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Disinformazione

La redazione IDV

Lettera a Fini e Schifani: "Siamo oltre i limiti della decenza democratica"

Il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, oggi pomeriggio ha inviato una lettera ai presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, per denunciare il grave ritardo nell’emanazione del regolamento per la par condicio dei referendum. “Quanto sta accadendo in Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi pubblici radiotelevisivi, è di una gravità senza precedenti – sottolinea Di Pietro nella lettera -. I membri di maggioranza della Commissione, con il loro comportamento ostruzionistico, ormai da un mese stanno impedendo all’organo parlamentare di varare il regolamento che detta indirizzi e disposizioni alla RAI per la campagna referendaria”.“Si tratta di un obbligo di legge al quale si sarebbe dovuto adempiere fin dal 4 aprile scorso, data d’indizione dei referendum del 12 e 13 giugno - prosegue il leader IdV nella lettera-. Un intero mese di tribune referendarie, di spot informativi, d’informazione giornalistica sui quesiti oggetto dei referendum è stato quindi sottratto ai cittadini italiani. La mancanza del numero legale, provocata dai membri di maggioranza, ha mandato deserta la seduta della Commissione che avrebbe dovuto tenersi nel primo pomeriggio. Nonostante la buona volontà del Presidente Zavoli che ha riconvocato per questa sera alle ore 20 la Commissione, c’è il rischio concreto che si ripeta questo atteggiamento ostruzionistico, aggiungendo altro grave ritardo a quello già esistente. L’Italia dei Valori pensa che provocare scientemente la paralisi di un organo parlamentare, chiamato dalla legge a deliberare, costituisca un atto di arroganza antidemocratica, una lesione grave del diritto dei cittadini a essere informati su questioni sulle quali dovranno pronunciarsi con il voto e un tentativo di mettere fuori gioco la partecipazione dei cittadini ai referendum previsti dalla nostra Costituzione. Per queste ragioni, l’IdV chiede un incontro urgente, allo scopo di valutare tutte le possibili iniziative e tutti gli strumenti necessari a mettere fine a una situazione che è già oltre ogni limite della decenza democratica”.


 
La redazione IDV

Referendum, un sit in contro l’oscuramento dell’informazioni in Rai

Per garantire l’informazione sui referendum serve una massiccia mobilitazione dei cittadini e di tutte le forze democratiche del Paese. La maggioranza di governo sta infatti tentando di mettere il bavaglio al servizio pubblico, facendo ostruzionismo per impedisce l’approvazione del regolamento Rai sull’informazione riguardo i referendum su nucleare, acqua e legittimo impedimento, che si svolgeranno il 12 e 13 giugno prossimi.

Per questo, anche l’Italia dei valori, martedì 3 maggio, in occasione della giornata mondiale della libertà di stampa proclamata dall’Onu, parteciperà al sit in organizzato davanti a Palazzo San Macuto alle ore 14, per chiedere alla Commissione di Vigilanza di varare immediatamente il regolamento d’attuazione della par condicio. Lo rende noto il portavoce dell’Idv Leoluca Orlando che sottolinea: “E’ grave che il regolamento non sia ancora stato approvato: è un ritardo inaccettabile, una lesione al diritto dei cittadini di votare informati”. “L’Italia dei Valori, che ha promosso i referendum contro il nucleare e il legittimo impedimento raccogliendo quasi due milioni di firme, si opporrà a questo furto di democrazia tentato dal governo”.

Il sit in è stato promosso da varie organizzazioni, tra le quali Articolo 21, Popolo Viola, Libera informazione, La Tavola della Pace e MoveOn Italia, per chiedere che si superi l’ostruzionismo della maggioranza e si approvi al più presto il regolamento sul referendum per consentire agli italiani di essere informati.

"Sarà l'occasione – informano gli organizzatori - per consegnare al presidente Sergio Zavoli le migliaia di firme raccolte contro l'oscuramento dei referendum” con un appello sul sito di Articolo 21 e al quale hanno aderito, tra gli altri, numerosi esponenti del mondo dello spettacolo tra cui Ottavia Piccolo, Roberto Vecchioni, Marco Paolini, Franco Battiato, Neri Marcorè, Lella Costa, Teresa Mannino, Antonio Cornacchione, Giovanna Marini.

 
Gabriele Sola

L'horror show degli svergognati dell'atomo

1) Chernobyl ha ucciso cinquanta persone, mica le decine e decine di migliaia di cui si conoscono nome, cognome e patologia assassina.

2) Il solare è una bufala, non servirà a nulla almeno fino a quando non inventeranno pure l'energia lunare, ché altrimenti dopo il tramonto ci toccherà cenare a lume di candela anche quando saremo incacchiati con la moglie.

3) L'incidente di Fukushima dimostra che il nucleare è sicuro.

