Non c’è speranza che questo governo si comporti con serietà anche se l’Italia è sull’orlo del precipizio. Senza alcun controllo le forze della maggioranza agitano proposte di condono. Il solo fatto che la maggioranza discuta del tema rende priva di credibilità ogni azione di lotta all’evasione fiscale annunciata durante l’estate. Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Non c’è niente da fare, il centrodestra nasce come forza che si schiera e protegge gli evasori e non può che pensare a misure una tantum che di fatto incoraggiano ulteriormente comportamenti di illegalità fiscale.
Ma il punto è che siamo fermi da settimane.
In molti hanno criticato la Lettera di Trichet e di Draghi ma è chiaro che se non ci fosse stata quella lettera quest’estate Berlusconi non avrebbe preso misure e forse le cose sarebbero andate molto peggio per il nostro Paese. Del resto per tutti gli anni ’90 i governi italiani, di ambedue gli schieramenti, hanno usato Bruxelles come “chiodo al quale agganciare la corda italiana per le riforme” . Si diceva: “e’ Bruxelles che ci chiede di modernizzare i settori di pubblica utilità; è Bruxelles che ci chiede di riformare i trasporti e così via”.
L’Italia non è un paese insolvente (a differenza della Grecia), ma solo un Paese con un problema di liquidità. Abbiamo accumulato un grande stock di debito, abbiamo difficoltà a breve nel finanziamento degli oneri connessi con questo debito, ma abbiamo le risorse per poter pagare quel debito. Questo è il punto da cui partire. La situazione però è molto difficile perché la nostra economia non cresce da troppi anni. Il pericolo è che misure di risanamento mal congegnate abbiano effetti recessivi facendo diminuire il PIL e quindi facendo crescere il rapporto tra Debito e PIL.
E’ il momento di avere coraggio e di costruire un vero piano pluriennale di rientro dal Debito ma associandolo a misure che rilancino l’economia italiana.
Il guaio è che Berlusconi non è in condizione di fare né l’una, né l’altra cosa. E questo è molto rischioso. Un governo che non governa per altri 16 o 18 mesi farebbe precipitare la situazione e poi davvero sarebbe drammatico invertire la rotta. Alcuni nodi:
· Agire sulle spese e non aumentare le tasse: studi svolti sui processi di risanamento fiscale nei Paesi OCSE negli ultimi 20 anni ci mostrano che i paesi che hanno risanato tagliando la spesa pubblica sono riusciti a risanare più rapidamente e a crescere di più rispetto ai paesi che hanno aumentato le tasse per risanare;
· Accrescere le tasse può essere deleterio per i consumi delle famiglie e per gli investimenti delle imprese e inoltre i nuovi soldi raccolti possono anche essere dilapidati in nuove spese.
· Azioni che agiscano su entrate straordinarie sono efficaci solo nel breve termine: si pensi alla lunga stagione delle privatizzazioni italiane (1993-2000). In quegli anni siamo stati capaci di ridurre il debito dal 117 per cento al 107; ma nei dieci anni successivi ci siamo mangiati tutto questo risparmio e ora siamo al 120 per cento.
· Bisogna quindi agire sui meccanismi di spesa in modo strutturale: va ridotta la spesa pubblica in modo permanente. Ma qui entra in campo la capacità politica di distinguere tra vari tipi di spesa pubblica. Bisogna avere in mente un “modello di società” e delle priorità.
· Credo che si debba distinguere tra le generazioni: i giovani oggi hanno troppo poco (poca istruzione, poca protezione dai rischi sociali; poco aiuto a mettere su famiglia; poco sostegno a fare impresa) e ci sono le generazioni anziane che hanno molto di più. Meno ai padri e più a figli. Un nuovo Patto tra le generazioni è oggi necessario per risanare e per rilanciare la crescita
· Va fatta una seria analisi sulla ripartizione del carico fiscale, ma anche sulle protezioni che vengono date in cambio, tra lavoro dipendente e lavoro autonomo. Una riforma fiscale è oggi necessaria che riduca le aliquote massime ma che ripartisca meglio il carico e che combatta davvero l’evasione fiscale. Pagare meno/pagare tutti
· Serve una spending review: Tremonti ha smantellato in tre anni e mezzo di governo tutta la macchina costruita da Tommaso Padoa Schioppa per fare una seria spending review. Oggi va rimessa in piedi. Comparto per comparto, settore per settore va valutato con serietà cosa si può tagliare. Non in modo indiscriminato ma con un criterio: efficienza, equità, tutela dei più deboli, etc. Ha senso avere tante forze di polizia (carabinieri, polizia, guardia di finanza, polizia penitenziaria, polizia locale, guardia costiera, guardia forestale etc.)? ha senso avere le Provincie? Ha senso avere le prefetture in tutte le province? Ha senso spendere per le missioni militari? E così via.
· Bisogna liberare le forze imprenditoriali. IL Rapporto della Banca Mondiale Doing Business ci mostra che fare impresa in Italia è molto difficile. L’Italia è all’80esimo posto, penultima in Europa, e dietro il Ruanda (58 esimo). Vanno fatte le liberalizzazioni. Vanno eliminate le corporazioni e le rendite di posizione. Va rivoluzionata la pubblica amministrazione.
· Un nuovo sistema di welfare. Va ripensato il sistema di welfare per fornire strumenti alle donne che vogliono lavorare e ai giovani. Sono scelte difficili perché la coperta è limitata e vanno ripensate alcune misure. Ma un governo dovrebbe avere un suo piano di riforme.
· Ammortizzatori sociali per tutti. Abbiamo scoperto con chiarezza in questi ultimi due anni che la Cassa integrazione è uno strumento discrezionale. Il governo ha usato la cassa integrazione per aiutare alcune imprese piuttosto che altre. E si tratta di uno strumento che copre solo alcuni lavoratori. Va invece costruito un sistema universale che dia protezione anche ai giovani precari.
· Riforma del mercato del lavoro per ridurre il precariato. In questi anni vi è stato un uso eccessivo della flessibilità a basso costo, va invece introdotto il principio che la flessibilità costa, chi non ha garanzie deve essere pagato di più rispetto a chi le ha. Serve un ripensamento delle forme contrattuali e l’introduzione di nuove forme di protezione per chi ne è sprovvisto.
Queste sono solo alcune misure sulle quali bisognerebbe interrogarsi e mettere in cantiere. Serve un modello di società che si vuole realizzare. Invece il centrodestra non ha alcun progetto se non quello di mantenere il potere fino al 2013 con la speranza che “le cose si aggiustino da sole” prima delle prossime elezioni. Ma noi sappiamo che se non si decide, se non si sceglie, se non si ha un piano di azioni si va verso il baratro, e alla fine ne pagano le conseguenze i più deboli: i giovani, i lavoratori meno qualificati, le donne, le famiglie meno abbienti, le aree meno sviluppate del Sud e così via.



