La Camera taglia stipendi e rimborsi dei deputati per 700 euro netti mensili. Titoloni dei giornali e infinite discussioni in Tv. In realtà per i parlamentari cambierà poco o nulla.
Lo spiega bene Antonio Borghesi, vicepresidente del gruppo IdV alla Camera, in questa intervista al quotidiano Leggo
Si poteva fare di più?
«È una riforma annacquata, ampiamente insufficiente. Bisognava avere più coraggio, si doveva fare di più. Mi pare che la Camera risparmierà qualcosa sul lordo, ma sul netto i parlamentari sentiranno poca differenza».
Si riduce però il sistema dei rimborsi forfettari.
«Ma solo al 50% e non si capisce perché. Inoltre fra le spese che devono essere certificate c’è un po’ di tutto: consulenze, gestione dell’ufficio, convegni e sostegno delle attività politiche. Noi chiedevamo invece che i rimborsi venissero erogati al 100% solo davanti a spese certificate».
Almeno spariscono i vitalizi.
«Anche lì una riforma insufficiente. I cittadini continueranno a pagare per gli ex parlamentari 200 milioni di euro per almeno 20 anni. La riforma del sistema contributivo, così come è stata predisposta, anziché limitarsi a valere sulle quote prelevate ai deputati, prevede un esborso da parte della Camera, pari al triplo di quello versato dai deputati, con un costo ulteriore di 35 milioni l’anno».
C’è anche una rivalutazione Istat.
«E del 100% dell’indice, alla faccia dei lavoratori che guadagnano 1.400 euro al mese e che la rivalutazione se la sono scordata da un pezzo».







