Giovedi, 17 Maggio 2012

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Sanità e Salute

Dipartimento Sanità e Salute
Responsabile Antonio Palagiano

 

 

Applicare anche in campo sanitario spending review

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La redazione IDV
“La riduzione degli sprechi e l’abbattimento della spesa sanitaria può e deve essere attuata anche attraverso la chiusura dei centri autorizzati al trapianto di organi che hanno presentato una casistica inadeguata nel corso degli ultimi anni e che quindi non danno garanzia di qualità e sicurezza”. È quanto chiede Antonio Palagiano, responsabile nazionale sanità dell’Italia dei Valori, in un ordine del giorno alla legge sul trapianto parziale di polmone, pancreas e intestino, presentato oggi nell’Aula della Camera.

“Le linee guida del 2002 approvate in Conferenza Stato Regioni, prevedono, infatti, la revoca dell’autorizzazione nel caso non si raggiungano gli standard minimi e le attività minime poiché meno trapianti si eseguono, meno il personale chirurgico è allenato e di conseguenza la sopravvivenza dei pazienti si riduce significativamente a fronte di costi esorbitanti ed ingiustificati. Appare pertanto anacronistico e contraddittorio, per un paese come l’Italia, in cui la spesa sanitaria rappresenta la prima voce del deficit regionale – prosegue Palagiano - consentire la persistenza sul territorio di 114 centri trapianti a fronte di un numero esiguo  di donazioni da cadavere, peraltro fermo al lontano 2006”.

“Con il nostro ordine del giorno abbiamo perciò impegnato il governo a mettere mano, senza ipocrisie, su un tema così attuale – conclude il deputato IDV - per spazzare via rendite di posizione frutto di mere spartizioni politiche e che nulla hanno a che fare con la salute del cittadino”.

Incivile tagliare il fondo per i disabili

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La redazione IDV

disabili_def"Ancora una volta il governo nel suo documento di programmazione economica ha tentato a dividere l'Italia in due: pochi che fanno troppo bene e nulla per rilanciare l'economia del Paese, per stare dlala parte delle fascie sociali piu' deboli". Lo ha detto da Palermo il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, a margine di una iniziativa elettorale a sostegno del candidato sindaco del suo partito, Leoluca Orlando.

Sulla vicenda è intervenuto anche il capogruppo Idv in Commissione Affari Sociali Antonio Palagiano: “Bloccare il fondo di 150 milioni per i disabili è una decisione grave e controproducente. Si trattava di un fondo assolutamente insufficiente per rispondere alle esigenze di oltre due milioni e mezzo di disabili, tagliarlo addirittura è un atto di inciviltà politica. Questo governo si dimostra sempre più amico dei banchieri e delle lobby economiche e finanziarie e sempre meno attento alle reali necessità dei cittadini”.

Io sto con gli specializzandi

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Antonio Palagiano
Anche se la norma sulla tassazione degli specializzandi, inserita nel decreto sulle Semplificazioni Tributarie sarà stralciata, non posso che esprimere una forte contrarietà (e, francamente, un amaro stupore) per il solo fatto che questo Governo abbia pensato all’introduzione di un provvedimento di tale portata sociale e culturale. I medici in formazione specialistica, soffrono già delle misere condizioni in cui versano i settori dell’istruzione, della ricerca, della formazione – per non parlare del lavoro - nel nostro Paese e l’introduzione di un prelievo fiscale sulle borse di studio per la frequenza ai corsi di dottorato di ricerca, perfezionamento o specializzazione erogate dalle Università, ha tutto l’aspetto di quel colpo di grazia che tanto abbiamo cercato di scongiurare in questi anni. Anni in cui il Governo Berlusconi ha completamente affossato, con le sue riforme o pseudo tali, il ruolo dei giovani studiosi italiani e soprattutto la loro voglia di dare un contributo fondamentale al nostro Paese. La loro voglia di restare.

Non è certo intervenendo sulle borse di studio di quegli specializzandi (fortunatamente, ancora molti) che hanno deciso di continuare a svolgere la propria professione medica in Italia – e che tra l’altro sono uno dei pilastri sui cui si regge il nostro, già tanto bistrattato, Sistema sanitario nazionale - che si risolleverà il sistema economico nel nostro Paese e sono stupito che il Presidente Monti e i suoi Ministri non se ne rendano conto. Io, in prima persona, e l’Italia dei Valori tutta, continueremo comunque a vigilare costantemente affinché questa norma, che pare uscita platealmente dal portone, non tenti di rientrare, discretamente, dalla porta di servizio.

Sanità in declino, riforma urgentissima

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La redazione IDV
Non è più possibile girare intorno al problema. Il sistema sanitario italiano sta affrontando una crisi nera e profonda e a farne le spese, purtroppo continueranno ad essere soltanto i cittadini, che vedono scomparire, dietro le tante inchieste degli ultimi mesi (degli ultimi anni), il diritto alla salute sancito loro dalla nostra Costituzione.

