Giovedi, 17 Maggio 2012

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Convegno IdV, la Rai ai cittadini

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La redazione IDV

 

  "La scadenza del Consiglio d’amministrazione della Rai è l’occasione per liberare il servizio pubblico dalle grinfie dei partiti e restituirlo ai cittadini, che ne sono i legittimi proprietari. Per questo l’Italia dei Valori, che non ha mai voluto partecipare alla vergognosa spartizione delle poltrone, presenterà in un convegno il suo pacchetto di proposte per la governance dell’azienda”. E’ quanto afferma il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro. L’evento, dal titolo: ‘Rai: cambiare la musica, cambiare l’orchestra’, si tiene oggi, dalle 9.30 alle 14.30, presso la Sala delle Colonne, in via Poli 19, a Roma. Sul tema sono chiamati a confrontarsi giornalisti, autori, sindacalisti della tv e della carta stampata, associazioni e movimenti. Il dibattito sarà introdotto da una relazione di Antonello Falomi, responsabile dipartimento IdV Riforme del sistema radiotelevisivo. Al convegno, moderato dal giornalista de La Repubblica, Giovanni Valentini, interverranno Michele Santoro, Marco Travaglio, Lucia Annunziata, Loris Mazzetti, Nino Rizzo Nervo, Roberto Zaccaria, Roberto Natale, Beppe Giulietti, Carlo Verna, Franco Siddi, Roberto Matroianni e Nicola D’Angelo. Inoltre, i capigruppo di Camera e Senato, Massimo Donadi e Felice Belisario, illustreranno le iniziative parlamentari del partito insieme ai membri IdV in Commissione di Vigilanza Rai. Le conclusioni saranno affidate ad Antonio Di Pietro.

E in una intervista concessa all'Osservatorio Tg e pubblicata su www.articolo21.org, il leader IdV è tornato a ribadire l'impegno "non solo all'interno del Parlamento, ma anche nel Paese con manifestazioni pubbliche affinché, una volta per tutte si decida, a costo di prendere qualcuno a calci nel sedere, che i partiti devono andare fuori dalla Rai".
"Noi confidiamo nel fatto che il Pd non si lasci attrarre dal solito giochino della lottizzazione e della spartizione dei posti", ha detto ancora Di Pietro, he si è rivolto poi agli alleati senza risparmiare il Governo: "Anche Monti ha una responsabilità enorme; non ci venga a dire che verranno nominate personalità di 'alto profilo': il problema è la Gasparri. E' la Gasparri che deve andare al macero, perché è questa legge il principio di ogni male".

- "La legge Gasparri è il contrario non solo della democrazia ma anche della trasparenza, del pluralismo e della libertà d’informazione, perché assegna ai controllati il compito di nominare i controllori. L’obiettivo numero uno è quello di scardinarla". Così Antonio Di Pietro, ai giornalisti, prima dell'inizio del convegno IdV sulla Rai.

- Nella sua relazione introduttiva, Antonello Falomi, responsabile dipartimento IdV Riforme del sistema radiotelevisivo, ha sottolineato che, come Italia dei Valori, "abbiamo detto con chiarezza e lo ribadiamo anche in questa sede che l’IdV non parteciperà al mercato delle vacche, si asterrà dall’indicare chicchessia a membro del cda della Rai. Siamo, però, convinti che in attesa di un cambiamento radicale della legge Gasparri che non mi pare alle viste, si provi a innovare, nel  segno della più grande trasparenza, il modo con cui si perviene alle candidature per il cda e le modalità di discussione delle candidature".
In proposito Falomi ha ricordato che "i Presidenti dei gruppi dell’IDV di Senato e Camera, Belisario e Donadi, hanno già depositato in Parlamento una mozione parlamentare per rendere praticabile questa procedura di trasparenza".

- Nel suo intervento di chisura  - qui di seguito - il leader IdV Antonio Di Pietro è tornato a porre l'accento sul ruolo della Rai come servizio pubblico e sulla nuova governance dell'azienda.

 

"Prima di tutto ringrazio tutti coloro che sono intervenuti e tutti coloro che hanno partecipato dando indicazioni, suggerimenti, valutazioni e critiche per la proposta che abbiamo individuato come quella che vorremmo portare avanti in Parlamento.

