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            <title>Scuola: a Bologna si pone questione nazionale</title>
            <link>http://www.italiadeivalori.it/rosario-coco/21041-scuola-a-bologna-si-pone-questione-nazionale</link>
            <description><![CDATA[<div>Domenica prossima, a Bologna, si voterà per un referendum comunale  di grande importanza. Di fronte alla crisi attuale, è necessario  ribadire con forza la necessità di sostenere in maniera prioritaria la  Scuola pubblica, poichè non è assolutamente possibile che venga negata  alle famiglie la possibilità di usufruire della scuola materna pubblica  per esaurimento di posti, lasciando loro come unica opzione le paritarie  private convenzionate e spesso confessionali. Non si possono fare  obiezioni sterili e pragmatiche e men che meno ideologiche: è una  questione di principio, di laicità dello Stato e di difesa dell'art 33  della nostra Costituzione, temi di fronte ai quali la melina del "non ci  sono soldi" non può aver luogo, specie se consideriamo le spese assurde  e gli sprechi che continua a permettersi la politica nostrana. IDV ha  sempre difeso la Scuola pubblica a partire da un approccio  postideologico, considerandola da sempre un'Istituzione e non un mero  servizio, un presidio di democrazia e non un luogo di concorrenza e di  mercato, motivi per cui ci siamo battuti contro la legge Aprea durante  la scorsa legislatura, riuscendo a bloccarla in commissione.</div>
<p>Per questo invitiamo le cittadine e i cittadini di Bologna a votare per l'opzione A domenica prossima.</p>]]></description>
            <author> danilo.sinibaldi@gmail.com ({ga=rosario-coco})</author>
            <pubDate>Sat, 25 May 2013 15:55:16 GMT</pubDate>
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            <title>La crisi? Un grande business per le banche</title>
            <link>http://www.italiadeivalori.it/dipartimenti/lavoro-e-welfare/21040-la-crisi-un-grande-business-per-le-banche</link>
            <description><![CDATA[<p><img src="http://www.italiadeivalori.it/images/nuova/banche_crisi_euro.jpg" width="400" style="float: left;" /></p>
<p>Negli ultimi anni e mesi non tutto il Paese è andato a fondo. L'economia reale, il lavoro, i consumi, la produzione, l'occupazione, il reddito sono andati a picco. Le banche, invece, hanno risanato i loro bilanci. Il risanamento degli istituti bancari ha proceduto spedito lungo alcune direzioni precise. La prima è la stretta senza precedenti sulla concessione dei mutui per la prima casa e l'avvio di prime attività lavorative. Alla fine del 2012 il calo nell'erogazione dei mutui era del 49,6%: un dimezzamento secco. Da allora le cose non sono migliorate. Sono anzi andate anche peggio. Del resto, una volta chiusi i rubinetti del credito per chiunque non abbia un contratto a tempo indeterminato, il precipizio era inevitabile. La seconda direttrice di marcia è rappresentata dall'acquisto di titoli di Stato grazie ai prestiti super agevolati della Bce. Nell'autunno del 2012 i titoli di Stato italiani in possesso delle banche erano aumentati, rispetto all'anno precedente, del 63%. Basta mettere a confronto il costo del denaro in Europa, nella media pari allo 0,5%, e gli interessi pagati su Bot, Btp e titoli vari, in media del 4%, per avere un'idea di quale enorme affare sia stata la crisi per le banche. E di quanto quel lucroso affare costi invece allo Stato. E' opportuno segnalare che, tra tutti i Paesi europei che hanno usufruito dei prestiti europei, l'Italia è l'unico le cui banche non hanno ancora restituito un euro. Persino le banche spagnole hanno restituito invece una quarantina e passa di miliardi. La realtà è che oggi le banche italiane concedono il credito solo ad alcune lobbies e ad alcune figure a loro vicine, tra cui spiccano i Benetton, Tronchetti Provera e il versante finanziario Fiat, escludendo ogni intervento a favore dell'economia reale. In compenso, le banche, quando necessario, continuano a godere di sostanziosi aiuti da parte dello Stato, come messo definitivamente in luce dalla vicenda, cancellata dalle prime pagine dei giornali, del Monte paschi di Siena che ha incamerato 4 miliardi di prestito garantendone la restituzione con titoli dello stesso Monte paschi: un circolo vizioso che non sarebbe stato possibile in quasi nessun altro Paese capitalista occidentale. La conclusione si impone da sé. Oggi il risanamento delle banche è uno dei principali elementi che bloccano la ripresa dell'economia reale e che rendono impossibile uscire dalla crisi. Parlare di discontinuità con le politiche sin qui disastrosamente seguite non ha senso se non si mettono in campo politiche anticicliche e antirecessive, come stanno del resto facendo Usa e Giappone. E' vero che noi non possiamo battere moneta, come stanno facendo loro, perché l'Europa lo impedisce, ma ciò non significa che non siano possibili interventi rapidi e