Perle di saggezza dispensate al pubblico di Annozero da tale professor Battaglia e del pidi-ciellino on. Lupi. Due eroici pasdaràn del nucleare immolatisi alla causa delle multinazionali dell'atomo tanto care al Berlusca, a quel simpaticone di Sarkozy e alla nutrita schiera di squali del profitto ad ogni costo.

Un horror show revisionistico talmente privo di basi scientifiche, talmente contrario all'evidenza dei fatti, da restituirci un interrogativo. Ma quanto sono potenti, o prepotenti, quegli squali atomici se persino un docente universitario ed un vicepresidente della Camera si sentono in obbligo di esporsi ad una simile figura da cioccolatai? Certo, i due infelici si trovano in ottima compagnia. In quella stessa cioccolateria militano l'oncologo che si porterebbe sotto il letto le scorie nucleari, l'ex ambientalista che dopo il referendum dell'87 gioiva per la vittoria contro "i grossi interessi in campo", e che poi si è fatto sorprendentemente sedurre dai portatori di quegli stessi interessi. Ed il premier costretto ad ammettere urbi et orbi di dover scappare dal giudizio popolare perché certo che i referendum ne segnerebbero una memorabile sconfitta.

Tutti potentissimi, ciascuno nel proprio ambito. E ciononostante tutti disposti ad esporsi, nel nome del nucleare, a una sequela di sfondoni da rinchiudersi nello scantinato per la vergogna. Se solo avessero ancora la capacità di provarlo, il senso di vergogna...    

   
La redazione IDV

Mago Minzolini fa sparire Di Pietro dal Tg1

Berlusconi l’aveva detto: non voglio più vedere Di Pietro al Tg1. Accadeva nel settembre del 2009, quando nelle intercettazioni disposte dalla procura di Trani un poco controllato Cavaliere si sfogava al telefono con il direttore generale della Rai, Mauro Masi e con Augusto Minzolini, direttore del principale telegiornale italiano.

Detto fatto, da quel momento scatta l’ostracismo mediatico ai danni dell’Italia dei valori e per due mesi cala il silenzio su tutte le sue iniziative, compreso l’importante Incontro Nazionale che ogni anno il partito tiene a Vasto.

Antonio Di Pietro reagisce con l’unico mezzo che conosce un uomo che ha fatto del diritto e del rispetto delle leggi il suo faro, da magistrato e da politico: presenta un esposto che costringe Minzolini e soci a rompere la censura nei confronti dell’Idv. 

Non dura molto. Si sa, l’Italia dei valori ha il vizio della legalità e, il 7 marzo di quest’anno, prendendo spunto da alcuni articoli de ‘Il Fatto Quotidiano’, presenta un esposto alla Procura della Repubblica di Roma nel quale denuncia “le spese improprie e ingenti effettuate dal direttore del Tg1, Augusto Minzolini, con la carta di credito aziendale e avallate da Mauro Masi". Nella denuncia si sottolinea proprio quest’ultimo aspetto: “E’ piuttosto singolare - si legge - che il direttore generale della Rai, invece di segnalare l'anomalia all'autorità giudiziaria abbia ritenuto impeccabile il comportamento di Minzolini, che in 14 mesi, ha speso circa 86.000 euro con la carta aziendale per pranzi, cene e viaggi all'estero, da solo o in compagnia di un'amica, anche quando risultava in ferie o presente a Saxa Rubra. Consideriamo che tali comportamenti possano avere rilevanza penale e che si possa configurare il reato di peculato". E ancora: "Nella qualità di utenti del servizio pubblico Rai, in regola con il pagamento del relativo canone, abbiamo chiesto all'Autorità giudiziaria di voler accertare la veridicità dei fatti e di procedere per tutti quei reati che potranno essere eventualmente ravvisati. Nella qualità di abbonati al servizio pubblico Rai - nel caso fossero accertati reati - risulteremmo parte offesa, pertanto abbiamo chiesto di essere avvisati circa l'esito delle indagini, riservandoci, fin d'ora, la costituzione di parte civile nel caso si dovesse iniziare l'azione penale".

A questo esposto è seguita, da parte della Procura di Roma, l’apertura di un’indagine, ma anche la ritorsione del Tg1 che ha ripreso a censurare l’Italia dei valori, come e più di prima: la grande manifestazione del 19 marzo a piazza Navona, per il lancio della campagna referendaria su nucleare, legittimo impedimento e acqua, è stata completamente oscurata e chi segue il tg di Minzolini può agevolmente verificare che degli esponenti Idv non si sentono più le voci, ma vanno in onda poche immagini montate ad arte per strumentalizzare, stravolgere, cambiare la realtà in modo da promuovere l’operato del Governo. 

Una situazione scandalosa, denunciata con amarezza anche dal portavoce dell’Italia dei valori, Leoluca Orlando, che ne ha parlato come di “un vero schiaffo al pluralismo e ai telespettatori che pagano il canone e hanno il diritto di essere informati correttamente".  "Ci batteremo – ha promesso Orlando  – per ristabilire un minimo di credibilità nel principale tg del servizio pubblico e per questo porteremo il caso in tutte le sedi competenti”.

