Giovedi, 17 Maggio 2012

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Lavoro e Welfare

Dipartimento Lavoro e Welfare
Responsabile Maurizio Zipponi


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Fiat. Azienda non scarichi colpe su lavoratori, governo batta un colpo

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La redazione IDV

“Su Termini Imerese la Fiat non può nascondersi dietro un dito, cercando di scaricare le responsabilità sui lavoratori, come avvenuto per la soluzione industriale della Dr Motor di Di Risio, ma deve assumersi i propri oneri”. Lo afferma in una nota il candidato a sindaco di Palermo, Leoluca Orlando. “La chiusura dello stabilimento di Termini Imerese - prosegue Orlando - ha colpito oltre duemila famiglie creando una situazione che è giunta ormai a un punto di non ritorno. Senza pensare, poi, che la disperazione che stanno vivendo i lavoratori sta generando tensioni sociali altissime. L’Italia dei Valori ha sostenuto, sin dal primo momento, le istanze dei lavoratori. Dopo averli incontrati, infatti, ha portato il problema all’attenzione dei ministri competenti e dello stesso Governo, anche attraverso numerosi atti parlamentari ed ha indicato una soluzione davanti alla quale, però, questo esecutivo è rimasto sordo e che per questa ragione intendiamo ribadire. Noi abbiamo proposto la cessione della Fiat di Termini Imerese al costo di un euro, con tutti i beni mobili e immobili, un bando internazionale di gara verso produttori d'auto e l'infrastrutturazione del porto e delle vie di accesso. La sinergia ed il coordinamento tra governo e Regione, sono fondamentali e deve essere garantita ai lavoratori una copertura salariale, attraverso gli strumenti di protezione sociale. “Su Termini Imerese il Governo batta un colpo perché parliamo di politiche industriali che rappresentano una delle leve principali per la ripresa economica”, conclude.

A dati cig governo risponde con controriforme e meno diritti

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La redazione IDV
"I dati sulla cassa integrazione diffusi oggi dalla Cgil sono l'ennesima conferma di un allarme sociale e occupazionale gigantesco, a cui questo governo sta rispondendo con l'attacco all'articolo 18 e con le controriforme su pensioni e lavoro".

Lo afferma in una nota il responsabile lavoro e welfare dell'Italia dei Valori, Maurizio Zipponi, che aggiunge: "Con la manomissione del sistema pensionistico, Monti e la Fornero hanno trafugato miliardi dalle tasche di pensionati e lavoratori, usandoli come un bancomat e impedendo l'assunzione di 800mila giovani nei prossimi tre anni. Il ddl lavoro, invece, è inutile e dannoso sia per le imprese sia per i lavoratori. Quella proposta dal governo, infatti, non è altro che una legge sui licenziamenti facili che smantella lo stato sociale, non risolve in nessun modo il precariato e non crea un solo posto di lavoro in più. Questo esecutivo evidentemente non ha ancora capito che il punto è creare lavoro e non tagliare i diritti".

Spiega Zipponi: "L'IdV chiede al governo di assumersi le proprie responsabilità e di occuparsi finalmente della vera emergenza del Paese: il lavoro. Da tempo, insistiamo affinché il Parlamento discuta un piano nazionale per rilanciare l'occupazione e la crescita. Se questi professori non sono in grado di attuare subito misure anti-cicliche contro la recessione è meglio che vadano a casa".

La povertà nella disabilità in tempi di crisi

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Mario Dany De Luca

A distanza di cinque mesi dall’approvazione della manovra Monti sono molte le preoccupazioni riguardo l’aumento del costo della vita, prima tra tutti la reintroduzione dell’IMU l’imposta municipale unica. A questa imposta vanno aggiunti l’aumento del costo dei servizi e dei beni di prima necessità che uniti alla scarsa occupazione lavorativa e alla precarietà salariale generano per le  famiglie che hanno con se una persona disabile un ulteriore fattore di impoverimento. Un dato conclamato rivela infatti che la disabilità sia una delle principali cause dell’impoverimento delle persone e delle famiglie italiane, soprattutto per la sempre minore incidenza di interventi di supporto. Sulla base di questo dato erano stati presentati e approvati due ordini del giorno alla Camera per un’esenzione parziale dall’Imu per tutte quelle  famiglie che avevano in carico una persona disabile, a tutt’ora sono stati completamente ignorati ed è stata dimenticata anche la disposizione del 2000 (legge 328) che consentiva ai Comuni  di deliberare ulteriori riduzioni dell’aliquota dell’imposta comunale sugli immobili (Ici) per la prima casa. Ci troviamo ora a fare i conti con una situazione che aggrava pesantemente le condizioni di vita delle persone disabili e delle loro famiglie, che riduce ulteriormente l’integrazione e affossa l’autonomia. Se è vero che la Repubblica Italiana è fondata sul lavoro come fonte di ricchezza , l’occupazione lavorativa per le persone disabili è ridotta da molti anni  ai minimi termini,  solo pochi riescono ad ottenere un lavoro e nella maggior parte dei casi si tratta di lavori precari e sottopagati.  Questo impoverimento e questa solitudine diventano ogni giorno più severe e drammatiche gettando nella disperazione coloro che si prendono cura delle persone disabili che devono sopperire alla quasi totale mancanza di servizi alla persona, così è per la disabilità psichica, motoria e sensoriale senza parlare degli anziani che come per disabilità senza il sostegno familiare vivrebbero in stato di abbandono. Sta diventando sempre più frequente l’immagine di persone disabili  che elemosinano qualche spicciolo, mentre la disabilità “sommersa” relega le persone nelle quattro mura domestiche. Sono sotto gli occhi di tutti le tante persone che per problemi economici ricorrono a gesti estremi, nella disabilità il pagamento di quest’ imposta può fare la differenza  tra il sopravvivere e il soccombere. I disabili  hanno  bisogno prima di tutto del rispetto della propria dignità e per questo chiediamo un gesto tangibile e concreto nei confronti di quei cittadini che tutti i giorni organizzano la propria esistenza per continuare ad esistere.