drastici. Le possibilità di intervenire con tempestività ed efficacia per rimuovere almeno parzialmente il blocco costituito dagli interessi finanziari e imprimere la spinta necessaria all'economia reale ci sono. Bisognerebbe imporre di riaprire il credito a favore delle imprese, soprattutto quelle che più soffrono e cioè le piccole e medie, a un tasso dell'1% che comunque è il doppio del costo del denaro in Europa. Bisognerebbe firmare immediatamente l'accordo con la Svizzera per ottenere la tassazione del 20%, e la restituzione del gettito all'Italia, dei capitali depositati nelle banche elvetiche, che provengono quasi tutti proprio dalle banche italiane. Tale misura vale da sola, nel giro di 12 mesi, circa 15 miliardi. Infine bisognerebbe congelare per un periodo limitato di tempo i mutui per il pagamento dei prestiti delle aziende che hanno investito in innovazione e delle famiglie che hanno acceso un mutuo sulla prima casa, mantenendo, per due o tre anni, solo il pagamento degli interessi. E' di fronte a questo bivio che si trova oggi Enrico Letta. Da quale via sceglierà di imboccare dipenderà la qualità del suo governo, sul quale, sino a quel momento, si deve tenere in sospeso il giudizio. Se vuole realizzare anche solo una parte significativa del programma che ha illustrato alle camere, Letta dovrà per forza procedere su questa strada, nonostante la comprensibile e forte ostilità delle banche. Ma se invece deciderà di navigare seguendo il modello dei precedenti governi Berlusconi e Monti il prezzo non lo pagherà solo con la sua immagine e con il fallimento del suo governo, ma anche con la tenuta sociale del Paese. E' arrivata al limite massimo: non reggerà oltre il prossimo autunno.</p>
<p> </p>
<p>Pubblicato sul settimanale Gli Altri del 24 maggio 2013</p>]]></description>
            <author> alessandro.lombardi.idv@gmail.com ({ga=maurizio-zipponi})</author>
            <pubDate>Fri, 24 May 2013 10:22:12 GMT</pubDate>
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            <title>Giovani e Lavoro, il governo è assente</title>
            <link>http://www.italiadeivalori.it/dipartimenti/lavoro-e-welfare/21039-giovani-e-lavoro-il-governo-e-assente</link>
            <description><![CDATA[<p><img src="http://www.italiadeivalori.it/images/nuova/foto-idv-lavoro1.jpg" /></p>
<p>Questa mattina anche l’Italia dei Valori sta manifestando in piazza, a San Giovanni, per chiedere un cambiamento immediato delle politiche industriali e finanziarie rispetto ai governi Berlusconi e Monti. L’attuale Presidente del Consiglio, nel suo discorso alla Camera, ha detto di voler affrontare il tema del lavoro ed in particolare dei giovani, come priorità assoluta. Dai primi provvedimenti nulla di tutto ciò compare. Proprio per queste ragioni vogliamo che questa manifestazione sia il primo segnale generale del Paese che lavora, per unire gli sforzi di lavoratori, giovani e precari, con quella parte di industriali e artigiani che vogliono investire in Italia e creare nuova occupazione. L’Italia dei Valori, che ha combattuto in Parlamento e nelle piazze le politiche recessive del governo Monti, crede che sia ora di proporre una politica economica alternativa al folle rigorismo che sta mettendo in ginocchio l’Europa. I buoni esempi ci sono, come quelli degli Stati Uniti e del Giappone, che indicano la strada giusta. Per questo è positivo che la Fiom abbia chiamato tutte le persone per bene a manifestare per un’alternativa e noi ci siamo.</p>]]></description>
            <author> redazione@gmail.it ({ga=maurizio-zipponi})</author>
            <pubDate>Sat, 18 May 2013 09:51:27 GMT</pubDate>
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            <title>Il Governo Letta appeso al filo delle elezioni tedesche</title>
            <link>http://www.italiadeivalori.it/interna/21038-il-governo-letta-appeso-al-filo-delle-elezioni-tedesche</link>
            <description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img src="http://www.italiadeivalori.it/images/nuova/appeso-filo.jpg" />di Maurizio Zipponi</p>
<div>
<div style="text-align: justify;" dir="ltr">Le sorti del governo Letta dipendono dalle elezioni. Quelle tedesche, non quelle italiane. Per fare anche solo una parte delle cose che ha promesso nel discorso alle camere, il presidente del consiglio ha bisogno che l’Europa accetti di allentare i vincoli del patto di stabilità, sottraendo le spese per innovazione, ricerca e progettazione, grandi infrastrutture e sviluppo del Mezzogiorno, dal calcolo del rapporto deficit/pil. Però perché l’Europa dia una risposta su questa richiesta, senza la quale il governo italiano non ha alcuna possibilità di intervento, bisognerà aspettare che la Germania prenda una posizione chiara, e ciò avverrà solo dopo le elezioni d’autunno. Sino a quel momento Letta sarà costretto a traccheggiare, rinviare e navigare sotto costa. Come del resto sta già facendo. Il