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La redazione IDV

Rai. Immorale stipendio da 650mila euro

“La decisione di assegnare al nuovo direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, uno stipendio di 650 mila euro annui è scandalosa. In un momento di così grave crisi economica, in cui si chiedono sacrifici di ogni tipo ai cittadini, dare un compenso tanto alto è immorale. Ho inviato una lettera al ministro dell’economia e delle Finanze, Vittorio Grilli, e oggi stesso l’Italia dei Valori presenterà un’interrogazione parlamentare per chiedere un intervento immediato affinchè venga bloccata questa decisione scandalosa”. Lo afferma il presidente dell’IdV, Antonio Di Pietro.

“Come Lei sa – scrive il leader IdV nella lettera - la legge prevede che la nomina del Direttore Generale della Rai sia approvata dal C.d.A. dell'azienda, d'intesa con l'azionista. Senza questa intesa, la nomina non può ritenersi perfezionata. Nella sua qualità di azionista della Rai, è Sua facoltà negare la suddetta intesa, almeno fino a quando non si addivenga a una ridefinizione del contratto del Direttore Generale meno onerosa in rapporto alla sua durata e alla retribuzione annua prevista. Come è noto, il C.d.A. della Rai ha affidato al Dott. Gubitosi la Direzione Generale dell'Azienda. Secondo notizie di stampa non smentite, al neo - Direttore Generale è stato garantito un contratto a tempo indeterminato e una retribuzione annua di 650.000 euro. Si tratta di una decisione scandalosa. In un Paese in cui soprattutto ai meno abbienti si stanno chiedendo sacrifici pesantissimi e in cui vi sono membri del Governo che spiegano ai precari quanto sia noioso il lavoro a tempo indeterminato, non si può avallare, in alcun modo, la decisione presa dal C.d.A. della Rai. Come azionista Rai, chiamato a dare l'intesa sulla scelta del vertice Rai, può intervenire per bloccare una decisione iniqua e inaccettabile. Per questo, Le avanzo la richiesta di negare l'intesa in modo che si possa pervenire a una più equa soluzione”.

 
La redazione IDV

Rai. Decreto per spazzare via legge Gasparri

“E’ del tutto evidente che Berlusconi sta cercando di trattare con Monti la migliore tutela dei suoi interessi politici e mediatici in Rai. Le sparate ricattatorie del suo luogotenente Romani sono solo il modo di alzare il prezzo per ottenere ciò che vuole. I richiami del Pdl al rispetto delle sentenze della Corte Costituzionale, a proposito dei poteri del governo nella gestione della Rai, non hanno alcuna credibilità. Vengono, infatti, da un partito che con la legge Gasparri ha ampliato in modo abnorme e anticostituzionale i poteri governativi nel servizio pubblico”. E’ quanto afferma in una nota il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, che aggiunge: “In tutti questi anni il Pdl ha gestito la Rai come fosse una proprietà privata, come dimostra anche la vicenda che si è consumata in Commissione di Vigilanza. Pertanto non può ergersi a tutore della Carta Costituzionale. Lo possiamo fare noi dell’IdV che, con coerenza, abbiamo cercato di liberare la Rai dalla morsa della spartizione partito-tecnica”. “Il Pdl adesso alza il prezzo per non cedere nessuno dei poteri di cui dispone in Rai e dispiace che il Pd non sia stato capace di imporre al suo governo una seria riforma della Gasparri, accettando un modo di procedere in Commissione di vigilanza che, di fatto, ha impedito un esame attento e una selezione seria dei 325 curricula con relativa audizione pubblica dei candidati. A questo punto, di fronte ai giochi di potere del Pdl, a un Cda espressione delle indicazioni dei partiti della maggioranza che sostiene il governo, a una Rai prigioniera dei soliti giochi di potere, si abbia veramente il coraggio di spazzare via la legge Gasparri con un decreto legge che riformi radicalmente il governo dell’azienda, restituendo il servizio pubblico radiotelevisivo ai cittadini, che pagano il canone”.        

