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Conflitto di interessi

La redazione IDV

Conflitto d’interessi, l’Italia dovrà risarcire Europa 7

La Corte europea dei diritti umani ha condannato oggi l’Italia per non aver concesso le frequenze all’emittente televisiva “Europa 7” ed ha, inoltre, riconosciuto all’imprenditore Francescantonio Di Stefano un risarcimento per danni materiali e morali pari a 10 milioni di euro.

La vicenda ha inizio nel 1999, anno in cui Europa 7 vince la gara per la concessione delle frequenze nazionali, piazzandosi al settimo posto davanti a Rete 4 di Silvio Berlusconi. L'emittente avrebbe dovuto iniziare le trasmissioni entro il 31 dicembre del 1999 e, in questa prospettiva, aveva messo in campo ingenti investimenti. Ma le frequenze alle quali aveva diritto, per un’incredibile serie di avvenimenti (ricorsi al Tar, provvedimenti legislativi, strane autorizzazione ministeriali a favore di Rete 4), non le sono mai state assegnate.
Nel frattempo Rete 4 ha continuato le sue trasmissioni, mentre la Tv di Di Stefano è stata costretta ad ingaggiare una lunga battaglia legale per difendere i propri diritti.   

Adesso i giudici dovranno stabilire se le scelte del governo italiano siano state dovute a reali impedimenti tecnici, oppure, come sostenuto da Di Stefano, da motivazioni politiche. In difesa dei diritti di Europa 7 l’Italia dei Valori si è sempre battuta con toni duri ed aspri.

“La condanna che arriva dalla Corte europea dei diritti umani sul caso Europa 7 – afferma il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro - è solo la conferma dei danni prodotti da Berlusconi e dal suo governo. L’ex presidente del Consiglio – sottolinea - ha utilizzato a proprio uso e consumo le istituzioni, piegandole ai propri interessi e calpestando la democrazia e l’informazione. L’Italia dei Valori, che per prima ha portato avanti la battaglia per ristabilire le regole sull’attribuzione delle frequenze, continuerà a battersi affinché nel nostro Paese venga affermato lo stato di diritto e risolto una volta per tutte il conflitto d’interessi. L’emittente televisiva Europa 7- conclude - è stata vittima di un vergognoso abuso perpetrato per anni e per questo nessun risarcimento sarà mai abbastanza”.

 
Massimo Donadi

Basta coi doppi incarichi (e i doppi stipendi)

Abbiamo a cuore l'indipendenza della magistratura e la trasparenza nell'esercizio della funzione pubblica nonché la sua efficienza. Per questo, già la prossima settimana, presenteremo un disegno di legge che vieti a chi ricopre incarichi di governo di rivestire ruoli nella giustizia amministrativa. I quotidiani l'Unità e La Repubblica, hanno pubblicato una lista, stilata dal sindacato delle toghe, che elenca coloro che, pur ricoprendo funzioni ministeriali, mantengono il proprio posto nell'alta burocrazia di Stato. Doppio ruolo e, a quanto pare, stipendio extra.

Questa del doppio incarico è un'anomalia che deve essere sanata perché, senza nulla togliere alla professionalità e alla competenza delle persone coinvolte, non si possono svolgere contemporaneamente due funzioni così importanti. E' necessaria una chiara incompatibilità tra cariche e funzioni per un'esigenza di trasparenza, equità ed efficienza. Senza contare che, tutto questo, comporta anche un aggravio economico per lo Stato.

 
La redazione IDV

Nomine Autorità di settore, tra abusi e conflitto d'interesse

In queste settimane si discute delle nomine per le Autorità di settore, di regolazione. Stiamo parlando delle autorità garanti della concorrenza e del mercato, la cosiddetta Antitrust, dell'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas, e così via. Questi organismi, in un paese avanzato, in un'economia di mercato, svolgono una funzione molto importante: l'Autorità Antitrust si occupa di tutelare la concorrenza e, in parte, anche i consumatori dagli abusi delle imprese dominanti; cerca di contrastare le pratiche collusive tra le aziende, ecc. Quindi svolge un controllo molto importante soprattutto in un paese come l'Italia nel quale la concorrenza è così poco diffusa in molti settori. L'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas, ha un ruolo fondamentale, perché fissa le tariffe, regolamenta il settore elettrico, del gas e così via.
In queste settimane sui giornali si è scritto molto sul fatto che il Governo è intenzionato a spostare il presidente dell'Antitrust alla presidenza dell'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas, e a nominare nuovo presidente Antitrust uno dei commissari attualmente in carica, Antonio Pilati.

Ecco, una prima questione importante da sollevare è proprio questa pratica di spostare commissari da una posizione ad un'altra; non credo sia una cosa buona e, soprattutto, non è detto che sia auspicabile che si diventi commissari a vita, per cui ci si sposta da una parte all'altra, come se le competenze necessarie per lavorare presso un'Autorità, siano automaticamente spendibili in un'altra.
La seconda questione, molto più delicata, fa riferimento alle attuali procedure di nomina. Cominciamo a dubitare che garantiscano l'effettiva autonomia dei commissari e dei presidenti di queste autorità, visto che il Governo manda le direttive e, sistematicamente, i Presidenti di Camera e Senato rischiano di adottarle senza metterle in discussione.
Molto delicato, come dicevo, il fatto che si voglia nominare presidente dell'Autorità Antitrust Pilati, che in passato è stato membro dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, e uno degli autori del piano tecnico sulla base del quale è stata poi definita la legge Gasparri.
La legge Gasparri è quella che ha consentito, di fatto, di mantenere immutato il sistema televisivo e che quindi ha permesso a Berlusconi e al gruppo Mediaset di mantenere tutti i canali a disposizione, nonostante ci fossero azioni antitrust che volevano aumentare la concorrenza in questo settore. Venne definito il cosiddetto SIC (Sistema Integrato delle Comunicazione), che è un parametro molto ampio, in base al quale si considera non solo la diffusione di notizie televisive, radiofoniche ecc. ma anche la raccolta pubblicitaria. Il risultato finale è che la quota di mercato dei principali operatoti, Rai e Mediaset, è stata diluita, a tutto vantaggio di Mediaset, che così rientra nei limiti della raccolta pubblicitaria stabiliti dalla legge.
La domanda che ci poniamo è se, appunto, è sensato, ragionevole, auspicabile, che venga nominato presidente dell'autorità Antitrust, una persona che, di fatto, ha lavorato ad un progetto di legge che è servito al presidente del Consiglio. Quindi anche in questo campo vediamo un conflitto d'interesse.
E' importante che l'opposizione, che i partiti in Parlamento, seguano queste vicende e denuncino questi scambi di favori tra un premier che ha interessi coinvolti che vanno a scapito dei cittadini consumatori e dei settori regolamentati.

Di Sandro Trento

Responsabile Dipartimento Economia e Finanze