punto dolente è che le condizioni della nostra economia reale richiedono invece tempi molto più rapidi, ed è questa la vera difficoltà in cui si dibatte e continuerà a dibattersi il governo. In primo luogo, infatti, le aziende in maggiore difficoltà sono quelle che più hanno investito in innovazione (cioè si sono indebitate col sistema bancario), dunque le più preziose in una prospettiva strategica, e che ora avrebbero bisogno come dell’aria e dell’acqua di una tempestiva riapertura del credito. In secondo luogo, le aziende che costituiscono i nostri principali asset strategici sul piano dell’innovazione, prima fra tutte il settore civile di Finmeccanica (energia, rinnovabili, treni, metropolitane, ecc…), sono esposte al massimo rischio di acquisizione da parte delle aziende estere concorrenti, in particolare Ansaldo Energia di Genova da parte della tedesca Siemens che la trasformerebbe in un reparto decentrato della casa madre tedesca, distruggendo il patrimonio ingegneristico e di progettazione che oggi ha Ansaldo, azienda che tuttora guadagna fior di soldi. Le acquisizioni non sono certo per spirito altruista ma perché hanno tutto l’interesse ad accaparrarsi ora che è possibile la tecnologia italiana, il mercato italiano, il saper fare dei nostri migliori tecnici. Il crollo delle aziende che più hanno investito nell’innovazione e la svendita degli asset strategici civili equivarrebbe a smantellare i motori che possono permettere all’Italia di agganciare la ripresa se e quando, appunto dopo il voto in Germania, sarà sciolto il nodo dei vincoli di bilancio. In questa oggettivamente difficile situazione, il governo può fare comunque alcune cose. La prima è bloccare subito il piano industriale di Finmeccanica che prevede, con evidente tendenza suicida, proprio la vendita delle sue aziende più all’avanguardia, tra cui STS, Ansaldo Energia e Ansaldo Breda. La seconda è smettere di scommettere sul settore della difesa statunitense, come è stato fatto finora nonostante i ripetuti insuccessi, cedendo quella azienda, puntando invece, da subito, sul settore civile, che è quello nel presente più redditizio e in prospettiva di più vitale importanza. I tempi della Germania sono quelli che sono. Ma limitandosi ad aspettarli mettendo in fila una serie di dichiarazioni vuote e di falsi movimenti per l’Italia sarebbe come condannarsi a morte.</div>
<div style="text-align: justify;" dir="ltr"><br /> Pubblicato sul settimanale Gli Altri del 17 maggio 2013</div>
</div>]]></description>
            <author> redazione@gmail.it ({ga=la-redazione-idv})</author>
            <pubDate>Fri, 17 May 2013 08:24:01 GMT</pubDate>
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            <title>Presentazione dei candidati</title>
            <link>http://www.italiadeivalori.it/congresso-straordinario/21037-presentazione-dei-candidati</link>
            <description><![CDATA[<p style="text-align: justify; color: #222222; font-size: 13px; font-family: arial,sans-serif;"><img src="http://www.italiadeivalori.it/images/nuova/iniziative/candidati-idv.jpg" />L’Italia  dei Valori è pronta a ripartire dal Congresso nazionale del partito che  si terrà a Roma dal 28 al 30 giugno.&nbsp;&nbsp;Vogliamo proporre ai cittadini un  partito che possa essere una vera alternativa alle politiche dei  governi Berlusconi prima e Monti poi che hanno portato il nostro Paese  sull’orlo del baratro. Siamo pronti a impegnarci per costruire un vero  centrosinistra riformista che metta al centro della sua agenda il lavoro  e la solidarietà sociale.</p>
<p style="text-align: justify; color: #222222; font-size: 13px; font-family: arial,sans-serif;">Solo  così sarà possibile scongiurare che in futuro possa ripresentarsi anche  solo il rischio di un esecutivo, come quello attuale, marchiato a fuoco  dall’inciucio e bloccato dal veto incrociato dei partiti che lo  compongono.</p>
<p style="text-align: justify; color: #222222; font-size: 13px; font-family: arial,sans-serif;">L’Italia  dei Valori riparte con un bagaglio ricco, fatto di esperienze, di  battaglie portate avanti in Parlamento e nelle piazze in difesa dei  cittadini, di dura e ferma opposizione, di grandi vittorie come quelle  dei referendum che hanno bloccato la privatizzazione dell’acqua, il  ritorno delle centrali nucleari e la serie di leggi ad personam a favore  di Berlusconi. Senza dimenticare, poi, la trasformazione del quesito  referendario sulla legge elettorale, firmato da un milione duecentomila  cittadini, in un progetto di legge d’iniziativa popolare. Abbiamo  depositato in Cassazione le firme per i referendum volti ad abolire la  diaria parlamentare e il finanziamento pubblico ai partiti, per il  ripristino dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e per  l’abolizione dell’articolo 8 che elimina sostanzialmente i valori dei  contratti nazionali di lavoro. Siamo sempre stati una forza scomoda e  contro il sistema ed è per questo hanno tentato di isolarci  politicamente. Ci hanno provato ma non sono riusciti a scoraggiare i  nostri militanti, i nostri amministratori locali, i nostri simpatizzanti  presenti su tutto il territorio nazionale che continuano a credere nel  nostro progetto.&nbsp;&nbsp;Oggi più che mai, c’è bisogno di una forza politica  come la nostra che, con la stessa passione e la stessa dedizione,  continui le battaglie in difesa dei cittadini e dei loro interessi, gli  unici di cui dovrebbe occuparsi la politica.</p>