Dalla Puglia alla Lombardia, dal Lazio al Molise, senza soluzione di continuità, la sanità pubblica è travolta (e, spesso sepolta) dal business, dagli affari, dalla malagestione mirata al solo raggiungimento del profitto – spesso personale – e non certo alla migliore assistenza possibile. L’autonomia regionale in campo sanitario non sempre si è dimostrata, per l’Italia, una scommessa vincente e l’aziendalizzazione della sanità (per non parlare di politicizzazione…) si è rivelata per il nostro Paese - evidentemente non ancora all’altezza - un’arma a doppio taglio.
È necessaria, per questo, una revisione profonda del nostro SSN, in cui il Governo centrale giochi un ruolo da protagonista e non solo da “sanzionatore” quando il danno è ormai avvenuto. È necessario, urgente e non più rinviabile mettere in campo un’azione concreta volta a sganciare il legame tra politica e sanità, solo così si potrà puntare ad un SSN che abbia al centro della sua azione il cittadino e gli interessi di pochi. Solo spezzando questo legame la nostra potrà essere una sanità finalmente basata sul merito, in cui a far carriera saranno i professionisti più affermati e non gli amici, i fratelli o i compagni di partito. Il diritto alla salute non è un giocattolo che può essere affidato a chiunque, ma una garanzia di cui tutti i cittadini devono poter fruire.

Sono concetti, questi, che ripeto da quando, nel 2008, ho iniziato la mia attività politica in Parlamento. Concetti che tento di tramutare in fatti concreti attraverso emendamenti, ordini del giorno, mozioni e disegni di legge, ma che spesso vedono gli ostacoli di chi detiene realmente il potere ed è chiuso ad ogni reale innovazione in campo sanitario. Mi auguro che di fronte agli ultimi gravi episodi che hanno coinvolto le regioni Lombardia e Puglia, e a prescindere da quali saranno i risultati delle inchieste, questo governo “di tecnici”, trovi il coraggio di esserlo veramente e porti a compimento la riforma del governo delle attività cliniche, in discussione nella Commissione Affari Sociali della Camera dal 2008… magari osando di più a discapito di consolidate rendite di posizione e a favore della salute di tutti i cittadini.

Salute. Balduzzi ascolti appello chirurghi

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Antonio Palagiano
Ho fatto più volte presente al ministro Balduzzi, anche attraverso la presentazione di uno specifico emendamento nel testo sul disegno di legge sul Governo clinico, la necessità di affrontare definitivamente il problema delle assicurazioni in campo sanitario. Trovo inconcepibile che al giorno d’oggi, in cui si registra un’impennata dei contenziosi tra medici o ospedali e pazienti, le aziende sanitarie abbiano anche la possibilità di non assicurarsi.

I costi delle polizze, infatti, sono così alti da far desistere talune aziende, impedendo ai singoli specialisti di esercitare la professione con la serenità necessaria per un lavoro così delicato.

Purtroppo l’emendamento non è stato accolto e non mi risulta che vi siano altre iniziative del ministro della Sanità per risolvere questa annosa questione. Sarebbe il caso che il ministro Balduzzi mettesse mano, una volta per tutte, a questo argomento, garantendo sia ai medici che ai pazienti quella tranquillità che è loro dovuta.

Resta forse un anno al termine della legislatura e la Commissione Affari Sociali della Camera, attraverso il Parlamento, ha avuto il solo merito di approvare la legge sulle cure palliative e sulla terapia del dolore. Un bilancio davvero magro e sconcertante per quattro anni di attività inconcludente. Attendiamo che il ‘tecnico’ Balduzzi faccia vedere dov’è la differenza tra lui e quelli che lo hanno preceduto ed imponga alla lobby delle Assicurazioni, risultata indenne a tutte le pseudo-liberalizzazioni del governo Monti, premi equi e calmierati che consentano all’amministrazione sanitaria e ai singoli professionisti di stipulare polizze che li proteggano dal rischio professionale.

Il monito lanciato dal Professor Luigi Presenti, presidente dell’Associazione chirurghi ospedalieri italilani, che ha paventato il blocco delle sedute operatorie per eccesso di rischio professionale, può essere un pericoloso apripista che si estenderà alle altre specialità. Chiedo perciò a Balduzzi come sia possibile conciliare il rapporto d’esclusività, molto caro al ministro, con gli stipendi più bassi d’Europa, e soprattutto senza prevedere un’adeguata ‘protezione’ del personale sanitario dipendente.  E’ inutile, quindi, affrontare il tema della medicina difensiva e dell’eccessivo ricorso al taglio cesareo se non vengono prima sciolti nodi come quello delle assicurazioni e della parto-analgesia.

Come al solito a pagare il conto dell’inefficienza del governo saranno i giovani neospecialisti, costretti a corrispondere alle assicurazioni fino a 15.000 euro l’anno per alcune branche come l’ostetricia e ginecologia o la chirurgia plastica e ricostruttiva, oppure esercitare la professione senza alcuna copertura. Infine, l’episodio dell’ospedale San Filippo Neri di Roma, dove sono andati perduti 94 embrioni crioconservati mette alla luce un altro problema che è quello relativo alle polizze assicurative dei centri di PMA che nessuna compagnia vuole stipulare. Allora è lecito chiedersi chi risarcirà le coppie che chiederanno un equo indennizzo?

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