Giovedi, 17 Maggio 2012

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Ambiente, Territorio e Infrastrutture

Dipartimento Ambiente, Territorio e Infrastrutture
Responsabile Paolo Brutti


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Caro Passera, sia meno 'gasato'

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Paolo Brutti
Il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera ha delineato le strategie del governo in campo energetico. Lo ha fatto, come di consueto, fuori dalle sedi di governo, intervenendo alla presentazione del rapporto di "Italiadecide" su ''Il governo dell'energia per lo sviluppo del Paese”.

Passera ha esordito affermando che l'Italia ha ingenti riserve di gas e petrolio attivabili in tempi rapidi e capaci di soddisfare circa il 20% dei consumi (dal 10% attuale). Come si vede il ministro fa previsioni ottimistiche, malgrado siano di difficile attuazione. Ma non basta, si spinge ancora oltre sostenendo che l'Italia deve diventare un paese “esportatore di gas”. Lo ha detto senza perifrasi. Poiché la produzione nazionale copre solo una parte dei consumi, l'esportazione a cui fa riferimento Passera è evidentemente quella del transfer, verso l'Europa, di eccedenze di gas, importato dal nostro paese ben oltre le necessità del consumo per le attività e gli usi nazionali.

Le infrastrutture necessarie per importare l'eccedenza di gas, ha detto Passera, sono i rigassificatori (uno quasi ultimato a Livorno, uno in fase di avvio dei lavori a Porto Empe­docle e due appena autorizzati a Falconara e Gioia Tauro), i gasdotti di importazione (quello a sud del Caspio e il progetto Galsi dall'Algeria attraverso la Sardegna) e gli stoc­caggi (tre in fase di costruzione e due in fase di autorizzazione).

I rigassificatori e gli stoccaggi, come è noto, presentano grandi problemi di sicurezza e d'impatto ambientale. Si potrebbero sostenere per grandi e improrogabili esigenze nazionali, ma proporli per diventare esportatori di gas verso l'Europa sembra una tesi molto avventata.

Anche sulle fonti rinnovabili il ministro ha espresso tesi preoccupanti. Ha sostenuto che è necessario rivedere il sistema degli incentivi alle rinnovabili perché questi costeranno 200 miliardi di euro per famiglie e imprese. “Il risultato degli incentivi - ha detto Passera - ha prodotto una vera e propria esplosione degli impianti e un costo molto elevato per il Paese: abbiamo già maturato 9 miliardi di euro l'anno di incentivi da pagare in bolletta per famiglie e imprese. Poiché gli incentivi durano 15-20 anni, questo 'debito' vale tra i 150 e i 200 miliardi. Questi costi crescono di mese in mese, circa 200 milioni all'anno in più ogni mese che passa, quindi a breve emaneremo tre decreti ministeriali che ridefiniranno il modello di sviluppo in questo campo”.

Siamo in presenza di tesi aberranti, da confutare con forza. Se si realizzasse il piano di Passera avremmo un altro terremoto nel sistema della produzione di impianti per le energie rinnovabili, già disastrate dai provvedimenti affastellatisi nell'anno passato. Si darebbe un colpo mortale alla nascente filiera delle rinnovabili bloccando un settore di sviluppo che negli ultimi tempi ha prodotto ricchezza e occupazione.

Sembra infine che il ministro non conosca o finga di non ricordare gli impegni che l'Italia ha preso con l'Europa, cioè di sostenere, almeno nel breve periodo, le fonti rinnovabili in modo che in seguito possano autosostenersi.

Non manca la solita esibizione di decisionismo in stile Sì Tav. Passera sostiene che per quanto riguarda impianti e infrastrutture serve certamente il confronto e la discussione ma questi non possono servire ad allungare i tempi e una volta prese le decisioni Regioni ed enti locali devono farsi garanti e non ostacolare le soluzioni più adeguate.

E pensare che abbiamo detto tanto male di Lunardi e della sua legge-Obiettivo sulle infrastrutture strategiche!

