riprendiamoci il futuroSTIAMO TUTTI PERDENDO LA DIGNITÀ

Questo è il settimo anno di crisi, il settimo anno di dolore per molte famiglie ma anche per molti imprenditori che stanno vedendo morire quel sogno che li aveva portati a creare, con coraggio ed intraprendenza, quel tessuto artigianale, commerciale, industriale che ha contribuito, nel secolo scorso, a far crescere il nostro Paese e a portarlo tra i grandi del mondo dalle ceneri e dalle distruzioni della seconda guerra mondiale. In questi anni molte donne e uomini hanno perso il lavoro e con il lavoro molto spesso anche la loro dignità di esseri umani, molti non ce la fanno più ad arrivare a fine mese e tagliano ogni tipo di spesa, anche quella alimentare, molti, anche di quello che era il ceto medio, sono costretti ad accettare un pasto alle mense di enti caritatevoli. Ma anche molti che hanno un lavoro stanno perdendo la loro dignità: sempre di più si assume, quando si assume, con contratti precari
rendendo sempre più incerto il futuro per le giovani generazioni, ma non solo, che non sono più in grado di progettare il loro futuro perché non sanno come sarà per loro il domani. Anche il “Job Act” del Governo, puntando al l’istituzione di un contratto di lavoro unico a tutele crescenti, ovvero un contratto che lasci libere le imprese di licenziare senza costi nei primi anni, per 6 www.italiadeivalori.it poi imporre loro, nel caso licenzino, il pagamento di  un’indennità crescente al crescere dell’anzianità di servizio, tende ad aumentare la precarizzazione. Si osservi che la ratio di questa proposta risiede nel
fatto che, se attuata, si renderebbe ancora più flessibile il contratto di lavoro e soprattutto si impedirebbe, di fatto, il ricorso giudiziario in caso di licenziamento. Il contratto unico a tutele crescenti, infatti, non solo non sostituisce le tipologie contrattuali esistenti – e dunque non contrasta il precariato – ma riformula il contratto a tempo indeterminato in senso meno “rigido”, lasciando alle imprese maggiore libertà di licenziamento. Ma negli stessi anni anche molti imprenditori hanno perso la loro dignità non potendo più permettersi di mantenere il livello occupazionale costretti, dalla grave crisi, a
licenziare collaboratori che avevano contribuito con il loro lavoro e il loro ingegno alla crescita aziendale. Hanno perso, come si suol dire, la faccia e non pochi hanno preferito il suicidio al disonore della sconfitta per non essere stati capaci di resistere. Ma anche la nostra classe politica sta perdendo dignità, quella dignità che dovrebbe avere occupando un posto importante per il governo di una paese meraviglioso, l’Italia. Posto che però non ha saputo fino ad ora onorare con impegno, serietà, onestà e professionalità dimostrando, con grande superiorità morale, che è ora più che mai indispensabile per la guida del nostro Paese in grandissima difficoltà, di essere in grado di salvarlo con misure straordinarie che evidenzino grande coraggio nell’affrontare ostacoli enormi e poteri forti che dovranno essere vinti. Ne va del nostro futuro e di quello delle generazioni a venire. Proviamo, una volta almeno, a credere nell’utopia, nell’utopia della giustizia, nell’utopia della solidarietà, nell’utopia di una maggior equità sociale che riduca le grandi diseguaglianze che stanno distruggendo la nostra storia e la nostra società occidentale. Andiamo avanti con grande coraggio per riconquistare la dignità perduta.

 

Alessandro Lelli
Responsabile Nazionale Laboratorio Economia IdV

 

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