia” del governo Monti.
Prima fra tutte, la netta riduzione degli stipendi dei parlamentari, così lontani dalle medie dei colleghi europei, e il ridimensionamento delle spese che vengono rimborsate a vario titolo. L’Italia, infatti, è il Paese che si posiziona al primo posto in Europa nel pagare le retribuzioni dei suoi politici.
Segue poi, tra le proposte, l’abolizione dei vitalizi dei parlamentari nazionali e dei consiglieri regionali. Ancora, la soppressione immediata di ogni forma di rimborso delle spese di viaggio e di trasporto per i parlamentari cessati dal mandato. Infatti, nonostante la democrazia e le istituzioni rappresentative abbiano un "costo funzionale intrinseco", in esse si annidano talvolta vetusti ed inaccettabili privilegi che fanno della "classe dei politici", sia durante che alla fine di un mandato, una riprovevole “casta degli eletti”.
Infine, l'Idv ha presentato un emendamento col quale chiede la soppressione delle norme che stabiliscono l'autonomia contabile e di bilancio della presidenza del Consiglio dei Ministri così come ha chiesto di razionalizzare la spesa di anche Regioni ed Enti Locali, individuando costi standard ai quale le amministrazioni locali devono attenersi.

Stop ad auto e voli "blu"

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La redazione IDV
auto blu e voli blu auto blu e voli blu A pesare come un macigno sulle spalle e le casse dello Stato, non sono solo gli stipendi e le pensioni dei parlamentari, ma anche e soprattutto la lista privilegi che ruota attorno alla casta: le auto, i voli blu e tutte le spese accessorie che questi comportano nella pubblica amministrazione.
L’Italia dei valori, a riguardo, ha presentato una serie di emendamenti alla manovra cosiddetta “Salva Italia” del governo Monti. Tra le proposte, quella di stabilire un limite massimo di vetture in circolazione. L’“auto blu” è da sempre vista come un simbolo della casta e, se in qualche caso il suo uso potrebbe anche essere giustificato da ragioni oggettive, spesso si risolve in un vero e proprio spreco di denaro pubblico.
Il tema delle autovetture in dotazione delle pubbliche amministrazioni è stato affrontato nell'ultimo ventennio in diverse occasioni attraverso con lo scopo di razionalizzarne il regime giuridico, le modalità di utilizzo e di ridurre i costi di gestione. Ad oggi, però siamo ancora lontani dal parlare di cifre ragionevoli.
Secondo le rilevazioni del sito www.contribuenti.it si apprende che nel 2009 il parco delle “auto blu” sarebbe cresciuto del 3,1 per cento, passando da 607.918 a 626.760 unità. E nel primo trimestre del 2010 il trend positivo non si sarebbe fermato: +0,6 punti percentuali,il che significa ben 629.120 “auto blu”. Anche solo ipotizzando che siano un quarto del numero citato ed il loro costo unitario sia calcolato in circa 30.000 euro l’anno per ciascuna di essa, ne risulterebbe comunque un costo complessivo di circa 5 miliardi di euro, senza escludere che dopo alcuni anni le vetture vanno anche sostituite, riparate e comunque dotate anche di autista. È dunque necessario intervenire in quest'ambito per ridurre le spese inutili.
Discorso analogo per i “voli blu”, cioè i voli di Stato. La proposta dell’Italia dei valori è quella di limitarne l’uso soltanto al Presidente della Repubblica, ai Presidenti di Camera e Senato, al Presidente del Consiglio, al Presidente della Corte costituzionale. Per le possibili eccezioni, l’Idv propone che queste siano rese pubbliche sul sito della  Presidenza del Consiglio dei Ministri, con aggiornamento mensile ed indicazione analitica di tutti i soggetti che hanno partecipato al volo e dei motivi che hanno giustificato l'eccezione e la partecipazione, salvi i casi di segreto per ragioni di Stato.
Nell’ultimo governo Berlusconi, le ore di volo per le sole “esigenze di Stato” sono arrivate a 5.931, valori che, considerati quelli raggiunti in passato, vengono polverizzati anno dopo anno. Ignoti, ovviamente, i costi. Ma non è difficile ipotizzarli.

L'8 per mille allo Stato

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La redazione IDV

8 x mille8 x milleL’Italia dei valori, tra gli emendamenti presentati alla manovra finanziaria cosiddetta “Salva Italia” del governo Monti, ha proposto al vaglio del Parlamento una sostanziale e necessaria modifica all’attuale regolamentazione dell’8 per mille, la quota che i contribuenti devono destinare ogni anno, alla Chiesa o altri Enti o Associazioni, in occasione della dichiarazioni dei redditi.
La proposta dell’Idv prevede di indirizzare alla riduzione del debito pubblico del nostro Paese l'intera quota dell'otto per mille del gettito dell'IRPEF, quando i contribuenti non effettuino una scelta espressa. Attualmente, in caso di mancata indicazione da parte del contribuente, la quota viene invece riassegnata automaticamente tra le varie confessioni religiose, accrescendo il patrimonio ecclesiastico.

Negli ultimi periodi, a fare una scelta esplicita per la destinazione dell'otto per mille è stato, mediamente, poco più del 40 per cento dei contribuenti, mentre sono in maggioranza coloro che optano per una “non scelta”. Nello specifico, l'ammontare dell'otto per mille dell'IRPEF corrispondente alle scelte non espresse è stimabile tra i 600 e i 700 milioni di euro annui. Una somma, questa, che potrebbe finire nelle casse dello Stato per contribuire al risanamento delle spese e a sorpassare l’attuale crisi economica.

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