<p style="text-align: justify; color: #222222; font-size: 13px; font-family: arial,sans-serif;">Siamo  consapevoli, però, che anche il nostro partito abbia bisogno di un  rinnovamento, di alcuni cambiamenti radicali. Io stesso, come ho già  annunciato, mi presenterò al Congresso come dimissionario e saranno i  nostri iscritti a scegliere il nuovo segretario nazionale del partito. I  candidati che hanno presentato la loro candidatura a guidare il partito  sono Antonio Borghesi, Matteo Castellarin, Ignazio Messina, Niccolò  Rinaldi e Nicola Scalera. Sul nostro sito&nbsp;<a style="color: #1155cc;" href="http://www.italiadeivalori.it/" target="_blank">www.italiadeivalori.it</a> <wbr></wbr>troverete  una sezione dedicata interamente al Congresso nazionale dell’IdV dove  sarà possibile conoscere meglio i suddetti candidati, interagire con  loro, leggere le loro mozioni e le loro storie e dove trovare tutte le  informazioni per poter&nbsp;&nbsp;partecipare al Congresso. Vogliamo voltare  pagina e ripartire, insieme a voi.</p>
<p style="text-align: justify; color: #222222; font-size: 13px; font-family: arial,sans-serif;">I  corrotti, i disonesti, i furbetti e i professionisti del compromesso  non si illudano: l’IdV è tornata e darà battaglia con maggiore slancio  ed entusiasmo di prima.</p>]]></description>
            <author> gino@pino.it ({ga=antonio-di-pietro})</author>
            <pubDate>Thu, 16 May 2013 15:31:23 GMT</pubDate>
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        </item>
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            <title>IDV 2.0 : UNA “GIOVINE ITALIA”, NON UNA RIVOLUZIONE ANAGRAFICA </title>
            <link>http://www.italiadeivalori.it/component/content/article/169-antonio-borghesi/21036-idv-20-una-giovine-italia-non-una-rivoluzione-anagrafica-</link>
            <description><![CDATA[<p>Oggi sul “Fatto” si riflette sul valore di questo rinnovamento  anagrafico, diventato ormai compulsivo per chiunque voglia dare  credibilità al proprio intento.E l’articolo analizza con grande acutezza  questo ultimo Parlamento, giovane di per certo all’anagrafe, meno al  lavoro. Nella disanima  dei protagonisti  e dei loro movimenti, ne  sottolinea equilibri e  intese:  il solo denominatore comune è la  vecchia politica. Giovani parlamentari, piuttosto che ministri,  risultano ben più atrofizzati dei vecchi volponi da Transatlantico per  dialettica e maniera, tanto da condividere posizioni opposte.</p>
<p>Il nostro Paese sta vivendo un passaggio epocale tra repubbliche che  si avvicendano come ere geologiche: la prima finita con Mani pulite  generò la seconda dei braccianti della morale, finiti tristemente Casta  privilegiata,  spazzata via da questa terza. La nuova connotazione  ultima? Appunto la “gioventù”, elementare operazione di marketing per  rilanciare il vecchio prodotto: convinzione analoga ebbe una recente  rivoluzione, per il successo della quale qualcuno prescriveva invece il  “civile”(poco importava se fosse più politicizzato del “POLITICO”).</p>
<p>La nuova politica, il rinnovamento che il popolo italiano ha chiesto  in ogni maniera,  è stato risolto così: rinnovando le culture  partitocratiche in espressioni solo meno agèe  e affidando a custodi  nati più recentemente le funzioni del potere.</p>
<div></div>
<br />
<div>Personalmente mi trovo a vivere in mezzo ai giovani,  sia negli  ambienti universitari che in quelli politici,  e una parte di essa  ha  sempre consolato i miei anni, tanto mi impressionava la sua <em>vecchiaia</em>:  giovani che anziché credere in sé stessi, hanno accettato il sistema.  Piuttosto che divertirsi a demolire si compiacciono di infiltrarvisi;  giovani convinti e consapevoli che qualsiasi ambizione abbia una sola  chance: quella della strategia.</div>
<div>Oggi sono Deputati,  Manager,  Ministri e chissà pure Presidenti.</div>
<div>Ma l’amara realtà è che non sono giovani, e la nostra politica risulta ancora più vecchia.</div>
<div>Ora penserete “ Cicero pro domo sua”… ma nemmeno a 20 anni ho mai inteso la gioventù un privilegio di chi era nato prima di me.</div>
<div>Quando ho potuto ho sempre partecipato alle “Scuole politiche”  –e  non certo per acquisire consensi da chi nemmeno ha mai avuto voce in  capitolo- perché mi sono sempre divertito come un matto. Analisi  perentorie, riflessioni rivoluzionarie e soluzioni spesso improbe, ma in  queste occasioni la politica è sempre uscita comunque come un’autentica  ricerca del bene pubblico.</div>
