



"La scadenza del Consiglio d’amministrazione della Rai è l’occasione per liberare il servizio pubblico dalle grinfie dei partiti e restituirlo ai cittadini, che ne sono i legittimi proprietari. Per questo l’Italia dei Valori, che non ha mai voluto partecipare alla vergognosa spartizione delle poltrone, presenterà in un convegno il suo pacchetto di proposte per la governance dell’azienda”. E’ quanto afferma il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. L’evento, dal titolo: ‘Rai: cambiare la musica, cambiare l’orchestra’, si tiene oggi, dalle 9.30 alle 14.30, presso la Sala delle Colonne, in via Poli 19, a Roma. Sul tema sono chiamati a confrontarsi giornalisti, autori, sindacalisti della tv e della carta stampata, associazioni e movimenti. Il dibattito sarà introdotto da una relazione di Antonello Falomi, responsabile dipartimento IdV Riforme del sistema radiotelevisivo. Al convegno, moderato dal giornalista de La Repubblica, Giovanni Valentini, interverranno Michele Santoro, Marco Travaglio, Lucia Annunziata, Loris Mazzetti, Nino Rizzo Nervo, Roberto Zaccaria, Roberto Natale, Beppe Giulietti, Carlo Verna, Franco Siddi, Roberto Matroianni e Nicola D’Angelo. Inoltre, i capigruppo di Camera e Senato, Massimo Donadi e Felice Belisario, illustreranno le iniziative parlamentari del partito insieme ai membri IdV in Commissione di Vigilanza Rai. Le conclusioni saranno affidate ad Antonio Di Pietro.
E in una intervista concessa all'Osservatorio Tg e pubblicata su www.articolo21.org, il leader IdV è tornato a ribadire l'impegno "non solo all'interno del Parlamento, ma anche nel Paese con manifestazioni pubbliche affinché, una volta per tutte si decida, a costo di prendere qualcuno a calci nel sedere, che i partiti devono andare fuori dalla Rai".
"Noi confidiamo nel fatto che il Pd non si lasci attrarre dal solito giochino della lottizzazione e della spartizione dei posti", ha detto ancora Di Pietro, he si è rivolto poi agli alleati senza risparmiare il Governo: "Anche Monti ha una responsabilità enorme; non ci venga a dire che verranno nominate personalità di 'alto profilo': il problema è la Gasparri. E' la Gasparri che deve andare al macero, perché è questa legge il principio di ogni male".
- "La legge Gasparri è il contrario non solo della democrazia ma anche della trasparenza, del pluralismo e della libertà d’informazione, perché assegna ai controllati il compito di nominare i controllori. L’obiettivo numero uno è quello di scardinarla". Così Antonio Di Pietro, ai giornalisti, prima dell'inizio del convegno IdV sulla Rai.
- Nella sua relazione introduttiva, Antonello Falomi, responsabile dipartimento IdV Riforme del sistema radiotelevisivo, ha sottolineato che, come Italia dei Valori, "abbiamo detto con chiarezza e lo ribadiamo anche in questa sede che l’IdV non parteciperà al mercato delle vacche, si asterrà dall’indicare chicchessia a membro del cda della Rai. Siamo, però, convinti che in attesa di un cambiamento radicale della legge Gasparri che non mi pare alle viste, si provi a innovare, nel segno della più grande trasparenza, il modo con cui si perviene alle candidature per il cda e le modalità di discussione delle candidature".
In proposito Falomi ha ricordato che "i Presidenti dei gruppi dell’IDV di Senato e Camera, Belisario e Donadi, hanno già depositato in Parlamento una mozione parlamentare per rendere praticabile questa procedura di trasparenza".
- Nel suo intervento di chisura - qui di seguito - il leader IdV Antonio Di Pietro è tornato a porre l'accento sul ruolo della Rai come servizio pubblico e sulla nuova governance dell'azienda.
"Prima di tutto ringrazio tutti coloro che sono intervenuti e tutti coloro che hanno partecipato dando indicazioni, suggerimenti, valutazioni e critiche per la proposta che abbiamo individuato come quella che vorremmo portare avanti in Parlamento.
Fra poche ore scade l’attuale Cda Rai. Bisogna decidere che cosa fare e gli interventi di oggi confermano un’analisi critica condivisa da tutti: così com’è, la Rai non va così come non va la legge e non va il servizio pubblico che in realtà non c’è.
La prima domanda da porci è che cosa ci aspettiamo noi dalla Rai e da un servizio pubblico? Innanzitutto crediamo di poter dire che per noi l’informazione è come l’acqua. E’ un bene pubblico e tale deve rimanere: appunto un servizio pubblico. In quanto bene pubblico deve rimanere in mani pubbliche e non deve muoversi in una logica di concorrenza con le altre televisioni. Perché in caso contrario avremo tutt’al più un’“Isola dei famosi” contrapposta a quella dei famosi, ma così si rincorre un consenso sempre più ampio mediante un livellamento culturale sempre più al ribasso.
Noi riteniamo, quindi, che vada riqualificato non solo l’intervento sulle persone che governano la Rai ma anche l’aspettativa che riponiamo nella Rai. Noi ci aspettiamo che faccia innanzitutto cultura, che metta in condizione i cittadini di potersi informare e di poter informare. Che assolva cioè a quel diritto all’informazione sancito dalla Costituzione per tutti quanti.
Dunque, dobbiamo individuare una soluzione tampone per l’esigenza che ci aspetta tra pochi giorni, ma anche proposte e scelte di respiro strategico. Per quanto riguarda la governance temporanea, c’è chi propone il commissariamento, chi il mantenimento della struttura attuale con una prorogatio implicita, chi un nuovo Cda nominato ancora con i criteri della Gasparri.
La proposta scaturita oggi è quella di individuare un modello europeo per soluzione tampone. Una soluzione dunque che, pur se emergenziale, che abbia almeno due caratteristiche fondamentali: qualità e professionalità delle persone che si indicano e trasparenza nella individuazione delle stesse. A nostro parere questa è l’unica soluzione tampone possibile perché anche l’eventuale commissario nominato starebbe lì solo a fare la bella statuina. Questa soluzione dobbiamo dunque pretendere dal governo e dal parlamento.
Monti e Passera hanno detto la Rai dovrebbe essere affidata a manager e tecnocrati. Ma la Rai non è un’azienda qualsiasi. E’ un’ azienda che deve fabbricare cultura, non fare bulloni. Quindi servono uomini di cultura esperti nel settore dei media, persone che sappiano fare il loro mestiere e non solo far quadrare i bilanci. Altrimenti, proprio come Monti cerca di farli quadrare aumentando le tasse, quelli lo farebbero aumentando la pubblicità. Ma questa può essere la mission di Mediaset, non della Rai.
Dunque deve essere presa una decisione strategica. Ma chi deve prenderla? Qui torniamo a bomba. L’editore in via immediata è il Parlamento, in via diretta sono gli elettori, i cittadini, quanto meno quelli che pagano il anone. Di qui scaturisce proposta in base alla quale che coloro che pagano il canone possano indicare, tra quelli che si presentano e si candidano, le proprie preferenze.
Noi abbiamo proposto l’idea di una fondazione che possa avere al proprio interno società civile, addetti al mestiere (quindi gli stessi dipendenti manager e funzionari del servizio pubblico) istituzioni universitarie e quant’altro. Possiamo discutere su come individuare questo corpo intermedio che deve rappresentare i cittadini e riflettere sulla possibilità di farlo direttamente, attraverso il voto dei cittadini.
Certamente c’è il rischio che, con le solite campagne elettorali truccate, rientri dalla finestra quello che esce dalla porta. Una cosa però è certa: che l’attuale struttura della Gasparri non può più essere usata per una soluzione a regime della gestione della Rai.
Un’altra questione che è stata qui posta, e che anche noi dell’IdV avevamo posto, è quella della pluralità degli organi che si devono occupare dei controlli: c’è la commissione parlamentare, c’è l’Agcom, ci sono vari consigli d’amministrazione, c’è la politica. A nostro parere è bene formalizzare un controllo sui bilanci e sulla spesa affidato alla Corte dei Conti. Si tratta di un servizio pubblico, quindi di un’azienda pubblica il cui controllo va affidato a soggetti indipendenti e terzi.
Infine, proprio in quanto servizio pubblico, riteniamo che vada profondamente rivista la questione dei palinsesti e dei programmi. Oggi si fa molto ricorso alle produzioni esterne, mentre noi crediamo che si debba tornare ad avvalersi della professionalità interna.
Noi dell’Italia dei Valori abbiamo voluto questo incontro perché siamo convinti che sia possibile trovare una soluzione diversa da quella abituale e spartitoria sia in via d’urgenza, per quanto riguarda la scadenza prossima, sia a regime. La spartizione è l’antitesi della democrazia e rappresenta una violazione clamorosa del diritto costituzionale a informarsi e a essere informati. E’ la soluzione voluta dai partiti per illustrare ai cittadini una realtà che gli conviene ma che non corrisponde a quella vera. Noi quando ci è stato offerto non abbiamo voluto partecipare, non lo faremo neppure ora e invitiamo in particolare gli Pd, quando si porrà il problema della nomina del nuovo Cda con la Gasparri, a denunciare con noi in maniera fortissima, in Parlamento e fuori, questa spartizione invece di accontentarsi della divisione dei pani e dei pesci per poi dire chele cose non vanno bene. Se le cose non vanno bene non si partecipa".



