Errare humanum est perseverare autem diabolicum
Molti secoli fa Seneca si esprimeva così per farci comprendere che gli uomini possono sbagliare, e per questo vanno perdonati, a meno che non si perseveri sull’errore reiterandolo con continuità : in questo caso il comportamento diventa diabolico. E’ in effetti diabolico il comportamento di tutti questi governi che si sono succeduti negli ultimi 20 anni che sono totalmente responsabili, crisi si crisi no, della drammatica situazione in cui oggi si trova il nostro paese. Gli ultimi dati ISTAT certificano una realtà disastrosa dove il PIL sta letteralmente crollando : -2,4% nel 2012 che comparato alla situazione precrisi del 2007 significa - 6,9%. La previsione per il 2013 è attualmente -1,6% ; solo nel primo trimestre si è già perso lo 0,6%. Se così fosse saremmo a -7,5% dal 2008. Tutto sta precipitando : nel primo trimestre scendono infatti i consumi interni, gli investimenti, la produzione industriale, le esportazioni e le importazioni rispetto al trimestre precedente, il quarto del 2012, dove la variazione congiunturale del PIL era stata -0,9% quindi già molto negativa. Adesso però i nostri guru al governo ci dicono che la ripresa ci sarà nel 2014. La fisica ci insegna che ad ogni azione corrisponde una reazione e che non c’è reazione in mancanza di azione: come può esserci ripresa se non si sono presi e non si stanno prendendo provvedimenti adeguati per aiutare lo sviluppo? Ogni volta che i dati danno loro torto spostano avanti, come se giocassero divertendosi a prenderci in giro , la ripresa ; sono oramai tre anni che fanno questo ed è semplicemente vergognoso perché denota incompetenza, pressappochismo, incapacità di prevedere e fare e soprattutto serietà a livello zero per non dire peggio. Ma con chi credono di avere a che fare? Stanno giocando con la vita di molti italiani : questo è veramente diabolico!! Basta, è veramente ora di dire basta a questo comportamento vergognoso che rende i poveri sempre più poveri, aumenta le difficoltà delle imprese sempre più in crisi e fa crescere ogni mese il tasso di disoccupazione che ha già superato il 12%. Eppure basterebbe volerlo e si potrebbero prendere provvedimenti che inciderebbero da subito sul lavoro e sulle imprese. Un governo forte, serio, determinato e composto da veri professionisti dovrebbe muoversi su tre fronti :
1) Interventi a brevissimo termine per invertire la tendenza: non si può più attendere, siamo un paese alla disperazione.
Occorre agire su due fronti perché il lavoro non lo si crea dal nulla : nasce solo dall’aumento della domanda di beni e servizi e quindi bisogna farli ripartire. Occorre partire con un piano di grandi opere pubbliche realmente necessarie allo sviluppo del paese e delle imprese come mettere in sicurezza il territorio evitando i frequenti disastri ambientali, migliorare significativamente le infrastrutture che agiscono sullo sviluppo delle imprese (porti, aeroporti, treni per i pendolari, collegamenti autostradali etc), progettare e dare l’avvio al progetto carceri da decenni da tutti evidenziato e poi come per il PIL sempre spostato in avanti, avviare subito le tante bonifiche ambientali per riqualificare territori che oggi non sono utilizzabili o lo continuano ad essere con gravissimi ripercussioni sulla salute degli abitanti locali. In momenti di grande difficoltà come questo si dovrebbe anche essere in grado di agire per priorità visto che le risorse sono scarse, se non nulle, e quindi ad esempio perché costruire le stazioni sotterranee dell’A.V. di Bologna e Firenze con un costo complessivo di quasi 3,5 miliardi di euro per risparmiare solo pochi minuti? Quale vantaggio deriva alle imprese e al lavoro da questi enormi investimenti? Non sarebbe meglio rinviarli alla stagione delle vacche grasse, quando verranno, sperando che arrivino di nuovo? Con queste grandi opere intelligenti si rimetterebbero da subito in moto migliaia di
