
L’Italia è il Paese delle polemiche inutili. Ogni tanto ne spunta fuori una e per giorni se ne parla. Stavolta è il caso dell’inno nazionale non cantato da Mario Monti nella finale contro la Spagna. Roba da non credere. Mi pare davvero l’ennesima polemica senza costrutto. Piuttosto, io avrei sottolineato un’altra cosa.
La lettera inviata italiana e spagnola al governo ucraino con la richiesta di vedere Yulia Timoshenko, per esempio, poteva essere accompagnata da una presa di posizione molto più netta, di condanna delle violazioni dei diritti civili.
Se l’Europa non avrà il coraggio di assumersi queste responsabilità politiche, resterà sempre un piccolo ‘stato’. La necessità di un’integrazione europea sempre più fondata sulle politiche comuni, sull’estensione dei diritti e su regole che non riguardino solo la finanza ed i mercati è il prodotto più chiaro della crisi economica. Fino a quando l’Europa sarà solamente la sommatoria di una serie di interessi solo in parte convergenti, non sarà in grado di essere al centro della geopolitica mondiale. Vorrei chiudere citando la parte finale del Manifesto di Ventotene, base ideale della nuova Europa.
Oggi è il momento in cui bisogna saper gettare via vecchi fardelli divenuti ingombranti, tenersi pronti al nuovo che sopraggiunge, così diverso da tutto quello che si era immaginato, scartare gli inetti fra i vecchi e suscitare nuove energie fra i giovani. Oggi si cercano e si incontrano, cominciando a tessere la trama del futuro, coloro che hanno scorto i motivi dell'attuale crisi della civiltà europea, e che perciò raccolgono l'eredità di tutti i movimenti di elevazione dell'umanità, naufragati per incomprensioni del fine da raggiungere o dei mezzi come raggiungerlo.
La via da percorrere non è facile, né sicura. Ma deve essere percorsa, e lo sarà!