RAI. DI PIETRO: DECRETO PER SPAZZARE VIA LEGGE GASPARRI. PDL NON PUO’ ERGERSI A DIFESA CARTA

“E’ del tutto evidente che Berlusconi sta cercando di trattare con Monti la migliore tutela dei suoi interessi politici e mediatici in Rai. Le sparate ricattatorie del suo luogotenente Romani sono solo il modo di alzare il prezzo per ottenere ciò che vuole. I richiami del Pdl al rispetto delle sentenze della Corte Costituzionale, a proposito dei poteri del governo nella gestione della Rai, non hanno alcuna credibilità. Vengono, infatti, da un partito che con la legge Gasparri ha ampliato in modo abnorme e anticostituzionale i poteri governativi nel servizio pubblico”. E’ quanto afferma in una nota il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, che aggiunge: “In tutti questi anni il Pdl ha gestito la Rai come fosse una proprietà privata, come dimostra anche la vicenda che si è consumata in Commissione di Vigilanza. Pertanto non può ergersi a tutore della Carta Costituzionale. Lo possiamo fare noi dell’IdV che, con coerenza, abbiamo cercato di liberare la Rai dalla morsa della spartizione partito-tecnica”. “Il Pdl adesso alza il prezzo per non cedere nessuno dei poteri di cui dispone in Rai e dispiace che il Pd non sia stato capace di imporre al suo governo una seria riforma della Gasparri, accettando un modo di procedere in Commissione di vigilanza che, di fatto, ha impedito un esame attento e una selezione seria dei 325 curricula con relativa audizione pubblica dei candidati. A questo punto, di fronte ai giochi di potere del Pdl, a un Cda espressione delle indicazioni dei partiti della maggioranza che sostiene il governo, a una Rai prigioniera dei soliti giochi di potere, si abbia veramente il coraggio di spazzare via la legge Gasparri con un decreto legge che riformi radicalmente il governo dell’azienda, restituendo il servizio pubblico radiotelevisivo ai cittadini, che pagano il canone”.        

 
La redazione IDV

Rai. Pdl obbedisce a interessi padrone di Mediaset

“Quanto sta avvenendo, in queste ore, in Commissione di vigilanza Rai è inaudito. E’ un comportamento indegno e inammissibile in un Paese civile e democratico. Il Pdl, pur di non perdere la maggioranza nel Cda, sta tenendo in ostaggio l’intera commissione. Ciò al fine di controllare gli introiti pubblicitari e il bilancio della tv pubblica, nonché l’informazione”.
Lo afferma in una nota il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, che aggiunge: “E’ chiaro che il conflitto d’interessi, che fa capo al proprietario di Mediaset, nonché padrone del Pdl, pesa ancora oggi come un macigno sulla libertà e sul pluralismo dell’informazione. L’arroganza del Pdl non ha limiti: per obbedire al volere del proprio padrone e per salvaguardare gli interessi economici e politici, suoi e dei suoi amici, è pronto a mettere sotto i piedi norme e regolamenti. L’idea di sostituire un membro della commissione di Vigilanza, perché non vota più secondo i dettami di partito o perché ritiene di non doverne fare più parte, contrasta non solo con la libertà del mandato parlamentare, ma anche con i regolamenti della Camera e del Senato. Gasparri e Quagliariello oggi pretendono di sostituire il senatore Amato perché non vota più secondo i loro interessi, sono gli stessi ai quali andava benissimo l’elezione di Villari a presidente della commissione, nonostante avesse rotto con il Pd che lo aveva designato.
E’ grave, secondo quanto si apprende, che il presidente del Senato, Schifani, si sia prestato a quest’ignobile e vergognosa operazione che calpesta i diritti elementari di uno Stato democratico. Tutta questa vicenda conferma comunque che la partecipazione al voto da parte dell’Idv, per affermare, in contrasto con la logica di lealtà ai partiti, il principio della parità di genere, dimostra come sia possibile creare scompiglio nella nefasta pratica della spartizione partitica della Rai. Noi continueremo la nostra battaglia, per liberare definitivamente il servizio pubblico radiotelevisivo da ogni dipendenza dai partiti per restituirla ai cittadini”.


Leggi anche: Rai. IdV vota una delle donne che ha inviato il curriculum

   
La redazione IDV

Rai. IdV vota una delle donne che ha inviato il curriculum

L’Italia dei Valori, in questi mesi, ha portato avanti una battaglia per lasciare i partiti fuori dalla Rai. Inoltre, ha più volte chiesto massima trasparenza e correttezza nella selezione dei membri del Cda e il coinvolgimento dei cittadini, legittimi proprietari del servizio pubblico.
“Abbiamo sollecitato, più volte, il Presidente della commissione di vigilanza Rai e le altre forze politiche - afferma l’onorevole Antonio Di Pietro, presidente dell’Italia dei Valori, a seguito di un incontro con i capigruppo di Camera e Senato dell’IdV, Massimo Donadi e Felice Belisario, i membri della Commissione di vigilanza della Rai, Pancho Pardi e Nello Formisano, il responsabile Rai del partito, Antonello Falomi e la Dirigente Idv Luisa Rizzitelli - affinché venisse attivata una procedura che desse la possibilità a tutti i professionisti del settore di partecipare ad una selezione pubblica, inviando i propri curricula e tenendo conto, tra gli altri, dei criteri di pari opportunità tra generi. Purtroppo – precisa - la nostra proposta non è stata accolta da tutti gli altri partiti e la selezione è stata solo una pia illusione per i partecipanti, visto che gli oltre trecento curricula, pervenuti in Commissione, non sono stati né esaminati né resi pubblici ai cittadini. Ci siamo battuti – prosegue - affinché cambiassero almeno i comportamenti delle altre forze politiche, abituate fino ad oggi ad una lottizzazione che ha mortificato il servizio pubblico e che ha puntualmente ignorato le competenze e le professionalità dei singoli. A poche ore dall’apertura delle urne, consapevoli del rischio che i soliti noti ripropongano il vecchio schema e delle indiscrezioni sugli accordi sottobanco che si stanno concretizzando in queste ore, a discapito della libera informazione, l’IdV rende noto che voterà per una delle donne che ha inviato il suo curriculum che possa dare prestigio culturale e competenza. A questo punto, infatti, al di là dei nomi, parteciperemo al voto per fare in modo che almeno il principio costituzionale della parità di genere venga garantito. E’ il primo dei criteri che abbiamo indicato per la selezione dei curricula, ed è un modo concreto per cominciare a rompere la vecchia logica della spartizione tra partiti. E’ solo un primo passo in attesa che venga fatta una profonda riforma della nefasta legge Gasparri e – conclude - si restituisca finalmente la Rai ai cittadini”.