<div>Ed ogni volta tornavo tra i vecchi con un progetto nel cuore:  Italia dei Valori combattente della civiltà, estremista della giustizia,  fondamentalista dell’etica!</div>
<div>Forse le mie battaglie più note le devo a loro, e alla nostra gioventù condivisa.</div>
<div>Si sente dire che in Parlamento manca questo partito, e mi  rammarica che invece non si senta più nelle strade.  In tanti mi  chiedono di tornare a portare i nostri valori in mezzo alla gente, con  orgoglio della nostra identità e non più con la vergogna di una sua  deriva: quella la lasciamo a chi ci credeva …</div>
<div>Il partito sta finalmente crescendo, e non nelle percentuali di  voto, bensì nella consapevolezza della sua capacità: quella di avere  comunque scritto un pezzo di storia di questo Paese, non tanto in  cariche e funzioni ma in passione e onestà. Le firme raccolte, le  discussioni accese, le scelte sofferte: qualcuno è cresciuto, è la base  del nostro partito.</div>
<div>E soprattutto è sano, è specchiato, è coerente. Ed ora pronto per il riscatto.</div>
<div>Torniamo da dove abbiamo lasciato: a mostrare alla piazza le nostre mani pulite.</div>
<div>C’è bisogno tra i bambini di una vera educazione all’ uguaglianza,  tra i  giovani di una concreta coscienza civica, e tra gli  anziani  della profonda certezza di ogni tutela. E tra gli adulti?</div>
<div>In Italia vige l’emergenza di un ideale autentico di giustizia,  quale semplicemente parità di ogni diritto per ogni essere umano, e  rispetto della libertà di tutti i cittadini. E’ vero:“Non c’è più  tempo”. Deve cessare ogni comportamento inopportuno, al netto assoluto  della sua moralità.</div>
<div>nsieme ci faremo sentire.</div>
<div>Ora, se per fare tutto questo ci voglia la destra o la sinistra, o  le larghe intese, a noi non deve interessare. Una società moderna deve  sapere ricercare il proprio equilibrio solo sui valori assoluti della  democrazia. Quei valori in difesa dei quali siamo nati, e ai quali  dobbiamo al più presto tornare senza indugi di mode, conformismi o  ideali.</div>
<div>Io sono fiero della tradizione politica italiana, perché ha saputo  sovente coniugare i pensieri dominanti con espressioni alte e acute. Ma  quando queste si sono volgarizzate nel tempo in personaggi o esperienze  grottesche, perché nessuno ha saputo vendicarle?</div>
<div>Destra , sinistra, centro: tutti preda del consenso forzato o della  popolarità in virtù di un dibattito che deve rimanere acceso,  deve  rimanere di contrasto, altrimenti si rischierebbe di convergere sulle  uniche cose che contano: la giustizia non è di destra né di sinistra, ma  non può essere tale né per l’una né per l’altra. L’uguaglianza dei  diritti non sta al centro, ma viene da tutti ambiguamente declinata.</div>
<div>E questa la chiamano ideologia …</div>
<div>Un giorno qualcuno pensò che la lotta tra le classi sociali avrebbe  dato una soluzione:  ma il socialismo non fu la risposta. Altri  pensarono invece che la libertà del singolo di agire senza regole,  avrebbe prodotto benessere per tutti: con il liberismo non  successe.</div>
<div>Poi finalmente si pensò che se a tutti diamo la libertà di  esprimere il proprio merito garantendo a ciascuno pari opportunità la  gente avrebbe vissuto meglio: nel Nord Europa questo succede da anni.</div>
<div>Non so se si possa chiama liberal-social-democrazia, se è più a  destra o a sinistra; so di per certo che la gente vive con dignità il  diritto di essere cittadino. Diritto di destra o di sinistra?</div>]]></description>
            <author> borghesi@tin.com ({ga=antonio-borghesi})</author>
            <pubDate>Mon, 13 May 2013 10:05:29 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.italiadeivalori.it/component/content/article/169-antonio-borghesi/21036-idv-20-una-giovine-italia-non-una-rivoluzione-anagrafica-</guid>
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        <item>
            <title>IDV ALL’OPERA: E SE L’ ITALIA DIVENTASSE UN VALORE DI TUTTI? </title>
            <link>http://www.italiadeivalori.it/component/content/article/169-antonio-borghesi/21035-idv-allopera-e-se-l-italia-diventasse-un-valore-di-tutti-</link>
            <description><![CDATA[<div style="margin: 12pt 0cm 10pt;">Ieri  dopo una lunga riflessione ho preso la decisione di candidarmi alla  Segretaria del Partito: un gesto di umile disponibilità di quel tanto o  poco di esperienza che mi è riconosciuto dalla politica , ma soprattutto  dal Partito che ho rappresentato in questi anni.</div>
<div style="margin: 12pt 0cm 10pt;">Così ho incominciato grazie al  contributo di tanti di voi a scrivere il Manifesto del partito che  vorremo: sono abituato dalla mia professione accademica a scrivere a più  mani, ma questo lavoro è un esperimento ambizioso perché per dare un  rinnovato allestimento del Partito, inteso come una naturale evoluzione e  non una rivoluzione necessaria , sintetizza tanti comuni intenti per  arrivare a scopi così realmente condivisi e partecipati.</div>
