
Se nel resto d'Europa il 2011 ha visto un moderato recupero sul fronte dell'occupazione femminile, in Italia 45.000 donne hanno perso il lavoro soltanto nei primi nove mesi dello stesso anno. Lo rende noto oggi l'Isfol in un'indagine incentrata sul mercato del lavoro e le gioveni donne di età compresa tra i 25 e i 45 anni.
Tra i motivi dell'abbandono del lavoro c'è il rientro tra le mura domestiche a causa della mancanza di un adeguato sistema di servizi di welfare per il 40,8% delle donne intervistate, ma anche la scadenza di un contratto a termine o stagionale per il 17%, il licenziamento o la chiusura dell'azienda per il 15,8%.
Desta preoccupazione anche il dato delle "inattive", cioè le donne scoraggiate tanto da non cercare neppure un'occupazione, che in Italia sono 4 volte più che nel resto dei paesi europei, e d'altro canto le ore di impegno quotidiano tra casa e ufficio sono assolutamente superiori a quelle dei loro colleghi uomini nel caso delle"attive".
Se mettiamo ancora più a fuoco questa fotografia impietosa con le doppie lenti delle dimissioni in bianco, rilegittimate dal Governo Berlusconi, e dell'aumento dell'età pensionabile per le dipendenti pubbliche e private (perfezionato con il Decreto Salva Italia del Governo Monti) la misoginia sembra caratterizzare i due esecutivi di questa Legislatura, al netto delle indubbie differenze di stile che apprezziamo sul piano istituzionale ma che non attenuano minimamente la gravità di questi dati.
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