Necessità Corrente

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La redazione IDV
Ecco le registrazioni e le sintesi dei quattro dibattiti di venerdì 24 Febbraio 2011

Necessità corrente - Smart future


Green Approach - Necessità corrente


Renewable Actors


Basket of words


Di Pietro interviene a Necessità corrente


Sintesi: Necessità corrente - Smart future


Sintesi: Necessità corrente - Green approach


Sintesi: Renewable Actors, III sessione di Necessità corrente


Sintesi: Necessità corrente - Basket Words

E' suonata la sirena

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La redazione IDV

Speriamo che le sirene impazzite della nave Concordia abbiano destato tutti da un torpore fin troppo profondo. Innanzitutto gli armatori, per ricordare loro che l'immensa catena alberghiera che presiedono era e resta una nave, una cosa che galleggia nel mare e che con la sua stazza abnorme porta con sé pericoli altrettanto abnormi. Morire naufraghi a cento metri dalla riva vuol dire avere concentrato più ricerca e tecnologia sull'aspetto ricettivo che non su quello della sicurezza. Un torpore che ha sorpreso anche i comuni cittadini: quelli a bordo delle maxinavi, che di fatto annullano la magia del viaggio in alto mare trascorrendo il tempo come in un qualsiasi albergo posto sul litorale, e di coloro che, da terra, applaudono al passaggio di questi centri commerciali su chiglia. Il sonno profondissimo di Sergio Ortelli, sindaco dell'Isola del Giglio, talmente entusiasta dal transito ravvicinato del Concordia da auspicare di vedere lo stesso spettacolo ogni volta possibile. Un sindaco che non ha capito quale tesoro governa, in che modo va custodito, che non calcola l'impatto devastante di millecinquecento persone in un piccolo ecosistema com'è l'isola toscana, insomma che non ha capito nulla del perché sta lì. E che malgrado questi sconcertanti limiti è stato votato e considerato il migliore tra quelli a cui poteva essere affidata l'isola. Un torpore che ovviamente ha colto anche la politica, interessata al fenomeno economico di questo nuovo turismo di massa senza fissare limiti precisi che tengano a debita distanza le maxinavi, oggi disinvoltamente presenti perfino nella fragilissima laguna veneziana, tanto per fare un esempio.
Concludendo: nuove limitazioni per gli armatori, incentivi per un turismo più sostenibile anche in questo senso, soluzioni che limitino lo stoccaggio di grossi quantitativi di carburante in un'unica cisterna e che ne facilitino l'aspirazione in situazioni difficili, rispetto rigorosissimo delle distanze di sicurezza. La sirena è suonata per tutti.

Paolo Brutti
Responsabile nazionale IdV Ambiente, Territorio e Infrastrutture,

TAV, risolviamo la questione con il dialogo

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La redazione IDV
L'uso della violenza per sostenere posizioni politiche o ragioni sociali deve essere assolutamente bandito e condannato senza se e senza ma. Le questioni sociali che oggi si presentano in Italia, Paese di solide istituzioni democratiche, qualunque sia la loro gravità, debbono essere ricondotte dentro l'alveo del dibattito democratico e risolte attraverso il dialogo, le intese e le aperture delle istituzioni alla partecipazione sociale. Associare  il popolo alle istituzioni rafforza l'uno e le altre.

La violenza ha un unico effetto, e quindi, si può argomentare, anche un unico scopo: impedire il confronto e rendere impossibile ogni ragionata obiezione e confutazione del progetto in questione. C'è una convergenza tra chi ha in mente solo l'uso delle camionette e chi pensa solo  con le molotov: entrambi vogliono mettere a tacere le voci libere e il libero confronto.

Non possiamo cadere nella provocazione di trasformare un problema infrastrutturale in un problema di ordine pubblico. Ciò impedirebbe ogni critica e ogni proposta di modifica del progetto della TAV in val di Susa.