<div style="margin: 12pt 0cm 10pt;">Il mio primo pensiero va al  Presidente Antonio Di Pietro,  a quanto mi lusingò nel volermi manovale  delle fondamenta di quello che per lui sarebbe stato un valore  rivoluzionario per l’Italia: l’onestà.</div>
<p> </p>
<div style="margin: 12pt 0cm 10pt;">Cercavamo un paese dalle mani  pulite, e dalle menti oneste: e per fare questo abbiamo inteso andare  oltre le ideologie di frontiera e concentrare il nostro intervento nelle  maglie della vita comune, provando a scioglierle da legami che ne  intrecciavano il giusto corso. E’ a lui che devo il valore dell’ Italia  che ho difeso: quella della giustizia sovrana, quella del coraggio delle  proprie idee, quella della forza dell’ impopolarità.</div>
<div style="margin: 12pt 0cm 10pt;">Una politica nuova. Abbiamo  costruito una storia di passaggi diversi, impossibile oggi giudicarli:  tanti gli errori, troppe le distrazioni. Abbiamo generato una  prospettiva sociale diversa, definita nei suoi parametri confusa nelle  sue espressioni. Abbiamo infine rappresentato nelle più alte istituzioni  un paese autentico: quello dei mercati e delle piazze, quello delle  scuole e degli ospedali, quello delle fabbriche e delle imprese.</div>
<div style="margin: 12pt 0cm 10pt;">E così la nostra politica è  diventata un piccolo patrimonio della storia italiana, fatta di proposte  e di battaglie. Il nostro valore è stato quello di dare soluzioni a chi  si rifiutava di vederle.<br /> Al netto delle defezioni impensabili –la cui corresponsabilità deve  comunque  essere assunta alla coscienza di ciascuno di noi come come  severa lezione di vita- le competenze dei nostri VERI  rappresentanti  hanno puntualmente saputo denunciare ogni criticità dello Stato, spesso  anticipandone la crisi; l’impegno e  capacità dei nostri parlamentari ha  poi prodotto significative garanzie di correttezza nella vita pubblica;  la compostezza e la sobrietà della nostra “casta” è stata  un’alternativa possibile allo sfrenato abuso dei privilegi di stato.</div>
<div style="margin: 12pt 0cm 10pt;">In questi anni l’Italia dei Valori è  stata partito di governo e di opposizione, e sempre ha contribuito  tanto per quel poco che valeva:  abbiamo scritto leggi e contromanovre,  abbiamo insegnato ad operare ed abbiamo vietato che si sbagliasse.</div>
<div style="margin: 12pt 0cm 10pt;">Abbiamo accomodato sulle poltrone la  vera casta per noi: quella dei cittadini. E ad ognuno di loro abbiamo  cercato di dare una voce.</div>
<div style="margin: 12pt 0cm 10pt;">E di tutto questo ci viene reso universalmente merito.</div>
<div style="margin: 12pt 0cm 10pt;">Il partito nella sua organizzazione,  nella sua struttura, non è stato all’altezza di questa politica.  Ritengo che si sia cercato di  gestire più il consenso che la  popolarità, e si sia  ritenuto dare al voto un valore che umiliava le  nostre ambizioni. La distanza che ha segnato ogni decisione tra  rappresentanti e rappresentati è diventata progressivamente  proporzionale alla gestione del voto e del consenso. La partecipazione  alla vita del partito di conseguenza è stata sempre più impostata su   equilibri che, anche quando  si cercava di sovvertire finivano  inevitabilmente per essere frustrati  da qualche prova muscolare.</div>
<div style="margin: 12pt 0cm 10pt;">Un’ impostazione che non voglio  condannare perché mi piace credere che sia semplicemente frutto di una  concezione superata della politica dei partiti; visti come  autoreferenziali dalla misura in cui sfornano amministratori. Meglio  poltrone.</div>
<div style="margin: 12pt 0cm 10pt;">Ma una politica che non vuole essere  funzionale al potere può permettersi di scegliere gli interlocutori più  adeguati anche se meno popolari; una linea che si avvale di contenuti e  non di ideologie ha il privilegio di non dover rincorrere alcun  elettorato.</div>
<div style="margin: 12pt 0cm 10pt;">Un’ Italia di valore ha nel suo dna  tutta la capacità di proporsi per quello che è: un paese dove tutti ,  anche grazie ai mezzi di uso comune, possono confrontarsi e condividere  le sintesi di quanto li accumuna in un processo che si chiama  democrazia. Un paese che seleziona i propri profili migliori per potersi  esprimere al meglio e specchia la propria vita a tutela degli interessi  degli altri con cui la condivide.</div>
<div style="margin: 12pt 0cm 10pt;">E l’Italia che oggi voglio mettere  in cantiere è quella delle sue  fondamenta:  intanto comincio da quella  dei valori, poi mi sono rimaste <em>un paio </em>di cose da fare in quella dei partiti!</div>]]></description>
            <author> borghesi@tin.com ({ga=antonio-borghesi})</author>
