
“Questa mattina presso il Ministero dell’istruzione, università e ricerca, si svolto un incontro tra il Sottosegretario Elena Ugolini, la sottoscritta e la nostra delegazione del dipartimento scuola IdV composta da Letizia Bosco e Ilaria Persi, responsabili dell'Area dipartimentale”. Cosi l’On. Anita Di Giuseppe che prosegue: "Abbiamo affrontato l’argomento della riorganizzazione delle classi di concorso delle scuole superiori, tema seguito con attenzione dall'Italia dei Valori nel corso degli ultimi due anni. In particolare, il Sottosegretario ha riconosciuto la forte penalizzazione in termini di possibilità lavorative di cui sono stati vittime i docenti di latino e greco della classe di concorso A052 e ha dimostrato disponibilità ad individuare soluzioni a loro salvaguardia”.“Valutiamo positivamente l'atteggiamento di apertura del Sottosegretario Ugolini e il clima palesemente più disteso che ha contraddistinto l'appuntamento odierno rispetto agli incontri avuti con il precedente Governo che non ha mai voluto riconoscere i danni prodotti dalla Riforma Gelmini alla didattica delle materie letterarie, né ha mai mostrato sensibilità nei confronti del baratro in cui sono stati precipitati i docenti, soprattutto precari, per effetto dei tagli agli organici, ormai operativi nella scuola da più di tre anni. Attendiamo fiduciosi di vedere tradotte in atti concreti le rassicuranti dichiarazioni d’intenti che abbiamo ricevuto”, conclude la Di Giuseppe.
Cultura e Istruzione



"Oggi, con un’Interpellanza urgente avente per primo firmatario il presidente Antonio di Pietro, l’Italia dei Valori ha sollecitato ufficialmente il ministro dell’Istruzione Profumo a intervenire in merito alla legge regionale 7/2012 della Lombardia, che all’articolo 8 introduce nuove norme in materia di reclutamento del personale docente, istituendo i concorsi a livello di singola scuola. Come abbiamo denunciato tempestivamente, ormai da mesi, si tratta di una norma che contravviene al principio del merito, garantito in questa circostanza dalla presenza di graduatorie provinciali che valutano i docenti su parametri oggettivi. Il metodo della chiamata diretta del dirigente della singola scuola, che questa legge vorrebbe introdurre in Lombardia, espone invece gli insegnanti a meccanismi clientelari iniqui, illegittimi e dannosi”.
"Nel comunicato stampa sul TFA di ieri il Miur sembra dare un primo segnale di attenzione verso i docenti non abilitati che hanno permesso negli ultimi anni alle scuole statali e paritarie di funzionare nonostante l'assenza di abilitati', ma ancora una volta il problema rimane irrisolto e anzi sembra che il MIUR smentisca quanto recentemente dichiarato dal Ministro Profumo, il quale ha parlato di riconoscimento del servizio ai non abilitati con 360 giorni di servizio". A dichiararlo è l'On. Pierfelice Zazzera (IDV), Capogruppo in Commissione Cultura della Camera. "Da quanto risulta dalla nota del Ministero infatti, sembra che la procedura ‘riservata' sia destinata soltanto ai docenti con 36 mesi di servizio, ovvero 1080 giorni o come viene meglio chiarito dal MIUR in 540 giorni di supplenza. In tal modo però il Ministero non fa altro che creare ulteriori contenziosi, riconoscendo il diritto soltanto ad una parte della categoria interessata. L'unica soluzione possibile è quella di esonerare dal test di accesso al TFA i docenti non abilitati con almeno 360 giorni di servizio, riconoscendo loro l'esperienza già accumulata. In ogni caso poi questi docenti dovranno sostenere, come tutti gli altri, gli esami finali nel rispetto del principio della meritocrazia che in nessun modo si vuoleaggirare. Qualsiasi soluzione diversa dal riconoscimento del servizio agli insegnanti con almeno 360 giorni determinerà nuove disparità e quindi inevitabilmente nuovi ricorsi che porteranno il Miur a soccombere in fase di giudizio. Noi dell'Italia dei Valori chiediamo pertanto al Governo di evitare di creare continue discriminazioni con provvedimenti monchi, riconoscendo una volta per tutte ai docenti non abilitati l'esperienza maturata nei 360 giorni di servizio".
Nonostante le proteste avanzate da tutto il mondo della scuola, la Giunta regionale della Lombardia ha approvato la nuova, contestatissima legge sul reclutamento dei docenti. Si tratta di un testo pericoloso. Concede ai dirigenti scolastici la possibilità di reclutare direttamente i docenti, sulla base di sperimentazioni concordate con il ministero dell'istruzione. In questo modo, la giunta di Formigoni, con un atto in contrasto, non solo con le leggi, ma con la stessa Costituzione, cerca di rompere l'unitarietà della scuola pubblica, confermando anche con una legge la legittimità di avere scuole piú ricche nelle regioni ricchee scuole piú povere, nelle regioni meno fortunate. Alla luce della legge lombarda si comprende anche meglio la prospettiva verso cui la proposta Aprea, in discussione in commisssione vuole condurre la scuola italiana. Si comprende meglio il ruolo affidato alle regioni, l'idea delle scuole autonome, ridotte a servizi della comunità familiare e produttiva del territorio: aperti alla compartecipazione di soggetti privati e sempre meno articolazioni autonome della comunità scolastica del sistema pubblico nazionale. Ci saranno scuole di serie A e scuole di serie B. Così come in Lombardia, per effetto di questa nuova normativa, potrebbero esserci scuole che chiamano docenti di un certo tipo, piuttosto che un altro, in barba ad ogni principio di uniformità e terzietà della pubblica istruzione del nostro Paese.
“Prima di procedere a nuove procedure concorsuali e di reclutamento, è necessario risolvere le questioni ancora aperte nella scuola e che stanno determinando ansia e preoccupazione. Tra quelle da risolvere c’è certamente la vicenda che riguarda gli abilitandi iscritti agli anni di corso 2008/2009, 2009/2010, 2010/2011 in Scienze della Formazione Primaria esclusi dalla IV fascia a causa di un emendamento approvato nell’ultimo mille proroghe”. A dichiararlo è l’On. Pierfelice Zazzera capogruppo IDV in Commissione Cultura primo firmatario insieme all’on. Anita Di Giuseppe di una risoluzione in commissione.




