Due sono le certezze della Rai: è un’azienda in crisi professionale ed economica e va riformata. A rovinare il servizio pubblico è stata la politica, con l’aggravante del conflitto di interessi di Berlusconi, che si è insidiata nel sistema fino ad incancrenirlo. Alla logica professionale si è sostituita quella spartitoria, al merito il ringraziamento politico. Ed oggi la Rai si è completamente inaridita e gli italiani, pur pagando il canone, sono costretti a subire un servizio pubblico senza pubblica utilità.
Ho letto numerose proposte di riforma della governance del servizio pubblico e l’Italia dei Valori è pronta a discutere, ma partendo da un punto fermo irrinunciabile: fuori i partiti dalla Rai altrimenti il dna dei furbetti e dei favoritismi avrà sempre la meglio su professionalità e prestigio. La proposta di restringere al massimo il Cda o di nominare un unico amministratore delegato poi, non dà nessuna garanzia perché se tutti alla fine obbediscono e rispondono allo stesso potere, non abbiamo risolto il problema.
Nuova Governance, fuori i partiti dalla Rai