            <pubDate>Mon, 13 May 2013 10:03:35 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.italiadeivalori.it/component/content/article/169-antonio-borghesi/21035-idv-allopera-e-se-l-italia-diventasse-un-valore-di-tutti-</guid>
        </item>
        <item>
            <title>NAPOLITANO, NUOVO GOVERNO E IDV: BASTA PAURE. SI PUO' FARE! </title>
            <link>http://www.italiadeivalori.it/component/content/article/169-antonio-borghesi/21034-napolitano-nuovo-governo-e-idv-basta-paure-si-puo-fare-</link>
            <description><![CDATA[<iframe src="http://www.youtube.com/embed/LkW0IzWAWO0?list=FLD2QhVuJOwdiizw1n7-ASHQ" width="560" height="315" frameborder="0"></iframe>
<p>Ieri ho voluto accogliere l’invito di alcuni amici a presenziare, in  rappresentanza del nostro partito, al giuramento del Presidente  Napolitano, perché “Italia dei Valori è comunque una forza politica di  questo Parlamento”, profondamente confortato da questo giudizio di alti  rappresentanti delle Istituzioni attuali.</p>
<div>Il discorso del Presidente Giorgio Napolitano mi ha colpito per la  provata severità dei suoi moniti e per la sentita accoratezza dei suoi  appelli: questa secondo me ha generato l’autentica commozione  dell’oratore e di noi che lo ascoltavamo. La mancata riforma elettorale è  stata posta come una pesante colpa a chi applaudiva ignobilmente alla  condanna delle proprie responsabilità, così come il richiamo all’urgenza  di politiche sociali ha denunciato la mancata volontà di quelle stesse  forze che si apprestano ora a formare un nuovo Governo.</div>
<p>Un discorso al Parlamento per parlare al Paese: un monito perentorio  alle forze politiche per sollecitare le forze sociali. Un equilibrio di  contenuti ed una compostezza di forma che ha onorato il diffuso dissenso  per questo suo secondo incarico.</p>
<div>Alcuni giornalisti mi hanno chiesto di commentare quanto in corso,  più come reduce di una storia finita che di una realtà futura. La  comunicazione, infatti, ha già scritto la parola fine al nostro partito,  ricorrendo,a tanti di noi che oggi risultano impresentabili, solo per  farne oggetto di scherno: mi sono accorto però che quando la stampa così  come le televisioni sono obbligate a trattare dell’Italia dei Valori al  netto dei suoi personaggi, emerge naturale un contenuto politico che  difficilmente può essere trascurato.</div>
<div>Sono le nostre numerose battaglie politiche che il Parlamento ci  riconosce, il valore della nostra identità che supera il mandato dell’  ideologia per osservare quello del bene pubblico; la nostra  disponibilità al dialogo costruttivo e propositivo al netto delle nostre  ferme convinzioni. Tutto un patrimonio politico che il Paese nelle sue  rappresentanze ci riconosce: ma che è stato duramente compromesso da  episodi di comune malaffare e ridicole pretese elettorali di cui  dobbiamo avere il coraggio di prendere distanza massima.</div>
<div>Pensare che il Partito possa continuare a cercare consensi che  eleggano un amministratore piuttosto che un deputato o senatore, è ora  chiaro che non ha funzionato. Sperare che una politica d’interesse  elettorale piuttosto che di contenuto ci rendesse visibili, è chiaro che  ci ha reso patetiche macchiette. Immaginare un rinnovamento che affidi  alla classe dirigente che ha fallito il percorso da intraprendere, è  evidente che comprometterà irrimediabilmente il futuro di Italia dei  Valori, ma soprattutto la sua storia.</div>
<div>Leggo che si è scelto di mettere nel nostro simbolo l’appartenenza all’A.L.D.E : Alleanza dei <strong>Democratici e dei Liberali</strong> per l<strong>'Europa</strong>,  un'unione di eurodeputati centristi e liberal-sociali ( nati dal  Partito Democratico Europeo, formato dalla francese UDF e dall'italiana  Margherita). La nostra identità dichiaratamente post-ideologica, che  coniuga e concilia le differenti formazioni personali come valore  di’importante scambio culturale, si caratterizza dalla collocazione in  una alleanza europea, di valore democratico e liberale.</div>
<div>In coerenza a questo DNA dobbiamo avere il coraggio di condannare  senza se e senza ma l’adesione ad una Rivoluzione che assemblava i  partiti dell’estrema sinistra, dopo mesi di una politica di partito che  fuori dal Parlamento non faceva che esprimere gli argomenti delle nostre  battaglie in toni e forme che non ci appartengono, e mai ci sono  appartenute: prima su tutte il lavoro. Mentre presentavamo Contromanovre  di ingegneria economica per lo sviluppo del sistema , mentre  impegnavamo il Governo a rispondere al paese fino al cavillo  istruttorio, mentre imponevamo ai media il riconoscimento della nostra  politica ben più tecnica di quel Governo, fuori si rincorrevano i voti  della protesta che la storia aveva già definito come superata, e  soprattutto l’Italia aveva giudicato ben poco rappresentativa delle  proprie esigenze di sviluppo economico moderno.</div>