Ho già espresso su queste pagine la mia posizione sulla TAV. Il progetto ha una rilevanza europea, quella del corridoio Lisbona Kiev, che, se non passerà in Val padana, aggirerà a nord le Alpi, come chiede da tempo la Germania. Sulla sostenibilità economica del progetto vi sono molte perplessità, tanto che esso  non viene realizzato in project  financing, come invece si fece, con poco successo in verità, con il tunnel sotto la Manica. La concorrenza del nuovo  tunnel del Gottardo si farà sentire, soprattutto per le merci che originano dai porti e dalle imprese italiane. L'opera ha senso se e solo se risolve i problemi inderogabili del nodo ferroviario di Torino, vera strozzatura strategica della circolazione delle merci in Val Padana, e se, contestualmente, accelera l'avanzamento dell'Alta Velocità verso Venezia e Trieste. Il governo non sembra in grado di fornire assicurazioni in questo senso, anzi propone un ridimensionamento del progetto TAV proprio in corrispondenza della parte più innovativa, quella della linea a valle della galleria di base. Questa decisione sarebbe il certificato di morte della nuova linea perché l'utilizzo della cosiddetta linea storica, in pratica fino alla galleria, apporterà conseguenze sul movimento e sui costi operativi tali da vanificare l'effetto di fluidificazione e di capacità di traffico della nuova linea. In questo caso sarebbe del tutto razionale lasciare le cose come stanno e potenziare la linea storica in tutte le sue parti.

Infine resta aperto il problema della coerenza della strategia delle FS sulle merci rispetto al progetto TAV. Le FS hanno smantellato la Cargo, cioè la società che si occupa del trasporto delle merci, e non si capisce quali merci  italiane attraverseranno il valico e chi le trasporterà. Il tunnel potrebbe essere un puro servizio alle attività economiche del resto d'Europa, senza significative ricadute in Italia.

Su questi argomenti sarebbe necessario sfidare il governo e fare proposte in grado di cambiare il segno del progetto TAV che rischia, se portato avanti con le impostazioni che ho detto, di essere un puro e semplice affare per i costruttori della galleria di base.

Temo che le molotov, le bottiglie di ammoniaca, la guerriglia nel bosco chiuderanno ogni spazio alla discussione e alla critica del progetto, che andrà avanti nella forma peggiore. Quanto eroismo ci sia in questi atti tutti lo potranno vedere da queste nefaste conseguenze.
E' scritto che un albero si riconosce dai suoi frutti.

Paolo Brutti
Responsabile Dipartimento Ambiente, Territorio e Infrastrutture Idv


Nucleare: le bugie di Berlusconi e l'ira di Sarkozy

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La redazione IDV

Il Governo ricorre a qualsiasi trucco pur di sfuggire alla volontà popolare sul nucleare. L'emendamento approvato dalla maggioranza in Parlamento è scandaloso e propone lo slittamento di un anno dell'avvio della strategia nucleare, senza un suo definitivo abbandono. Lo scopo è di far saltare il referendum e contemporaneamente di assicurare la lobby nucleare che il nucleare si farà, quando sarà passata la paura di Fukushima.

Lo dimostrano le sconcertanti dichiarazioni del ministro Romani, ancora possibilista sul ritorno dell'energia nucleare. La verità è che il nostro referendum ha fatto saltare un affare da miliardi di euro; ci sono potenti lobby multinazionali che bussano alla porta di Berlusconi chiedendo conto delle promesse fatte, c'è l'ex amico Sarkozy su tutte le furie per i destini di Areva, il colosso francese che aveva puntato molto sul nucleare italiano e sui patti con il premier di Arcore

Noi lavoreremo per ottenere che il referendum contro il nucleare si tenga il 12 e 13 giugno prossimi, rigettando in ogni sede il tentativo di sabotare l'istituto stesso del referendum e il suo significato costituzionale. Certi che il dozzinale gioco di prestigio di Berlusconi non riuscirà ad annullare il quesito referendario, è bene mantenere alta la guardia. Dobbiamo e possiamo fermarli.

La paura che si è impossessata del governo è il frutto dello splendido lavoro di chi si è impegnato a raccogliere le firme per il referendum. Grazie al sacrificio di tanti di voi, alle ore passate ai tavolini, alla pazienza nello spiegare le nostre posizioni, l'Italia dei Valori ha ridicolizzato politicamente il Governo e lo ha fatto usando uno degli strumenti più nobili della democrazia, il referendum. Un grazie sincero e pieno di ammirazione, dunque: con un simile patrimonio l'Italia dei Valori può affrontare questa fase difficile della battaglia e riuscire a restituire al popolo italiano la potestà di decidere sul suo futuro.

Paolo Brutti, responsabile nazionale Dipartimento Ambiente, Territorio e Infrastrutture Idv

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