Fra poche ore scade l’attuale Cda Rai. Bisogna decidere che cosa fare e gli interventi di oggi confermano un’analisi critica condivisa da tutti: così com’è, la Rai non va così come non va la legge e non va il servizio pubblico che in realtà non c’è.

La prima domanda da porci è che cosa ci aspettiamo noi dalla Rai e da un servizio pubblico? Innanzitutto crediamo di poter dire che per noi l’informazione è come l’acqua. E’ un bene pubblico e tale deve rimanere: appunto un servizio pubblico. In quanto bene pubblico deve rimanere in mani pubbliche e non deve muoversi in una logica di concorrenza con le altre televisioni. Perché in caso contrario avremo tutt’al più un’“Isola dei famosi” contrapposta a quella  dei famosi,  ma così si rincorre un consenso sempre più ampio mediante un livellamento culturale sempre più al ribasso.

Noi riteniamo, quindi, che vada riqualificato non solo l’intervento sulle persone che governano la Rai ma anche l’aspettativa che riponiamo nella Rai. Noi ci aspettiamo che faccia innanzitutto cultura, che metta in condizione i cittadini di potersi informare e di poter informare.  Che assolva cioè a quel diritto all’informazione sancito dalla Costituzione per tutti quanti.

Dunque, dobbiamo individuare una soluzione tampone per l’esigenza che ci aspetta tra pochi giorni, ma anche proposte e scelte di respiro strategico. Per quanto riguarda  la governance temporanea, c’è chi propone il commissariamento, chi il mantenimento della struttura attuale con una prorogatio implicita, chi  un nuovo Cda nominato ancora con i criteri della Gasparri.

La proposta scaturita oggi è quella di individuare un modello europeo per soluzione tampone. Una soluzione dunque che, pur se  emergenziale, che abbia almeno due caratteristiche fondamentali: qualità e professionalità delle persone che si indicano e trasparenza nella individuazione delle stesse.  A nostro parere questa è l’unica soluzione tampone possibile perché anche l’eventuale commissario nominato starebbe lì solo a fare la bella statuina. Questa soluzione dobbiamo dunque pretendere dal governo e dal parlamento.

Monti e Passera hanno detto la Rai dovrebbe essere affidata a manager e tecnocrati. Ma la Rai non è un’azienda qualsiasi. E’ un’ azienda che deve fabbricare cultura, non fare bulloni. Quindi servono uomini di cultura esperti nel settore dei media, persone che sappiano fare il loro mestiere e non solo far quadrare i bilanci. Altrimenti, proprio come Monti cerca di farli quadrare aumentando le tasse, quelli lo farebbero aumentando la pubblicità. Ma questa può essere la mission di Mediaset, non  della Rai.

Dunque deve essere presa una decisione strategica. Ma chi deve prenderla? Qui torniamo a bomba. L’editore in via immediata è il Parlamento, in via diretta sono gli elettori, i cittadini, quanto meno quelli che pagano il anone. Di qui scaturisce proposta in base alla quale che coloro che pagano il canone possano indicare, tra quelli che si presentano e si candidano, le proprie preferenze.

Noi abbiamo proposto l’idea di una fondazione che possa avere al proprio interno società civile, addetti al mestiere (quindi gli stessi dipendenti manager e funzionari del servizio pubblico) istituzioni universitarie e quant’altro. Possiamo discutere su come individuare questo corpo intermedio che deve rappresentare i cittadini e riflettere sulla possibilità di farlo direttamente, attraverso il voto dei cittadini.

Certamente c’è il rischio che, con le solite campagne elettorali truccate, rientri dalla finestra quello che esce dalla porta. Una cosa però è certa: che l’attuale struttura della Gasparri non può più essere usata per una soluzione a regime della gestione della Rai.

Un’altra questione che è stata qui posta, e che anche noi dell’IdV avevamo posto,  è quella della pluralità degli organi che si devono occupare dei controlli: c’è la commissione parlamentare, c’è l’Agcom, ci sono vari consigli d’amministrazione, c’è la politica. A nostro parere è bene formalizzare un controllo sui bilanci e sulla spesa affidato alla Corte dei Conti. Si tratta di un servizio pubblico, quindi di un’azienda pubblica il cui controllo  va affidato  a soggetti indipendenti e terzi.