<div>E ad oggi ancora leggo proposte il cui contenuto manca di nozioni  che uno dei miei studenti potrebbe controbattere, pubblicazioni tratte  da contesti politici per i motivi di cui sopra a noi estranei,  disposizioni ed iniziative per isolarci e renderci comunque partito di  opposizione.</div>
<p><strong>Io dico no.</strong> C’è un dibattito generale all’interno di  ogni partito che sta facendo emergere un rinnovamento culturale non  solo anagrafico: si cercano onestà intellettuale, coerenza ideologica,  competenza professionale. Il centrosinistra sta esprimendo ed  organizzando un nuovo assetto che non va visto con risentito riserbo o  misera soddisfazione. Abbiamo fatto grandi e importanti errori, loro  pure. E’ la storia, quella a cui l’informazione forse vorrebbe  relegarci.</p>
<p>Saremo capaci di vincere questa segregazione se riusciremo a  osservare le nuove evoluzioni in corso- quelle che distribuiranno gli  assetti dei partiti e del Governo che si formerà-, con un’analisi  critica ma consapevole e se riusciremo ad esprimere , laddove richiesto,  una posizione chiara, equilibrata e distinta dalle ultime derive.</p>
<p>E’ urgente che il nostro Partito veda nascere una classe dirigente  altamente qualificata a questo ruolo, che abbia competenze da spendere  più che da ricevere, e soprattutto che conosca la vera identità di  questa straordinaria forza che aveva un sogno: cambiare il paese, o  almeno provarci. Beh, oggi si può fare.</p>]]></description>
            <author> borghesi@tin.com ({ga=antonio-borghesi})</author>
            <pubDate>Mon, 13 May 2013 09:54:46 GMT</pubDate>
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        </item>
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            <title>Presidenza Commissione Giustizia a Nitto Palma è frutto patto scellerato PD - PDL</title>
            <link>http://www.italiadeivalori.it/diritti/21033-presidenza-commissione-giustizia-a-nitto-palma-e-frutto-patto-scellerato-pd-pdl</link>
            <description><![CDATA[<p><img src="http://www.italiadeivalori.it/images/nuova/il-vergognoso-accordo.jpg" height="260" width="260" /></p>
"L'elezione di Nitto Palma in un posto nevralgico come la presidenza della Commissione permanente Giustizia al Senato non è frutto del destino, ma rientra nel preciso disegno berlusconiano che ha come obiettivo quello di garantire il salvacondotto per il Cavaliere, attraverso l’abbattimento della magistratura”. Lo afferma in una nota l’onorevole Federico Palomba dell’Italia dei Valori. “L’elezione di Nitto Palma - prosegue - è unicamente il frutto inesorabile del patto scellerato di governo che ha come principali protagonisti il Pd e PdL. Le velleitarie votazioni dei membri del Pd, infatti, non attenuano le loro pesanti responsabilità politiche che ricadono sull’attività di un settore così cruciale e nevralgico per lo Stato di diritto come quello della giustizia”.]]></description>
            <author> palomba@tim.com ({ga=federico-palomba})</author>
            <pubDate>Fri, 10 May 2013 11:24:30 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.italiadeivalori.it/diritti/21033-presidenza-commissione-giustizia-a-nitto-palma-e-frutto-patto-scellerato-pd-pdl</guid>
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        <item>
            <title>I sindacati ripartono dalla democrazia, la politica (e la FIAT) li ascolti</title>
            <link>http://www.italiadeivalori.it/dipartimenti/lavoro-e-welfare/21032-i-sindacati-ripartono-dalla-democrazia-la-politica-e-la-fiat-li-ascolti</link>
            <description><![CDATA[<p><img src="http://www.italiadeivalori.it/images/nuova/fiat-referendum.jpg" /></p>
<p>di Maurizio Zipponi<br />pubblicato sul settimanale GLI ALTRI</p>
<p><br />Le tre confederazioni, Cgil, Cisl e Uil, hanno raggiunto un'intesa sulla rappresentanza e sulla firma degli accordi che, in prospettiva, potrebbe segnare la prima inversione di tendenza rispetto alla china che ha cancellato negli ultimi anni la democrazia nei luoghi di lavoro. Ma quando non c'è democrazia nei luoghi di lavoro molto presto smette di esserci anche in tutto il resto del Paese. L'intesa dice, molto semplicemente, che gli accordi possono essere firmati quando il 50% più uno dei rappresentanti sindacali è d'accordo, ma poi devono sempre e comunque essere sottoposti al voto dell'intera platea dei lavoratori interessati, la cui decisione a maggioranza è vincolante.</p>

<p><a href="http://www.italiadeivalori.it/dipartimenti/lavoro-e-welfare/21032-i-sindacati-ripartono-dalla-democrazia-la-politica-e-la-fiat-li-ascolti">Leggi tutto...</a></p>]]></description>
            <author> redazione@gmail.it ({ga=maurizio-zipponi})</author>
            <pubDate>Fri, 10 May 2013 11:18:13 GMT</pubDate>
            <guid isPermaLink="false">http://www.italiadeivalori.it/dipartimenti/lavoro-e-welfare/21032-i-sindacati-ripartono-dalla-democrazia-la-politica-e-la-fiat-li-ascolti</guid>
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