
L'intervista a Leoluca Orlando pubblicata oggi su Il Fatto Quotidiano
Orlando a Palermo è certo: “Rappresento l’antipolitica”
di Enrico Fierro
E adesso parliamone in aramaico. “Come?”. In aramaico, onorevole Leoluca Orlando, visto che pochi mesi fa lei giurò proprio in questa lingua che mai e poi mai si sarebbe candidato a sindaco. Orlando sorride e sta al gioco: “E questa volta ve lo dico in italiano: sarò il sindaco di Palermo”. Punto e a capo.
Comunali di Palermo, 11 candidati a sindaco, 1319 aspiranti consiglieri comunali, ma soprattutto mille giochi sotterranei. Perché qui il gattopardo è vivo e vegeto. E allora le ultime voci che corrono a pochi giorni dalle elezioni, accreditano un Raffaele Lombardo in movimento. Il governatore della Sicilia, rinviato a giudizio per mafia, starebbe dirottando parte dei suoi voti non sul suo candidato, ma su Fabrizio Ferrandelli, l’ex pupillo di Orlando scelto da una parte del centrosinistra per la corsa a Palazzo delle Aquile.
Palermo è una bolgia. Quindi è lecita la domanda: onorevole Orlando, chi gliel’ha fatto fare?
Lo chiami come vuole, senso del dovere, amore per la mia città, scelga lei. Palermo è la quinta città d’Italia, la mia città, non potevo vederla sprofondare e stare con le mani in mano. La verità è che Palermo non è più attraente, non dico per i turisti, ma per gli stessi palermitani. Non esercita più alcun fascino. Le sue bellezze sono coperte dalla spazzatura, quella che si vede e copre la vista dei monumenti, ma anche la munnizza morale che sta nei Palazzi.
I suoi avversari politici dicono che lei sia divorato da una ambizione sfrenata.
Potevo fare il ministro, continuare a fare il parlamentare, bearmi della mia carriera politica. Invece no: ci metto la faccia, mi gioco passato, presente e futuro. Perché questa è la vera politica, mettersi in discussione. La mia candidatura è una risposta forte alla casta, che quando le battaglie sono difficili e devi mettere in conto anche il rischio di perdere, non si candida. Da sindaco guadagnerò 2.300 euro al mese. Quanto guadagna un parlamentare presidente di Commissione lo sapete bene, la mia candidatura è una risposta all’antipolitica, un messaggio morale forte.
Onorevole, lei sa bene che di questi tempi è difficile credere alle buone intenzioni.
E allora le rivelo un piccolo segreto. Mio genero Davide, medico in Canada in un ospedale pubblico dove fa mediamente 300 interventi l’anno compresi ottanta trapianti di cuore, mi ha mandato una mail e mi ha detto che avevo gli occhi felici come non me li vedeva da anni. Ha ragione, non voglio essere un anemico ministro della Repubblica. Farò il sindaco di Palermo.
E per questo ha spaccato il centrosinistra?
Ma quale centrosinistra, quell’insieme di partiti e gruppi di potere subalterni a Lombardo? No, con Raffaele Lombardo mai.
Massimo D’Alema la giudica un viceré...
D’Alema è venuto a Palermo a dire no a Orlando, lo fece anche Giulio Andreotti nel 1980 e finì male. Lo ripeto: giù le mani da Palermo, D’Alema si occupi della questione morale in Puglia. Dopo le primarie-scandalo, un dirigente nazionale del Pd al quale cercavo di spiegare come erano andate le cose allargò le braccia e mi disse: cosa ci vuoi fare, siamo a Palermo. Devono vergognarsi. Il Primo maggio a Portella della Ginestra non ho sentito una sola parola critica su Lombardo e sulle sue frequentazioni mafiose già accertate e documentate dai magistrati, insomma si chiede verità e giustizia sulla strage e non si parla dei rapporti mafia-politica oggi, e poi si meravigliano se il segretario del loro partito viene fischiato.
Orlando è vecchio, ha fatto il suo tempo, questo dicono i suoi avversari.
Il mio slogan è Orlando il sindaco lo sa fare. Ci vuole competenza, il primo dovere di un sindaco è far funzionare la macchina comunale , per questo terrò per me la delega al personale. Ci metto la faccia, voglio creare fiducia nei dipendenti. In questi anni è prevalsa la logica dell’appartenenza, al funzionario non si chiedeva cosa sai fare, ma con chi stai. Ora si capisce quello che stiamo facendo? Stiamo scrivendo una pagina di storia.
Chi è Fabrizio Ferrandelli, suo ex pupillo ma in queste elezioni suo nemico giurato?
Un personaggio che ha avuto un percorso virtuoso e oggi ha amicizie viziose. La vecchia politica, i camaleonti di sempre sono con lui, altro che nuovo.
Il nuovo è Orlando?
Io sono l’antipolitica, nel senso che mi batto per sconfiggere questa politica. Farò il sindaco e non tirerò a campare, affronteremo le emergenze della città e penseremo al progetto, Palermo sarà capitale europea della cultura nel 2019.



I cittadini si aspettano dalla politica risposte, soluzione ai loro bisogni, ai loro crucci, alle loro aspettative. Di fronte a questa esigenza della società civile i partiti hanno l’obbligo di assumersi le loro responsabilità. Il disinteresse della malapolitica alimenta l’antipolitica che io rispetto perché non è altro che l’espressione dell’indignazione dei cittadini. Il prossimo fine settimana, più di 7 milioni di elettori sono chiamati a una scelta importante, sono chiamati a premiare i progetti politici presentati per amministrare Comuni e capoluoghi di Provincia.
L'Italia dei valori è impegnata a ridare slancio all'Italia. A cambiare il Paese con una politica attenta ai diritti, alla legalità, al lavoro, alle esigenze delle fasce più deboli della popolazione. E vuole farlo con le forze del centrosinistra.
Quelle che seguono sono le prime dichiarazioni di Luigi de Magistri, come nuovo sindaco di Napoli.
E alla fine il sogno di Luigi de Magistris è diventato realtà. Oltre ogni più rosea aspettativa, il candidato di Italia dei valori, Federazione della sinistra, Partito del Sud e della lista civica "Napoli è tua" ha conquistato Palazzo San Giacomo ed è diventato, più che sindaco di Napoli, "sindaco dei napoletani", come ha più volte sottolineato. Con il 65,3% dei consensi ha distaccato di oltre il 30% lo sfidante del centrodestra Gianni Lettieri (34,7% dei voti).

