Giovedi, 17 Maggio 2012

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09
Feb
2012

Testamento biologico dimenticato? Forse è meglio così

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Antonio Palagiano

A tre anni dalla morte di Eluana Englaro, la battaglia politica, sociale ed etica sul testamento biologico in Italia è ancora ferma al punto di partenza. La legge sulla quale si è abbattuto un così grosso polverone, è ferma al Senato ormai da mesi. Segno che gli argomenti che scottano e che segnano le divisioni in questa maggioranza contro natura, non si trattano poiché, dicono, non sono oggetto di un governo tecnico.

Meglio così, anche per loro che altrimenti finirebbero per perdere un'altra fetta di consensi. Il nostro Paese avrebbe bisogno di una legge che dia certezza alle volontà dei cittadini su una materia così intima e personale quale è il fine vita, e che quindi  garantisca l’autonomia della persona e la libertà di scelta. Il testo fermo al Senato vorrebbe invece restringere queste libertà e innalzare paletti sulla base di dogmi a cui non tutti sono obbligati a credere.

Istituire una giornata degli stati vegetativi, poi, equivale a un falso scientifico: lo stato vegetativo è uno ed uno solo. Si tratta, secondo la GOS (Glasgow Outcome Scale), di una condizione postcomatosa con perdita delle funzioni primarie come la vista, l'udito, la fame, la sete, la percezione di ciò che ci circonda e che ha come caratteristica l'irreversibilità.

Parlare di ‘comi’ vegetativi è forviante quanto improprio e ha per scopo quello di creare speranze di un risveglio che, per definizione, non può verificarsi. Inserire nel coma vegetativo condizioni patologiche come gli stati di minima coscienza o la sindrome locked-in è scorretto e fa parte di un progetto collaudato, quello di diffondere verità di comodo, secondo un modello descritto da Orwell, al fine di alimentare false speranze.

Immaginate la ‘Giornata nazionale dei cancri della mammella’ o quella degli ‘infarti del miocardio’? La verità è che la biopolitica vuole impossessarsi dell’esistenza delle persone ricorrendo ad ogni stratagemma al fine di sottomettere il cittadino, espropriandolo della libertà di scelta. Un progetto autoritario, poiché va contro la libertà.