
Nomine Rai, lottizzazione per interposta società civile
Gherardo Colombo e Benedetta Tobagi sono due ottime persone, due esponenti prestigiosi di quella società civile che tutti oggi invocano come alternativa allo sfascio dei partiti. Tuttavia , io penso che, al di là della stima per i nomi indicati, accettare l'idea di nominare "in vece" del Pd, due consiglieri d'amministrazione della Rai sia stato un errore grave, che può compromettere l'autonomia del movimento per la liberta' d'informazine la limpidezza della sua battaglia. Non sono un teorico della purezza dei movimenti contro la sporcizia della politica, tuttavia questa volta la contraddizione mi sembra evidente. Tutta la battaglia dei movimenti sulla Rai, a cominciare dalla proposta di fare eleggere direttamente il Cda dagli utenti, si fonda su un principio basilare: fuori i partiti e potere di scelta ai cittadini. Mi permetto di domandare: la nomina di due persone su richiesta del Pd da parte di tre delle quattro associazioni destinatarie della richiesta, certamente molto importanti e rappresentative, esaudisce questa esigenza? Penso di no, anzitutto sul piano del metodo. Ci sono state alcune indicazioni venute dalla rete, di ottime personalità, dopodiché la decisione è stata presa in un ristretto cerchio di persone senza in nulla cambiare un metodo che è stato semplicemente trasferito tout-court dalla politica ai movimenti e le trattative sono avvenute invece che tra partiti e nei partiti, tra associazioni e nelle associazioni, con l'evidente pressione di potenti lobbies mediatiche.
Il risultato? Aver trasferito i vecchi metodi della politica nei movimenti senza aver mutato nulla nelle procedure che non sono un orpello, ma la sostanza della democrazia. Nominando due rappresentanti nel Cda " in quota Pd" infatti si accetta intanto la logica lottizzatoria per cui in consiglieri vanno divisi tra i partiti. Inoltre, dopo aver invocato i curricula, sarebbe doveroso chiedere che i candidati vengano auditi e poi valutati in modo che le scelte possano essere pubblicamente motivate e discusse in pubblico. Ciò dovrebbe valere in maggior misura per nomi indicati dalle associazioni, altrimenti è facile subire la critica: ma come, proprio voi che invocate i curricula poi li stracciate non appena vi si prospetta la possibilità di nominare qualcuno?
Infine, mi stupisco che, in nome dell'emergenza, si accetti che il governo nomini insieme il presidente e il direttore generale con una forzatura istituzionale che se fosse avvenuta ai tempi di Berlusconi ci avrebbe spinto a scendere in piazza con i forconi. E poi: quale Rai ha in mente il governo Monti? La provenienza di presidente e direttore generale allude a una logica tecnocratica che nulla ci dice sulla qualità del prodotto che deve offrire la più grande azienda culturale del paese. E il sospetto che possa finire nella liste dei beni pubblici da mettere in vendita per fare cassa è più che lecito. In conclusione, è certamente apprezzabile che il Pd, dopo la figuraccia rimediata con la nomina nelle Autorità, "ceda" il suo potere di nomina ad alcune associazioni, ma ciò non cambia di una virgola un sistema di nomina inaccettabile e spartitorio; ben altro valore avrebbe avuto se, per esempio, il Pd l'avesse accompagnata con
le dimissioni dei propri nominati nelle Autorità. Allora sì, che il valore simbolico sarebbe stato dirompente. Così si crea una strana figura: un Pd Dottor Jekyl e Mr. Hyde, che fa le nomine brutte di notte e quelle buone di giorno. In questo quadro le nomine da parte delle associazioni diventano la classica foglia di fico, in una Rai che sara' dominata dalle logiche spartitorie dei partiti e dall'algida contabilità tecnocratica.
Carmine Fotia
su "Il Manifesto"

Carmine Fotia