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18
Nov
2010

Rai: Masi e Minzolini sfiduciati dal buonsenso

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La redazione IDV

La Rai è sempre più al centro delle polemiche. La grave situazione al suo interno si ripercuote negativamente su ogni attività. Nel generale clima di insoddisfazione va segnalato l’eclatante risultato del referendum indetto dall’Usigrai sul Direttore Generale Mauro Masi, che ha raccolto quasi 1.500 voti di giornalisti che per oltre il 90% gli hanno negato la fiducia. Un “verdetto” trasversale alle diverse appartenenze politiche che dovrebbe consigliare al DG della Rai una onorevole uscita di scena e spingere il Parlamento, chiamato la prossima settimana a discutere le mozioni sul pluralismo, ad abbandonare ogni logica di schieramento e ad esprimere un voto in sintonia con il grido d’allarme lanciato dai professionisti della comunicazione Rai.
Ma a tenere alta l’attenzione sulla Tv di Stato ci sono anche la denuncia presentata dal sindacato dei giornalisti Rai e Stampa Romana contro l’azienda, per comportamento antisindacale, e il marasma interno al Tg1, che è forse la situazione più difficile da quando, un anno e mezzo fa, a guidarlo è arrivato il direttore Augusto Minzolini, accusato da più parti di aver trasformato il telegiornale della rete ammiraglia nel megafono del Governo e in particolare di Silvio Berlusconi.
Da tempo si registrano forti scontri tra lui e una parte dei suoi redattori. Una guerra di posizioni che ha portato ad una spaccatura all’interno della stessa redazione, divisa tra i sostenitori del direttore e chi, i più, lo contesta apertamente: qualche mese fa ha destato scalpore l’abbandono di Maria Luisa Busi, una delle figure più apprezzate alla conduzione del Tg1 e l’epurazione di tre professionisti.
In questo affresco a tinte fosche, si inserisce anche la vicenda di Cinzia Fiorato, una giornalista della redazione Cultura che è arrivata a denunciare per mobbing la Rai, nella persona del direttore generale Masi, Minzolini e il caporedattore, Maria Rosaria Gianni.
La vicenda Fiorato, come molte altre negli ultimi tempi, è grave non solo per la palese violazione del contratto, del codice etico, della Carta dei doveri e della deontologia dei giornalisti, ma soprattutto perché è la fotografia di una Rai, servizio pubblico, offesa e oltraggiata, ridotta a mero strumento di propaganda e a terra di conquista delle fameliche legioni clientelari berlusconiane.
L’Italia dei valori, sempre attenta alle tematiche riguardanti la libertà d’informazione e il rispetto della legalità, ha presentato un’interrogazione parlamentare per verificare se, come denunciato da Usigrai e Stampa Romana, “all’interno della Rai, in occasione della presentazione del nuovo piano industriale, si siano attuati comportamenti antisindacali”. E se i ministri competenti, “non intendano porre in essere azioni a tutela della pluralità dell’informazione” e dei giornalisti coinvolti in cambiamenti che appaiono privi di una logica economica e di mercato.
Il minimo che si possa fare per tenere alta la guardia sulla deriva di un sistema costantemente impegnato a mettere in discussione le ragioni stesse dell'autonomia e dell’indipendenza del servizio pubblico.