Infine, proprio in quanto servizio pubblico, riteniamo che vada profondamente rivista la questione dei palinsesti e dei programmi. Oggi si fa molto ricorso alle produzioni esterne, mentre  noi crediamo che si debba tornare ad avvalersi della professionalità interna.

Noi dell’Italia dei Valori abbiamo voluto questo incontro perché siamo convinti che sia possibile trovare una soluzione diversa da quella abituale e spartitoria sia in via d’urgenza, per quanto riguarda la scadenza prossima, sia a regime. La spartizione è l’antitesi della democrazia e rappresenta una violazione clamorosa del diritto costituzionale a informarsi e a essere informati. E’ la soluzione voluta dai partiti per illustrare ai cittadini una realtà che gli conviene ma che non corrisponde a quella vera. Noi quando ci  è stato offerto non abbiamo voluto partecipare, non lo faremo neppure ora e invitiamo in particolare gli Pd, quando si porrà il problema della nomina del nuovo Cda con la Gasparri, a denunciare con noi in maniera fortissima, in Parlamento e fuori, questa spartizione invece  di accontentarsi della divisione dei pani e dei pesci per poi dire chele cose non vanno bene. Se le cose non vanno bene non si partecipa".

Guarda tutti gli interventi

 

Posto fisso, vedi alla voce ‘monotonia’

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La redazione IDV
"Il lavoro fisso? Che monotonia". Queste parole del Capo del governo, Mario Monti hanno (giustamente) scatenato un'ampia polemica nel Paese. Giustamente perché lui il posto fisso ce l'ha già. E pure 'vita natural durante', essendo Senatore a vita.

E' come la storia dei soldi che non danno la felicità. State pur sicuri che l'ha inventata un ricco... La prova? Avete mai incontrato un benestante che abbia ceduto a voi anche una sola parte della sua immensa ‘infelicità’?

La stessa cosa accade con il posto fisso. Mentre politici e imprenditori cercano di convincerci che è brutto sporco e cattivo, i loro pargoli si appollaiano su noiosissime 'poltrone', fanno velocissime carriere, entrano a far parte di influenti consigli di amministrazione, ricoprono incarichi di grande responsabilità in imprese private e nella pubblica amministrazione. 'Buon sangue non mente', direbbe Dracula, ma forse a farsi sentire, più dei meriti personali sono gli altisonanti cognomi dei genitori.

Gli esempi non mancano. Sui figli di…, fioccano incarichi come coriandoli a carnevale. Per rimanere al governo Monti, la figlia del ministro del lavoro Elsa Fornero (la stessa impegnata a scardinare l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori), di posti ne ha ben due (chissà che noia!). Silvia Deaglio (si chiama così) è ricercatrice in genetica medica, professore associato alla facoltà di Medicina dell’Università di Torino; proprio lo stesso ateneo in cui insegnano, alla facoltà di Economia, il padre Mario e la madre neoministro.

L’informazione ci arriva dal Popolo Viola, che aggiunge: "Il secondo impiego, invece, è quello di responsabile unità di ricerca, ruolo assegnatole dalla HuGeF, fondazione che ha come mission la ricerca di eccellenza e la formazione avanzata nel campo della genetica, genomica e proteomica umana". La HuGeF è un’istituzione creata e finanziata dalla Compagnia di San Paolo, lo stesso ente del quale il ministro Fornero è stato vicepresidente dal 2008 al 2010. Tanto per completezza di informazione, Elsa Fornero è stata anche vicepresidente della banca Intesa, carica lasciata solo dopo la nomina ministeriale...