A dimostrazione di quanto sia fondato l’allarme lanciato dall’Idv, ieri sono arrivate le dure critiche da parte del  comitato di redazione uscente del Tg1, formato da Alessandra Mancuso, Alessandro Gaeta e Claudio Pistola, che ha presentato un libro bianco che sarà consegnato il 6 aprile ai vertici aziendali. Il documento, parla della testata ammiraglia della Rai, come di “uno strumento della propaganda berlusconiana, basato su raffinate tecniche di disinformazione”, e raccoglie decine di casi che per l'organismo sindacale dimostrerebbero la faziosità del direttore Minzolini.  

 
La redazione IDV

Lotti: "Nucleare profondamente distruttivo"

Oggi, presso Federazione Nazionale della Stampa Italiana, per celebrare il 50° anniversario della Marcia per la pace Perugia-Assisi, la Tavola della pace, Associazione 46° Parallelo, Terra Nuova Edizioni, Articolo 21, FNSI, hanno presentato “L’Atlante delle guerre e dei conflitti” e la campagna “L’Italia ripudia la guerra”.

Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace, rispondendo a una domanda di Gianfranco Mascia sull’opportunità o meno di introdurre il nucleare in Italia, ha risposto che “è davvero difficile chiedere all’Iran e a tanti altri Paesi nel mondo di non produrre energia nucleare e nuove centrali e poi, invece, riservarci il diritto di costruirle a casa nostra. Il legame tra il nucleare cosiddetto civile e quello militare è ormai arci-noto. Chi oggi dice sì al nucleare in Italia ci trascina dentro un tunnel enormemente pericoloso, quello della proliferazione delle armi nucleari nel mondo. Ci sono almeno una trentina di Stati che hanno tecnologie e conoscenze per poter costruire delle bombe atomiche. Noi dobbiamo dire di No a tutto questo e il modo più concreto per farlo è quello di impegnarci per il disarmo nucleare e contemporaneamente mettere al bando una tecnologia che, come si è visto finora, è profondamente distruttiva. Questo ci porta a riflettere anche sul futuro del nostro Paese, sui consumi, il benessere dei nostri figli e sugli stili di vita. Dobbiamo dire No al nucleare in nome della pace e dei valori sanciti dalla Costituzione”.

La conferenza stampa è stata anche un’occasione per parlare di tutti i conflitti irrisolti nel mondo. “L’Italia non è più presente nelle sedi internazionali – ha detto Lotti - che sono state aperte negli ultimi 50-60 anni, per cercare di riportare, ristabilire un po’ di pace nel mondo. Questo è un fatto per me inaccettabile ci sono guerre e conflitti alimentati con armi italiane e ci sono guerre che noi dovremmo contribuire a far finire e che, invece, come quelle in Medioriente, spesso sosteniamo con complicità. Sappiamo molto poco dell’Afghanistan e dell’Iraq, a noi arrivano pochi fotogrammi di questa realtà, ma c’è una guerra in atto così atroce che se gli italiani la conoscessero davvero insorgerebbero sicuramente. Invece, purtroppo, gli unici che oggi si ribellano sono soltanto i nostri padri che hanno vissuto i conflitti in prima persona. Nel nostro Paese c’è una manipolazione dell’informazione su questi drammi  e c’è anche una chiusura di attenzione verso ciò che accade nel mondo. Non ce ne occupiamo e alla fine veniamo sommersi da quei problemi che abbiamo cercato di tener fuori”.

“L’alternativa alla guerra – ha aggiunto il coordinatore della Tavola della pace - è proprio la politica, non a caso la nostra Costituzione ci dice di ‘rifiutare la guerra per la risoluzione dei conflitti internazionali’. Oggi nella politica manca proprio l’applicazione di questi principi. L’invito che abbiamo rivolto a tutti di appendere la bandiera della pace alla propria finestra è sostanzialmente un invito a dire basta e a chiedere a chi ci rappresenta di applicare fino in fondo quanto scritto nella Costituzione. Ripudiare la guerra significa innanzitutto lotta alla povertà, magari con i soldi che si ricaverebbero tagliando i fondi alle spese militari, significa investire nell’educazione e in una cultura della pace e dei diritti umani, vuol dire rispettare i diritti della persona e prendersi cura dell’ambiente perché molti dei futuri conflitti nasceranno proprio per l’acqua, per le risorse, per un’aria più respirabile e una terra più vivibile”.

   

Congresso Straordinario


Il congresso si aprirà venerdì 28 giugno, dalle ore 14.00 c/o Centro Congressi Roma Eventi – Piazza di Spagna (Via Alibert, 5)  e proseguirà nelle giornate del 29 e 30 giugno.

Le operazioni di voto si svolgeranno on-line dalle ore 8.00 alle ore 13.00 del 30 giugno p.v.

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