
Una delle ipotesi d’indagine, su cui da anni l’autorità giudiziari lavora, è se la morte di Paolo Borsellino, sia legata alla scoperta di una trattativa e la sua opposizione alla stessa.
Noi sappiamo questi fatti:
1. Il generale Mori nega di aver mai parlato della ”trattativa” a Borsellino. Peraltro, dice Mori, di aver incontrato l’ultima volta Borsellino, il 25 giugno 1992. A quella data non c’erano ancora i contatti con Vito Ciancimino.
2. La dottoressa Liliana Ferraro (Direttore Affari Penali presso il Ministero della Giustizia), ha dichiarato che circa una settimana prima del 28 giugno 1992, ricevette al Ministero, la visita del colonnello De Donno (collaboratore di Mori), che gli disse del contatto con Ciancimino e chiese una sorta di “copertura” politica. La dottoressa Ferraro, gli consigliò di parlarne con Borsellino, non comprendendo la ragione della richiesta rivolta al Ministero della Giustizia.
3. Il generale Subranni (capo del Ros e superiore di Mori) ha riferito in Antimafia, d’essere stato avvertito da Mori del contatto con Ciancimino. Richiestogli se lui ne avesse parlato con Borsellino, ha dichiarato di aver incontrato Borsellino, per ultima volta, il 10 luglio 1992, a cena. In quella occasione la conversazione non sarebbe mai caduta sull’argomento, sicchè mai lui ne avrebbe parlato.
4. L’ex ministro Mancino (Ministro dell’Interno) ha dichiarato di non aver mai saputo di contatti del Ros con Ciancimino, nè di trattative o cose simili.
5. L’ex ministro Martelli (Ministro della Giustizia, all’epoca) ha dichiarato d’aver saputo dalla dottoressa Ferraro, della visita del colonnello De Donno e, quindi, della iniziativa del contatto con Ciancimino. D’essersi molto irritato per quella che considerava una iniziativa fuori da ogni regola, sicchè si sarebbe lamentato con Mancino (Ministro dell’Interno) del fatto.
Mancino, invece, nega che ciò sarebbe avvenuto, non sapendo lui di nessuna “trattativa” nè di averla saputa da Martelli.
Appare evidente che sapere se, all’insaputa di Borsellino, fosse stato avviato un contatto, tramite Ciancimino, con Riina e Provenzano, è un segmento essenziale per l’ipotesi investigativa della strage di via D’Amelio, collegata all’ostilità di Borsellino a qualsiasi trattativa con i criminali mafiosi.
In questo contesto, il fatto che due ministri (Mancino e Martelli), dicano due cose opposte, non è cosa da poco. Chi ha mentito e mente? Perchè ha mentito e mente? Cosa si nasconde dietro la menzogna di Martelli o dietro la menzogna di Mancino?
Da quì, l’intenzione del Pm di chiedere il faccia a faccia tra Mancino e Martelli, innanzi al Tribunale di Palermo (ove si celebra il processo a carico di Mori, proprio per queste vicende della “trattativa”).
Mancino, non gradiva d’essere messo faccia a faccia con Martelli. Era divenuto ansioso e chiese aiuto al Quirinale, perché si facesse qualcosa per scongiurare il confronto.
Da quì, l’attivismo del Quirinale.
Ora, il Quirinale, dice che l’unico interesse è che si faccia piena luce sulle sanguinose stragi.
Domanda: attivarsi per evitare il faccia a faccia Mancino-Martelli, è di aiuto alla ricerca della verità?
Due risposte, io voglio darle:
a) non ho dubbio alcuno che il nostro Presidente, voglia fortemente che si cerchi la verità.
b) qualcuno lo ha fatto sbagliare e non è giusto che si faccia scudo con il Quirinale.
Una considerazione: il PD, con Enrico Letta (oggi, ma altri prima di lui), dice che Di Pietro è “sconcertante” e “pericoloso”, con la richiesta che tutta l’IDV avanza, ossia la chiarezza.
Chi è sconcertante?



