
Il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera ha delineato le strategie del governo in campo energetico. Lo ha fatto, come di consueto, fuori dalle sedi di governo, intervenendo alla presentazione del rapporto di "Italiadecide" su ''Il governo dell'energia per lo sviluppo del Paese”.
Passera ha esordito affermando che l'Italia ha ingenti riserve di gas e petrolio attivabili in tempi rapidi e capaci di soddisfare circa il 20% dei consumi (dal 10% attuale). Come si vede il ministro fa previsioni ottimistiche, malgrado siano di difficile attuazione. Ma non basta, si spinge ancora oltre sostenendo che l'Italia deve diventare un paese “esportatore di gas”. Lo ha detto senza perifrasi. Poiché la produzione nazionale copre solo una parte dei consumi, l'esportazione a cui fa riferimento Passera è evidentemente quella del transfer, verso l'Europa, di eccedenze di gas, importato dal nostro paese ben oltre le necessità del consumo per le attività e gli usi nazionali.
Le infrastrutture necessarie per importare l'eccedenza di gas, ha detto Passera, sono i rigassificatori (uno quasi ultimato a Livorno, uno in fase di avvio dei lavori a Porto Empedocle e due appena autorizzati a Falconara e Gioia Tauro), i gasdotti di importazione (quello a sud del Caspio e il progetto Galsi dall'Algeria attraverso la Sardegna) e gli stoccaggi (tre in fase di costruzione e due in fase di autorizzazione).
I rigassificatori e gli stoccaggi, come è noto, presentano grandi problemi di sicurezza e d'impatto ambientale. Si potrebbero sostenere per grandi e improrogabili esigenze nazionali, ma proporli per diventare esportatori di gas verso l'Europa sembra una tesi molto avventata.
Anche sulle fonti rinnovabili il ministro ha espresso tesi preoccupanti. Ha sostenuto che è necessario rivedere il sistema degli incentivi alle rinnovabili perché questi costeranno 200 miliardi di euro per famiglie e imprese. “Il risultato degli incentivi - ha detto Passera - ha prodotto una vera e propria esplosione degli impianti e un costo molto elevato per il Paese: abbiamo già maturato 9 miliardi di euro l'anno di incentivi da pagare in bolletta per famiglie e imprese. Poiché gli incentivi durano 15-20 anni, questo 'debito' vale tra i 150 e i 200 miliardi. Questi costi crescono di mese in mese, circa 200 milioni all'anno in più ogni mese che passa, quindi a breve emaneremo tre decreti ministeriali che ridefiniranno il modello di sviluppo in questo campo”.
Siamo in presenza di tesi aberranti, da confutare con forza. Se si realizzasse il piano di Passera avremmo un altro terremoto nel sistema della produzione di impianti per le energie rinnovabili, già disastrate dai provvedimenti affastellatisi nell'anno passato. Si darebbe un colpo mortale alla nascente filiera delle rinnovabili bloccando un settore di sviluppo che negli ultimi tempi ha prodotto ricchezza e occupazione.
Sembra infine che il ministro non conosca o finga di non ricordare gli impegni che l'Italia ha preso con l'Europa, cioè di sostenere, almeno nel breve periodo, le fonti rinnovabili in modo che in seguito possano autosostenersi.
Non manca la solita esibizione di decisionismo in stile Sì Tav. Passera sostiene che per quanto riguarda impianti e infrastrutture serve certamente il confronto e la discussione ma questi non possono servire ad allungare i tempi e una volta prese le decisioni Regioni ed enti locali devono farsi garanti e non ostacolare le soluzioni più adeguate.
E pensare che abbiamo detto tanto male di Lunardi e della sua legge-Obiettivo sulle infrastrutture strategiche!
Ambiente, Territorio ed infrastrutture
Dipartimento Ambiente, Territorio e Infrastrutture



Speriamo che le sirene impazzite della nave Concordia abbiano destato tutti da un torpore fin troppo profondo. Innanzitutto gli armatori, per ricordare loro che l'immensa catena alberghiera che presiedono era e resta una nave, una cosa che galleggia nel mare e che con la sua stazza abnorme porta con sé pericoli altrettanto abnormi. Morire naufraghi a cento metri dalla riva vuol dire avere concentrato più ricerca e tecnologia sull'aspetto ricettivo che non su quello della sicurezza. Un torpore che ha sorpreso anche i comuni cittadini: quelli a bordo delle maxinavi, che di fatto annullano la magia del viaggio in alto mare trascorrendo il tempo come in un qualsiasi albergo posto sul litorale, e di coloro che, da terra, applaudono al passaggio di questi centri commerciali su chiglia. Il sonno profondissimo di Sergio Ortelli, sindaco dell'Isola del Giglio, talmente entusiasta dal transito ravvicinato del Concordia da auspicare di vedere lo stesso spettacolo ogni volta possibile. Un sindaco che non ha capito quale tesoro governa, in che modo va custodito, che non calcola l'impatto devastante di millecinquecento persone in un piccolo ecosistema com'è l'isola toscana, insomma che non ha capito nulla del perché sta lì. E che malgrado questi sconcertanti limiti è stato votato e considerato il migliore tra quelli a cui poteva essere affidata l'isola. Un torpore che ovviamente ha colto anche la politica, interessata al fenomeno economico di questo nuovo turismo di massa senza fissare limiti precisi che tengano a debita distanza le maxinavi, oggi disinvoltamente presenti perfino nella fragilissima laguna veneziana, tanto per fare un esempio.
L'uso della violenza per sostenere posizioni politiche o ragioni sociali deve essere assolutamente bandito e condannato senza se e senza ma. Le questioni sociali che oggi si presentano in Italia, Paese di solide istituzioni democratiche, qualunque sia la loro gravità, debbono essere ricondotte dentro l'alveo del dibattito democratico e risolte attraverso il dialogo, le intese e le aperture delle istituzioni alla partecipazione sociale. Associare il popolo alle istituzioni rafforza l'uno e le altre.
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