 
La redazione IDV

Rai. Di Pietro: condivido battaglia parità 'Se non ora quando?'

“Comprendo il valore della battaglia che state conducendo per ‘la piena cittadinanza delle donne nella vita pubblica e sociale del Paese’ e sono convinto che tra i criteri per l'esame e la selezione delle candidature pervenute alla Commissione di vigilanza Rai debba esserci, come ho ripetuto più volte, oltre a quello del merito e della competenza in materia, il criterio della parità di genere”. E’ quanto si legge nella risposta che il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ha inviato oggi al Comitato promotore nazionale ‘Se non ora quando?’. In una lettera, ricevuta ieri, infatti, il Comitato aveva sollecitato un’apertura nei confronti dei nomi di donne proposti dal movimento al sen. Zavoli per il Cda Rai.

“Impedire alla Commissione di vigilanza di darsi dei vincoli per l'esame dei curricula dei candidati e delle candidate, significa rendere impossibile la realizzazione dell'obiettivo che vi proponete. Nè penso che voi vogliate che si entri in una logica di contrattazione e di spartizione tra partiti o pezzi di partito, per dare più rappresentanza alle donne. Non so se c'è ancora tempo e se c'è la volontà politica, ma solo un atto di generosità di coloro che finora hanno impedito alla Commissione di vigilanza di discutere e selezionare in modo trasparente e pubblico le candidature, può cambiare profondamente le cose. Senza questo atto di generosità verso la società civile, l'Italia dei Valori non parteciperà a quella che diventerà inevitabilmente la solita vecchia, e logorante per la Rai, spartizione partitica”. Di Pietro, si legge ancora nella lettera, ha ribadito: “Come sapete, ben prima della scadenza dell'attuale vertice Rai, abbiamo posto con forza l'esigenza di una radicale riforma della Legge Gasparri che togliesse dalle mani del Governo la proprietà della Rai e dalle mani del Parlamento e dei partiti la nomina del Cda, per affidare l'una e l'altra alla società civile. Di fronte all'esplicito rifiuto del Governo Monti di cambiare le regole per la nomina dell'organo di governo della Rai e di fronte al pericolo che l'attuale screditato e lottizzato Cda rimanesse in carica per prorogatio, abbiamo lanciato, con specifiche mozioni parlamentari, l'idea di consentire, pur con le vecchie regole, alla società civile di avere un ruolo determinante nella definizione degli organi di governo della Rai, dell'Agcom e del Garante della privacy. Abbiamo proposto che fosse consentita la presentazione di candidature e di auto candidature che fossero espressione diretta della società civile. La risposta è stata straordinaria. Sia per l'Agcom che per la Rai sono arrivati in Parlamento centinaia di curricula. La risposta del Parlamento è stata, invece, pessima. C'è stato da parte di tutti i partiti un pervicace rifiuto delle numerose proposte, avanzate sia da noi che dai radicali, per stabilire criteri che consentissero un esame e una selezione delle candidature pervenute e per ascoltare in audizioni pubbliche, come avviene in molti parlamenti democratici, i candidati selezionati. I curricula sono, così, diventati una sorta di paravento dietro il quale si nasconde la vecchia logica della spartizione di posti tra partiti. Nel caso dell'Agcom e del Garante della privacy, la cosa è stata sfacciata. Nel caso della Rai si sta per ripetere lo stesso film. I partiti vogliono mantenere a loro stessi il potere di nominare il vertice del servizio pubblico, la cui funzione dovrebbe, invece, essere quella di controllare, senza censure o condizionamenti, il loro operato. Ben 325 curricula arrivati alla Commissione parlamentare di vigilanza stanno per essere mandati al macero e con loro anche significative candidature di donne e di uomini di valore”.

   

Congresso Straordinario


Il congresso si aprirà venerdì 28 giugno, dalle ore 14.00 c/o Centro Congressi Roma Eventi – Piazza di Spagna (Via Alibert, 5)  e proseguirà nelle giornate del 29 e 30 giugno.

Le operazioni di voto si svolgeranno on-line dalle ore 8.00 alle ore 13.00 del 30 giugno p.v.

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