Mario Dany De Luca
Responsabile Nazionale IDV delle politiche per il superamento dell’handicap

A Milano come a Roma: IdV al fianco dei lavoratori Fastweb (video)

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La redazione IDV
  Si è svolta presso la sede Fastweb di Roma la manifestazione dei lavoratori contro la cessione di ramo d'azienda decisa dalla società controllante, la Swisscom, per un totale di 705 lavoratori (591 coinvolti nel ramo "customer" e 114 nel ramo "field") distribuiti tra le varie sedi d'Italia. Era presente Alessandra Tibaldi, responsabile nazionale della sezione dipartimentale Crisi industriali e formazione.

A fronte dei positivi risultati economici raggiunti nel 2011 dall'azienda, ma soprattutto della genericità delle motivazioni fornite a supporto della procedura di cessione, le OOSS hanno espresso una valutazione negativa rispetto a questa scelta, che rischia di condannare alla dismissione lenta un ulteriore segmento delle telecomunicazioni e all'incertezza centinaia di operatori ed operatrici.

Desta inoltre preoccupazione il fatto che l'eventuale cessionaria del ramo Customer, la Visiant, sia attualmente in amministrazione giudiziaria, e che risultino dunque oggettivamente fragili le garanzie occupazionali per i lavoratori interessati.

IdV ha seguito in queste settimane le mobilitazioni dei lavoratori nelle varie sedi del paese, a cominciare da Milano, e sta predisponendo un'interrogazione parlamentare ai Ministri competenti che verrà perfezionata all'esito dell'incontro con i vertici aziendali presso l'Unione Industriali.

In ogni caso chiediamo al Governo di assumere un'iniziativa immediata perché la vertenza si risolva positivamente: occorre infatti chiarire la sussistenza dei presupposti su cui è stata deliberata la cessione (autonomia funzionale del ramo d'azienda, ecc), garantire concrete prospettive ai lavoratori (non solo quelli del settore customer ma anche quelli che resterebbero in Fastweb), prevedere una clausola sociale che consentisse a questi ultimi il riassorbimento ove le previsioni industriali fatte dal management non si realizzassero, e naturalmente rimettere in campo una politica strategica per il settore delle telecomunicazioni che nei decenni passati ha costituito uno degli assets industriali di maggior pregio del paese.

Stock. Governo fermi chiusura ennesimo stabilimento italiano

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“Italia dei Valori si associa alla richiesta avanzata dai lavoratori della Stock, la quale ha deciso di chiudere lo storico stabilimento a Trieste per delocalizzare nell’Est Europa”. E’ quanto si legge in una lettera inviata al ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Elsa Fornero, da Carlo Monai, deputato dell’Idv e Maurizio Zipponi, responsabile nazionale Lavoro-Welfare del partito di Di Pietro. “Uno stabilimento, quello di Trieste - sottolineano Monai e Zipponi - che, pur nei progressivi ridimensionamenti, è sempre stato in grado di produrre tutte le referenze del marchio Stock, sia per la distribuzione sul mercato italiano che internazionale. Si tratta di prodotti apprezzati e molto conosciuti in Italia e nel mondo”. “La chiusura dello stabilimento rischia di generare l’ennesimo dramma sociale per i dipendenti, oltre che l’ennesima delocalizzazione di una società e di marchio italiani - si legge nella lettera al ministro Fornero - Come Italia dei Valori Le chiediamo di convocare urgentemente, insieme al Ministero dello sviluppo economico, un tavolo nazionale con la proprietà della Stock, le organizzazioni sindacali e gli enti locali, per fermare le procedure di licenziamento e avviare un più attento esame di ogni possibile alternativa alla chiusura del sito, la salvaguardia dei livelli occupazionali e un auspicabile rilancio dell'azienda”.

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