imprese e si riprenderebbe ad assumere. Il secondo fronte riguarda la capacità di spesa delle classi meno abbienti con grande attenzione agli incapienti, intervenendo con bonus fiscali e con la riduzione delle due prime aliquote del 23% e del 27% aumentando il netto in busta paga in maniera significativa ; non si deve quindi parlare di uno o due punti, come tentò di fare il governo Monti, perché con 10-20 euro in più al mese non si va da nessuna parte. Se vogliamo far ripartire la domanda o facciamo qualcosa di consistente e serio o meglio niente. Chi oggi non arriva alla terza, o alla quarta settimana, rimetterà subito in circolo le maggiori entrate riattivando la domanda, quindi i consumi e di conseguenza la produzione di beni e servizi. Per entrambi gli interventi occorreranno risorse e si dovrà quindi avere la determinazione e la forza di far ragionare i partner europei facendo capire che oggi l’unica strada è questa per evitare il fallimento ; basta con la stupida austerità fine a se stessa , occorre immettere liquidità nel sistema che comunque a medio termine porterà i suoi frutti aumentando il PIL, riducendo la disoccupazione e la CIG, ma soprattutto evitando fratture sociali che si evidenzierebbero in situazioni di conflitto anche distruttivo e molto difficilmente gestibile. Gli investimenti in grandi opere si potrebbero poi evidenziare separatamente dal debito pubblico perché non facenti parte della spesa corrente o comunque allentando il patto di stabilità e il fiscal compact che deve essere assolutamente ridiscusso ; occorre oggi introdurre flessibilità. Per quanto riguarda poi le risorse è necessario che i debiti della PA ( 90-100 miliardi) vengano saldati in tempi brevi e non dilazionandoli negli anni a venire. Sono già soldi spesi indipendentemente dal criterio di allocazione di questi debiti. Stiamo facendo fallire aziende per non pagare quello che è già stato speso e che in una azienda privata va dal ricevimento della fattura nei debiti di fornitura. Purtroppo
siamo anche qui al ridicolo ; il problema è che per questo ridicolo molti imprenditori chiudono e tanti lavoratori diventano disoccupati. Se riparte il PIL anche il rapporto deficit PIL e il rapporto debito PIL ne risentiranno positivamente.
Cerchiamo di entrare in un circolo virtuoso altrimenti quello vizioso in cui oggi navighiamo ci schiaccerà tutti.
2) Interventi a medio lungo: devono essere subito avviati anche se ne vedremo i risultati entro alcuni anni.
Il più importante e prioritario è una seria lotta all’evasione fiscale dove occorre avviare iniziative e provvedimenti che riducano drasticamente la circolazione del contante : moneta elettronica, tassazione progressiva sul prelievo del contante, tracciabilità dell’uso dello stesso. Il mancato gettito è di 150-200 miliardi l’anno e siamo alla disperazione : occorre fare quindi guerra all’evasione e se di guerra si tratta occorre portarla avanti con determinazione, intelligenza e sensibilità, ma occorre vincerla.
Poi viene il costo del lavoro con un cuneo fiscale mastodontico, un Irap che colpisce il lavoro e gli investimenti e una tassazione totale sul Pil che va oltre il 53%. Anche su questi punti occorre avviare subito un piano che riduca il cuneo, magari agendo prioritariamente sull’Irpef dei dipendenti, azzeri in tre-quattro anni l’Irap e riduca la tassazione totale. In abbinamento a queste minori entrate occorre trovare il finanziamento che dovrebbe arrivare dalla lotta all’evasione e agli sprechi, dagli stipendi e pensioni d’oro, dall’azzeramento delle missioni militari all’estero e dal taglio degli armamenti, da una saggia e progressiva patrimoniale, dalla razionalizzazione di provincie e comuni, dal taglio drastico delle consulenze e da una forte razionalizzazione delle partecipate oltre a tanto altro ancora.
Inoltre occorre fare lotta alla burocrazia e, per quanto riguarda la PA, basterebbe applicare totalmente la legislazione vigente.
Ci sono poi la cultura , la scuola e l’università , la sanità etc ma se non facciamo ripartire la macchina del paese con gli interventi immediati sopracitati mancheranno sempre più risorse e questi settori verranno sacrificati. Lavoro e impresa un tempo in antitesi oggi sono uniti per salvare il paese : aiutiamoli da subito
Alessandro Lelli Responsabile Nazionale Dipartimento Economia e Finanze

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