Ma in fatto di 'meriti', il precedente governo non era secondo a nessuno: a Milano, febbraio 2011, l'allora ministro del turismo, Michela Brambilla, vigilante su Aci, ha nominato commissario, Massimiliano Ermolli, figlio di Bruno Ermolli, uno degli imprenditori italiani più potenti e vicini a Berlusconi, che ricopre cariche in Mediaset e Mondadori, oltre ad avere le mani in pasta in tutti i business pubblici-privati italiani. Bene, il commissario Ermolli si è candidato e a luglio è stato eletto nel nuovo Consiglio Direttivo dell'Automobil Club Milano. Con lui sono stati eletti anche il figlio dell'ex  ministro della Difesa La Russa, Antonino, detto Geronimo (lo stesso che nel 2009 fu multato a Portofino perché guidava un gommone a motore senza patente), e il fidanzato della ministra Michela Brambilla, Eros Maggioni. Che forse in gruppo ci si annoia meno...?

Nuova Governance, fuori i partiti dalla Rai

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Pancho Pardi

rai Due sono le certezze della Rai: è un’azienda in crisi professionale ed economica e va riformata. A rovinare il servizio pubblico è stata la politica, con l’aggravante del conflitto di interessi di Berlusconi, che si è insidiata nel sistema fino ad incancrenirlo. Alla logica professionale si è sostituita quella spartitoria, al merito il ringraziamento politico. Ed oggi la Rai si è completamente inaridita e gli italiani, pur pagando il canone, sono costretti a subire un servizio pubblico senza pubblica utilità.

Ho letto numerose proposte di riforma della governance del servizio pubblico e l’Italia dei Valori è pronta a discutere, ma partendo da un punto fermo irrinunciabile: fuori i partiti dalla Rai altrimenti il dna dei furbetti e dei favoritismi avrà sempre la meglio su professionalità e prestigio. La proposta di restringere al massimo il Cda o di nominare un unico amministratore delegato poi, non dà nessuna garanzia perché se tutti alla fine obbediscono e rispondono allo stesso potere, non abbiamo risolto il problema.

Minzolini rimosso da direzione Tg1

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La redazione IDV
Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini sarà rimosso dal suo incarico.  La decisione, presa dal Cda della Rai, sarà formalizzata nel corso della riunione fissata per martedì 3 alle ore 11, e non per il pomeriggio di lunedì 12 come precedentemente annunciato.
Il discusso direttore del principale telegiornale Rai, la settimana scorsa, è stato rinviato a giudizio per peculato per una serie di spese non autorizzate sostenute con la carta di credito aziendale. Minzolini, inoltre, è investito dalle polemiche per il pesante calo di ascolti del Tg1, e per la linea editoriale del suo giornale.
Al suo posto dovrebbe essere nominato ad interim, fino alla fine di gennaio, Alberto Maccari.

Minzolini rinviato a giudizio per peculato

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La redazione IDV
Il direttore del Tg1, Augusto Minzolini sarà processato per peculato. Il processo inizierà l'8 marzo 2012. Lo ha stabilito il gip, Francesco Padrone, che ha accolto la richiesta avanzata in tal senso dal Procuratore aggiunto, Alberto Caperna, titolare del procedimento a carico di Minzolini per le spese non autorizzate effettuate con la carta di credito aziendale della Rai. Un conto piuttosto salato per l'azienda: circa 65mila euro in poco più di un anno.
A portare a galla lo 'shopping' disinvolto del direttorissimo, proprio l'Italia dei Valori, con un esposto depositato a marzo 2011 da Antonio Di Pietro, che denunciava le “spese improprie e ingenti (per pranzi, cene e viaggi all'estero, da solo o in compagnia di un'amica, anche quando risultava in ferie o presente a Saxa Rubra), effettuate dal direttore del Tg1, Augusto Minzolini, con la carta di credito aziendale e avallate da Mauro Masi".
E proprio Di Pietro, ora, esorta il giornalista a dimettersi: "Quando una persona che occupa una pubblica funzione viene chiamato a rendere conto alla giustizia - dice il leader Idv ai cronisti a Montecitorio - ragioni di opportunità, di buona creanza e di rispetto delle regole del gioco dovrebbero imporgli di farsi da parte".
"Ma Minzolini - riflette Di Pietro - non lo farà mai. Però c'è un Cda, c'è un organo parlamentare di vigilanza. Prima si decidono i partiti a stare fuori dall'informazione, prima arriveremo a una democrazia compiuta dell'informazione" aggiunge.

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