
“Su Termini Imerese la Fiat non può nascondersi dietro un dito, cercando di scaricare le responsabilità sui lavoratori, come avvenuto per la soluzione industriale della Dr Motor di Di Risio, ma deve assumersi i propri oneri”. Lo afferma in una nota il candidato a sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. “La chiusura dello stabilimento di Termini Imerese - prosegue Orlando - ha colpito oltre duemila famiglie creando una situazione che è giunta ormai a un punto di non ritorno. Senza pensare, poi, che la disperazione che stanno vivendo i lavoratori sta generando tensioni sociali altissime. L’Italia dei Valori ha sostenuto, sin dal primo momento, le istanze dei lavoratori. Dopo averli incontrati, infatti, ha portato il problema all’attenzione dei ministri competenti e dello stesso Governo, anche attraverso numerosi atti parlamentari ed ha indicato una soluzione davanti alla quale, però, questo esecutivo è rimasto sordo e che per questa ragione intendiamo ribadire. Noi abbiamo proposto la cessione della Fiat di Termini Imerese al costo di un euro, con tutti i beni mobili e immobili, un bando internazionale di gara verso produttori d'auto e l'infrastrutturazione del porto e delle vie di accesso. La sinergia ed il coordinamento tra governo e Regione, sono fondamentali e deve essere garantita ai lavoratori una copertura salariale, attraverso gli strumenti di protezione sociale. “Su Termini Imerese il Governo batta un colpo perché parliamo di politiche industriali che rappresentano una delle leve principali per la ripresa economica”, conclude.
Lavoro e Welfare
Dipartimento Lavoro e Welfare


"I dati sulla cassa integrazione diffusi oggi dalla Cgil sono l'ennesima conferma di un allarme sociale e occupazionale gigantesco, a cui questo governo sta rispondendo con l'attacco all'articolo 18 e con le controriforme su pensioni e lavoro". 
A distanza di cinque mesi dall’approvazione della manovra Monti sono molte le preoccupazioni riguardo l’aumento del costo della vita, prima tra tutti la reintroduzione dell’IMU l’imposta municipale unica. A questa imposta vanno aggiunti l’aumento del costo dei servizi e dei beni di prima necessità che uniti alla scarsa occupazione lavorativa e alla precarietà salariale generano per le famiglie che hanno con se una persona disabile un ulteriore fattore di impoverimento. Un dato conclamato rivela infatti che la disabilità sia una delle principali cause dell’impoverimento delle persone e delle famiglie italiane, soprattutto per la sempre minore incidenza di interventi di supporto. Sulla base di questo dato erano stati presentati e approvati due ordini del giorno alla Camera per un’esenzione parziale dall’Imu per tutte quelle famiglie che avevano in carico una persona disabile, a tutt’ora sono stati completamente ignorati ed è stata dimenticata anche la disposizione del 2000 (legge 328) che consentiva ai Comuni di deliberare ulteriori riduzioni dell’aliquota dell’imposta comunale sugli immobili (Ici) per la prima casa. Ci troviamo ora a fare i conti con una situazione che aggrava pesantemente le condizioni di vita delle persone disabili e delle loro famiglie, che riduce ulteriormente l’integrazione e affossa l’autonomia. Se è vero che la Repubblica Italiana è fondata sul lavoro come fonte di ricchezza , l’occupazione lavorativa per le persone disabili è ridotta da molti anni ai minimi termini, solo pochi riescono ad ottenere un lavoro e nella maggior parte dei casi si tratta di lavori precari e sottopagati. Questo impoverimento e questa solitudine diventano ogni giorno più severe e drammatiche gettando nella disperazione coloro che si prendono cura delle persone disabili che devono sopperire alla quasi totale mancanza di servizi alla persona, così è per la disabilità psichica, motoria e sensoriale senza parlare degli anziani che come per disabilità senza il sostegno familiare vivrebbero in stato di abbandono. Sta diventando sempre più frequente l’immagine di persone disabili che elemosinano qualche spicciolo, mentre la disabilità “sommersa” relega le persone nelle quattro mura domestiche. Sono sotto gli occhi di tutti le tante persone che per problemi economici ricorrono a gesti estremi, nella disabilità il pagamento di quest’ imposta può fare la differenza tra il sopravvivere e il soccombere. I disabili hanno bisogno prima di tutto del rispetto della propria dignità e per questo chiediamo un gesto tangibile e concreto nei confronti di quei cittadini che tutti i giorni organizzano la propria esistenza per continuare ad esistere.
Si è svolta presso la sede Fastweb di Roma la manifestazione dei lavoratori contro la cessione di ramo d'azienda decisa dalla società controllante, la Swisscom, per un totale di 705 lavoratori (591 coinvolti nel ramo "customer" e 114 nel ramo "field") distribuiti tra le varie sedi d'Italia. Era presente Alessandra Tibaldi, responsabile nazionale della sezione dipartimentale Crisi industriali e formazione.
“Italia dei Valori si associa alla richiesta avanzata dai lavoratori della Stock, la quale ha deciso di chiudere lo storico stabilimento a Trieste per delocalizzare nell’Est Europa”. E’ quanto si legge in una lettera inviata al ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Elsa Fornero, da Carlo Monai, deputato dell’Idv e Maurizio Zipponi, responsabile nazionale Lavoro-Welfare del partito di Di Pietro. “Uno stabilimento, quello di Trieste - sottolineano Monai e Zipponi - che, pur nei progressivi ridimensionamenti, è sempre stato in grado di produrre tutte le referenze del marchio Stock, sia per la distribuzione sul mercato italiano che internazionale. Si tratta di prodotti apprezzati e molto conosciuti in Italia e nel mondo”. “La chiusura dello stabilimento rischia di generare l’ennesimo dramma sociale per i dipendenti, oltre che l’ennesima delocalizzazione di una società e di marchio italiani - si legge nella lettera al ministro Fornero - Come Italia dei Valori Le chiediamo di convocare urgentemente, insieme al Ministero dello sviluppo economico, un tavolo nazionale con la proprietà della Stock, le organizzazioni sindacali e gli enti locali, per fermare le procedure di licenziamento e avviare un più attento esame di ogni possibile alternativa alla chiusura del sito, la salvaguardia dei livelli occupazionali e un auspicabile rilancio dell'azienda”.