"Il lavoro fisso? Che monotonia". Queste parole del Capo del governo, Mario Monti hanno (giustamente) scatenato un'ampia polemica nel Paese. Giustamente perché lui il posto fisso ce l'ha già. E pure 'vita natural durante', essendo Senatore a vita.

Due sono le certezze della Rai: è un’azienda in crisi professionale ed economica e va riformata. A rovinare il servizio pubblico è stata la politica, con l’aggravante del conflitto di interessi di Berlusconi, che si è insidiata nel sistema fino ad incancrenirlo. Alla logica professionale si è sostituita quella spartitoria, al merito il ringraziamento politico. Ed oggi la Rai si è completamente inaridita e gli italiani, pur pagando il canone, sono costretti a subire un servizio pubblico senza pubblica utilità.
Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini sarà rimosso dal suo incarico. La decisione, presa dal Cda della Rai, sarà formalizzata nel corso della riunione fissata per martedì 3 alle ore 11, e non per il pomeriggio di lunedì 12 come precedentemente annunciato.
Il direttore del Tg1, Augusto Minzolini sarà processato per peculato. Il processo inizierà l'8 marzo 2012. Lo ha stabilito il gip, Francesco Padrone, che ha accolto la richiesta avanzata in tal senso dal Procuratore aggiunto, Alberto Caperna, titolare del procedimento a carico di Minzolini per le spese non autorizzate effettuate con la carta di credito aziendale della Rai. Un conto piuttosto salato per l'azienda: circa 65mila euro in poco più di un anno.

